Ci sono 5 Paesi europei che vogliono rimandare i migranti in Uganda. E la Commissione tace
Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia puntano sul Paese africano per la costruzione di un centro rimpatri, che potrà ospitare fino a 10mila persone respinte dai diversi Stati. Le regole sono stringenti, eppure Bruxelles lascia fare. Intanto la Germania conferma le espulsioni verso l'Italia

Della serie “aiutiamoli a casa loro”. Se non peggio: rimandiamoli a casa loro in Africa, facendo (in sostanza come ha fatto l’Italia con i centri in Albania) degli hub per l’accoglienza dei migranti proprio nel continente nero. Il Paese scelto pare sia l’Uganda e lì dovrebbero essere trasferiti i migranti irregolari che arrivano in Europa, in attesa di rimpatrio. Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia, infatti, stanno pensando a «soluzioni creative» per difendere la “fortezza Europa” e così stanno conducendo trattative avanzate per la creazione di un centro per i rimpatri proprio nella Perla d’Africa, come la definì Churchill. La notizia è stata diffusa dal media greco Kathimerini che cita fonti diplomatiche. Dunque i vertici dei cinque Paesi stanno lavorando per fare in modo che «entro il 2027, la struttura possa accogliere migranti trasferiti dall’Europa». Il punto della situazione verrà fatto in particolare a Copenaghen il 4 settembre, quando i ministri competenti per le politiche migratorie dei 5 Paesi dovrebbero incontrarsi «per valutare l’avanzamento dei negoziati».
Ma già qualche dettaglio inizia ad emergere. È previsto innanzitutto l'invio di team tecnici in Africa prima della conclusione dei negoziati per definire i dettagli dell'accordo. Secondo Kathimerini, il Ruanda rappresenta la principale alternativa, mentre il Kenya, anch'esso preso in considerazione, sembra essere stato subito escluso. «La proposta si basa sull’idea che molti migranti sceglierebbero di tornare volontariamente nei loro Paesi d’origine piuttosto che rimanere in Uganda», ha sottolineato il quotidiano greco secondo cui il centro nel Paese dell’Africa orientale opererebbe inizialmente come programma pilota e ospiterebbe fino a 10mila migranti le cui domande di asilo sono già state respinte nei Paesi dell'Ue in cui erano arrivati per la prima volta.
La regia di tutto pare sia della Danimarca (peraltro tra i primi Paesi Ue a ventilare l'esternalizzazione della gestione della migrazione ma il clima politico non era all'epoca pronto), da cui è appunto partita l’idea di centri extra-Ue confermando la linea comune con la premier Meloni. La Germania, invece, si era posta come argine (e lo si è visto anche nei negoziati che hanno portato al Patto sulla migrazione). Ora, invece, con Friedrich Merz alla guida, e l’Afd alle calcagna, Berlino avrebbe cambiato la sua posizione. La scelta di ragionare su hub in territorio extra Ue è prevista in realtà dal nuovo regolamento sui rimpatri, ma vi sono regole molto stringenti da seguire e tutto deve passare al vaglio delle Commissione Ue, ora in attesa di seguire come questa novità si evolverà. Sta di fatto che questa scelta dimostra anche come la solidarietà europea sui migranti tanto richiesta a cominciare da Bruxelles, dopo il caso Ceuta, continui a scricchiolare.
Ieri infatti a dare un nuovo duro colpo all’accoglienza condivisa è stata proprio la Danimarca che si dice pronta a rafforzare i controlli alle frontiere e, «in ultima istanza», anche a chiuderle completamente nel caso di una nuova ondata migratoria attraverso l’Europa. Parole chiare che arrivano dalla premier Mette Frederiksen. Intervenendo in Parlamento in un dibattito urgente convocato sulla crisi migratoria a Ceuta, ribadisce come «una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa», definendo «inquietanti» le immagini provenienti dall’exclave spagnola. Insomma la Danimarca, come anche Giorgia Meloni ha ricordato nei giorni scorsi in un messaggio congiunto proprio con la premier danese, sulla politica migratoria continua nella scelta del rigore e il governo - assicura la leader socialista - non esiterà «un secondo» nell’adottare le «misure necessarie» in caso di flussi migratori attraverso l’Europa. Aggiungendo poi che i controlli alle frontiere sono «l’arma più efficace» e possono essere intensificati con un preavviso di poche ore.
Rigore, ma nell’applicare alla lettera i trattati in tema di dublinanti arriva proprio da uno degli altri cinque Paesi che sta pensando ai centri in Africa: la Germania. Le espulsioni di migranti verso l'Italia sulla base degli accordi di Dublino «si faranno come previsto», avverte il governo tedesco, che dice «sorpreso dall'agitazione e dalle divergenze» con Roma. «Eravamo d’accordo sul destino dei dublinanti dopo l’entrata in vigore del Patto», precisa la portavoce del ministero dell’Interno. «Non credo che ci sia un problema» con la Germania sul tema dei dublinanti, replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Anche perché - aggiunge - «c’è tutta la questione delle navi ong battenti bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare in Italia, quindi credo che da questo punto di vista si trovi un equilibrio». Una posizione ribadita anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Non c'è «alcun braccio di ferro» con la Germania, la precisazione, aggiungendo che con Berlino, come con la Spagna, «abbiamo un rapporto di eccellente collaborazione».
In realtà con la Spagna fino a Ferragosto è prevista la sospensione di Schengen ed entrambi i membri del governo non si sbilanciano su un eventuale proroga. In particolare il responsabile della Farnesina conferma che «fino al 15 non si revoca, poi vediamo quali saranno gli sviluppi della situazione. Prenderemo le decisioni nell’interesse dell’Europa e nell’interesse della sicurezza nazionale a tutela dei confini italiani». In particolare, rispondendo al suo omologo spagnolo Josè Manuel Albares, che due giorni fa aveva detto che la scelta dell’Italia di chiudere i confini era dettata da finalità elettorali, Tajani ricorda che «in Italia si vota tra un anno, forse lo fanno gli spagnoli per motivi elettorali viste le difficoltà che il partito socialista spagnolo ha per una serie di motivi».
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