La Gen Z vuole libertà ed equità sul lavoro. L'IA? Non fa paura, ma va governata

All’incontro di studi delle Acli a Verona presentata la ricerca Iref su giovani e occupazione: il 55% chiede autonomia e flessibilità. Restano forti differenze di genere ma non c’è rassegnazione
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September 26, 2026
inviato a Verona
Non temono l’intelligenza artificiale, che anzi è una opportunità gestibile. E cercano anzitutto autonomia e flessibilità nell’impiego, mentre il prestigio professionale chiude la classifica.
La generazione Z italiana, fascia demografica minoritaria, è sempre sorprendente. Da tempo le Acli sono interessate ad ascoltarne le opinioni e a capirne le traiettorie. La ricerca di Iref che viene presentata stamane a «Inse» - il 57esimo incontro nazionale di studi in corso a Verona e dedicato al tema «Capire il lavoro, costruire partecipazione» - focalizza la percezione del lavoro delle giovani generazioni.
«Vogliamo riportare l’attenzione - spiega il presidente di Iref Paolo Petracca - sulla qualità del lavoro, e quindi è importante conoscere le loro opinioni sul tema e capire come il loro punto di vista possa rafforzare la democrazia». Il campione nazionale tiene conto in maniera proporzionale dei titoli di studio e delle diverse mansioni. Se il 55% vuole appunto un lavoro che permetta libertà e flessibilità, il 48% si ritiene soddisfatto della possibilità di crescita.
«Non cercano solo reddito - commenta Petracca -, ma anche soddisfazione e, se trovano un contesto che scommette su di loro, sono disponibili a scommetterci e a mettersi in gioco». E se l’insicurezza sul lavoro, un tempo prevalentemente femminile, oggi riguarda tutti, le note più critiche riguardano le prospettive. «Si rendono conto che il mondo non ne offre molte. Rimane la differenza di genere. Le femmine, anche se hanno la stessa base di partenza, soprattutto al sud sanno che saranno penalizzate, non solo in termini salariali, ma sulle prospettive di conciliazione di vita e lavoro. Sono consapevoli, insomma, del fatto che il carico famigliare peserà su di loro».
Questione di genere e territoriale che si ripropone nella questione dei salari bassi. Oltre la metà dei giovani avverte uno scambio ingiusto tra impegno e ricompensa, soprattutto il 63% delle donne contro il 52 degli uomini divario che nel sud arriva a quasi 15 punti mentre si annulla nel settentrione. Sulla questione IA, uno dei focus dell’incontro, non c’è paura dei cambiamenti. Metà del campione dichiara infatti di usarla nell’attività lavorativa, un quarto circa definisce i mutamenti che ha apportato «positivi» e soprattutto il 56% non la teme, ma domanda maggiore formazione. La generazione Z non avversa il conflitto intergenerazionale e attribuisce la responsabilità delle carenze di diritti alla politica, all’economia e alle aziende mentre gli adulti, la generazione dei padri e dei nonni, non sono un avversario. E davanti al problema della disoccupazione dei loro coetanei ritengono a larga maggioranza, che non sia responsabile il singolo, ma le vere cause siano mancanza di opportunità del territorio e di contatti giusti. In definitiva per la generazione Z l’attesa di equità resta diffusa, il lavoro è ancora una questione di rilevanza pubblica, ma il patto è stato in parte tradito.
«Ma non sono rassegnati, tutt’altro - conclude Petracca - non c’è ancora un disincanto rassegnato». Semmai c’è la voglia di impegnarsi per trasformare il lavoro. Un esempio concreto su come sta cambiando e quali competenze richieda l’uso dell’intelligenza artificale è stato offerto ieri da Gianluca Spolverato, fondatore di Laborability, media company che rende accessibili il mondo del lavoro e la normativa.
«Nel tempo dell’intelligenza artificiale - ha spiegato - servono soprattutto architetti del lavoro e maestri del mestiere». Cosa è cambiato? Che la persona diventa “orchestratore del lavoro” cui servono tre competenze. Quella “architettonica” per scomporre il processo «collegando persone, dati strumenti e conoscenza». Quindi dominio del proprio mestiere e infine capacità di giudizio. Perché l’algoritmo può generare infinite versioni e idee in pochi secondi, ma poi serve chi sappia scegliere cosa va e cosa va scartato.
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