L’IA scalda e inquina la Pianura Padana: nasce l'alleanza contro i data center
I comitati spuntati in Lombardia si stanno coordinando per contrastare i nuovi insediamenti: una trentina solo attorno a Milano. «Non siamo contro il progresso, ma la tecnologia sia al servizio della società e non viceversa»

Alleati per fermare l’avanzata dei data center. I comitati popolari spuntati negli ultimi mesi tra Milano e Pavia hanno deciso di unirsi in una rete per fare massa critica e pesare di più (si spera) nelle decisioni sui prossimi insediamenti. Ieri a Milano si è tenuto il primo convegno organizzato dal movimento promosso non solo da ambientalisti ma anche da medici e professori universitari del territorio. Non una crociata ideologica, ma una battaglia civile intrapresa per frenare la proliferazione di interventi che rischiano di impattare pesantemente sulla qualità di vita e sull’ecosistema. Sono due le preoccupazioni principali: l’inquinamento atmosferico provocato dai generatori d’emergenza, che entrano in funzione in caso di blackout o quando i server sono in manutenzione, e l’aumento di calore provocato dal funzionamento dei cervelloni elettronici che in ogni istante, 24 ore su 24, eseguono i calcoli necessari al funzionamento dell’intelligenza artificiale. I data center sono infatti gli “stivali nel terreno” dell’IA, e la loro impronta minaccia di rivelarsi piuttosto marcata. Soprattutto tra Lombardia e Piemonte, dove si stanno concentrando in massa: soltanto attorno a Milano ce ne sono - già realizzati o progettati - almeno una trentina. Non è una buona notizia per la Pianura Padana, già abbastanza inquinata e surriscaldata di suo. «Non rifiutiamo il progresso, ma chiediamo che la tecnologia sia al servizio della società, e non il contrario» ha spiegato Maso Notarianni, presidente dell’Arci Milano che ha ospitato l’evento.
Il primo profilo da prendere in considerazione è quello giuridico. La legge nazionale sui data center è al momento arenata in Parlamento, ma le premesse, secondo Enrico Duranti, anima del Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio, non sono incoraggianti. «La legge è pericolosa perché, se passa il principio di interesse pubblico prevalente di questi progetti, vincerà su tutto l’interesse economico. Non si procederà nemmeno alla Valutazione di impatto ambientale e si passerà direttamente agli espropri, un po’ come accaduto per la Tav».
Caldo e smog, dunque, sono i principali spauracchi. «Da mesi stiamo studiando i progetti e non inventiamo dati - denuncia Federica Brenta, medico chirurgo dell’Istituto dei tumori di Milano - la Pianura padana è già altamente inquinata, con un tasso di mortalità più alto della media. E da Magenta a Siziano tanti Comuni sono già in procedura di infrazione per qualità dell’aria. I generatori inquinano l’aria e bisogna tenerlo presente. Nel data center di Magenta 141 generatori funzionano per 2.112 ore annue (5 ore al giorno in media, ndr). Un impatto non trascurabile. Parliamo di varie sostanze emesse, tra cui il pm 2.5, che è il più insidioso. Eppure, negli studi depositati durante la Via non è nemmeno nominato. Chi propone questi impianti dovrebbe fare uno studio sulla ricaduta in un raggio di almeno 10 km, valutando se ci sono luoghi sensibili come scuole o residenze per anziani. Va capito anche se ci sono altri progetti in zona, per scongiurare l’effetto cumulo». In tutta la Lombardia, i generatori potrebbero arrivare a circa 1.300, per un consumo di 500 litri di gasolio all’ora.
Preoccupano anche le isole di calore. «A Siziano - sottolinea Sergio Manera, fisico dell’Università di Pavia -, uno dei primi posti dove sono stati costruiti i data center, i proponenti hanno dovuto fare uno studio di dispersione termica su pressione dei comitati. Ebbene, nel raggio di 400 metri si registra un eccesso termico di 2 gradi in inverno. In una zona di risaie come la nostra, basta questo aumento per dimezzare il raccolto». Un surriscaldamento che l’Università di Cambridge ha riscontrato in molte zone attorno ai data center, con picchi che sfiorano i 9 gradi, e che riguarda 340 milioni di persone. Quanto alle “mitigazioni ambientali”, secondo Manera sono più che altro fumo negli occhi. «Gli alberelli attorno non funzionano, perché riparano soltanto dal calore solare. Invece un data center soffia aria calda all'esterno. Le piante non fermano nemmeno il rumore, semmai l’unica vera mitigazione è visiva».
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