Permessi di soggiorno e risarcimenti record: il riscatto degli “schiavi” nel cantiere del consolato Usa di Milano
di Simone Marcer, Milano
Accordo tra Caddell e Procura di Milano: quasi 20 milioni ai lavoratori (più 11 all'Inps), 500 regolarizzazioni e Naspi per 62 ex operai. Si va verso la fine del commissariamento

C’è l’accordo tra la Caddel Construction, il colosso americano che lavora per il Dipartimento di Stato e che sta realizzando il consolato Usa di piazzale Accursio, e la procura di Milano. Circa 500 lavoratori, perlopiù di nazionalità indiana che si trovavano «in situazione di para-schiavismo» sono stati regolarizzati. In base all’accordo siglato il 24 settembre scorso tra il pm di Milano Paolo Storari e Caddell Construction (la cui divisione italiana è stata sottoposta a controllo giudiziario per caporalato): quest’ultima, da domani, comincerà a versare circa 20 milioni di euro ai lavoratori. Di cui 9 milioni 677mila per straordinari, poco più di tre milioni per il rimborso alloggi (uno dei punti evidenziati nell’indagine del pm della Dda Paolo Storari con i carabinieri del Nil (Nucleo ispettorato Lavoro) consisteva nel fatto che i manovali stranieri avevano diritto all’alloggio, ma poi veniva loro estorta una quota per coprirne le spese. Altri 7milioni di euro sono versati dal gruppo americano come risarcimento per i danni morali. Si tratta di una quota consistente, che va a coprire circa il 70% della retribuzione (molto di più di quello che normalmente si ottiene in una controversia di lavoro). Per un totale appunto di oltre 19milioni e 730mila euro.
La società ha già trasferito 21 milioni di euro su un conto vincolato a disposizione dell’amministratore giudiziario, il quale può quindi disporre immediatamente della somma per pagare i dipendenti fino a concorrenza dell’importo complessivo di 19.730.126 euro. A questa somma si aggiungono poi altri 11,5 milioni che la Caddell dovrà destinare all’Inps per pagare i contributi (5.589.892), le sanzioni (1.298.393), i tfr (392.094), e le sanzioni dell’Ispettorato del lavoro (3.994.064). Per un totale generale di quasi 31 milioni. Questi i punti dell’accordo raggiunto il 24 settembre scorso con la procura di Milano. Accordo che segna il risanamento della situazione di illegalità contestata alla società, e che è funzionale quindi alla revoca della misura del controllo giudiziario. Un accordo anti-caporalato che non ha precedenti per entità delle cifre - sicuramente non in Italia - e che è stato raggiunto attraverso una collaborazione tra istituzioni particolarmente articolata, complessa ed efficace. In seguito agli accertamenti dei carabinieri del Nil infatti la questura di Milano ha regolarizzato 270 lavoratori stranieri, emettendo altrettanti permessi di soggiorno straordinario, per persone vittime di violenza o grave sfruttamento, che è anch’essa una cifra assolutamente senza precedenti. Inps che verserà l'assegno mensile di disoccupazione (Naspi) a 62 operai e manovali rimasti senza lavoro e bloccati in Italia. In pratica che dormivano per strada a Milano. Una quarantina gli ex lavoratori che erano stati presi in carico dal Comune di Milano, su segnalazione dei sindacati.
Si stima che, con le inchieste contro lo sfruttamento del lavoro, la Procura di Milano abbia fatto recuperare all’erario oltre 2 miliardi di tasse evase, ed abbia contribuito a far innalzare lo stipendio a circa 30mila lavoratori fiduciari (della logistica) stabilizzando e facendo assumere circa 70mila lavoratori, con un impatto rilevante su interi settori lavorativi, e quindi sulla società. Risultati che sono il frutto di un approccio investigativo pragmatico e mirato della procura che, con il recupero della legalità (e di contributi e tasse non versate), punta alla tutela del lavoratore contro lo sfruttamento, evitando però di porsi obiettivi punitivi. A riprova di ciò anche quest’ultima vicenda, il cui percorso, tracciato dall’amministratore giudiziario Francesco Brigatti, sta andando in porto in tempi brevi. A maggior ragione se si considera che la misura preventiva era stata presa d’urgenza il 29 maggio, per sanare una situazione che, solamente meno di quattro mesi fa, si presentava molto al di sotto della soglia di legalità. Una «situazione di para-schiavismo», come l’aveva definita il pm Storari nel provvedimento giudiziario. Con giornate di lavoro dalle di sei di mattino alle sei di sera, a meno di 1.5 euro all’ora (anche 1.31), scandite da insulti e angherie quotidiane dei sorveglianti, sotto la minaccia di essere rimpatriati. Uno di loro, Aji Appukuttan, era stato arrestato insieme al preposto di Caddell Italia, Ulas Demir, entrambi per pericolo di fuga. Figure che, si è scoperto ora, hanno dato il loro contributo all’attuale accordo. «Entrambi, costantemente informati per il tramite dei loro difensori di fiducia, hanno sostenuto e fortemente incoraggiato la realizzazione delle misure rimediali poste in essere da Caddell, fin dall’inizio di questa vicenda. In particolare, sin dal principio, il sig. Demir e il sig. Appukuttan - tramite i loro difensori - hanno convintamente esortato la Società ad adottare misure volte a garantire che i lavoratori interessati ricevano un significativo risarcimento per il danno subito», scrive Caddell Construction Co, che precisa «di impegnarsi a corrispondere gli importi indicati al fine di giungere ad una definizione bonaria e complessiva delle contestazioni» e che l’impegno assunto e i pagamenti «non costituiscono né possono essere interpretati in alcun modo come ammissione di responsabilità (di natura civile, amministrativa o penale)».
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