Il Mein Kampf sul comodino, l’odio nello smartphone: la rete dei piccoli suprematisti sgominata dalla Digos
Operazione congiunta in diverse città: nei guai 14 minori e altri 3 giovani. A casa avevano libri di Hitler, mazze e coltelli. Frequentavano chat inneggianti all’odio razziale e spiegavano come commettere attentati

Sul comodino tengono il Mein Kampf di Hitler, nel cassetto il passamontagna nero con la faccia da scheletro. Nello smartphone, invece, conservano video atroci con massacri di minoranze etniche. L’inquietante identikit dei giovani suprematisti italiani spunta da un’indagine congiunta di polizia e carabinieri, che ha acceso un faro su un’oscura galassia giovanile pericolosamente in bilico tra social e mondo reale. Digos e Ros hanno perquisito abitazioni in mezza Italia e trovato materiale per far male, tra cui mazze e coltelli, a dimostrazione che l’attività estremista non era solo confinata nelle chat e nelle piattaforme di gaming, dove si gioca a chi uccide più stranieri sullo schermo.
Digos e Ros hanno puntato la lente in particolare su 14 minori e tre maggiorenni: sono accusati a vario titolo di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, nonché di addestramento ad attività con finalità di terrorismo. I suprematisti, residenti in varie città (Napoli, Brescia e Trento, ma sembra che l’epicentro del contagio ideologico fosse Verona), spiegavano infatti in Rete come maneggiare armi da fuoco e fabbricare ordigni esplosivi artigianali. Istruzioni, queste ultime, condite da stratagemmi per aumentarne l’effetto letale. Nel mirino c’erano migranti, ebrei, omosessuali e altre minoranze.
Nello specifico, durante mesi di immersione nelle conversazioni online, gli investigatori hanno identificato due gruppi: uno riconducibile al network “Chat del Nuovo ordine europeo”), in cui venivano divulgati contenuti di propaganda neonazista e di esaltazione della razza bianca, oltre a deliri negazionisti in materia di Olocausto. Ad altri indagati, invece, è stata contestata la partecipazione alla pagina social Fronte fascista italiano (Ffi), che a sua volta diffondeva e condivideva messaggi di odio razziale, amplificando i temi di The Base , la famigerata rete “made in Usa” ispirata a ideologie nichiliste estreme, antisemitismo e accelerazionismo (la teoria che predica la fine dell’attuale civiltà per edificare un mondo dominato dai bianchi), che ormai si sta diffondendo anche in Europa. Nel novembre 2025, in un’articolata operazione tra Valencia e Madrid, la polizia spagnola arrestò una cellula di tre presunti membri dell’organizzazione, inserita dal 2024 nella lista nera dei gruppi terroristici. In quell’occasione, nei covi furono trovate anche armi automatiche. Il pericolo, insomma, è più concreto di quanto si pensi. In Italia se ne sono visti finora alcuni riflessi isolati, come alcuni recenti attacchi a insegnanti, riconducibili alla subcultura di estrema destra.
Proprio la scuola, insieme a sinagoghe e moschee, era tra gli obiettivi da attaccare secondo alcuni utenti dell’Ffi: un indagato, spiegano gli inquirenti, cercava di «reclutare altri utenti Telegram affinché si unissero al gruppo, previa necessità di compilazione di un format per l’ammissione». Tra le frasi più crude: «Sgozziamo i meticci non puri per beneficio dell’umanità» e ancora: «Spero in un reset di massa». Quello scoperchiato ieri da polizia e carabinieri è un abisso in cui si agitavano le ombre dei peggiori incubi moderni, compresi filmati inneggianti alle gesta di individui come Brendon Tarrant, l’estremista neozelandese che nel marzo 2019 attaccò due moschee di Christchurch assassinando 51 persone.
Fango che ormai affiora in abbondanza dalle chat frequentate da ragazzini fragili, avvelenandone le menti. Nel buio della loro cameretta, troppi minori impugnano il cellulare e si affacciano su scenari spaventosi, impreparati ad affrontarli e tantomeno a respingerli. Chi anima questi gruppi, al contrario, sa manipolare benissimo le coscienze acerbe, deviando la rabbia adolescenziale verso bersagli comodi e vulnerabili. Un processo di radicalizzazione subdolo e quasi invisibile: l’uomo nero strizza l’occhio direttamente dallo smartphone, e i genitori spesso nemmeno se ne accorgono.
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