Corpo mostro
Quando il corpo malato diventa estraneo e umiliato, resta la fede in uno sguardo che salva e nella resurrezione della carne
“È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l’occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m’è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell’anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone”, questa lunga citazione tratta dalla prima pagina di “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar mi riporta alla mente tante, troppe, situazioni in cui il corpo del malato viene disumanizzato dagli occhi arroganti di alcuni medici o infermieri.
Ho visto occhi piangere dopo umilianti visite! Leggo queste righe della Yourcenar e penso alla mortificazione che si possa provare quando ci si sene ridotti a un “aggregato di umori”, alla perdita del proprio nome sostituito da quello di una patologia. Leggo queste righe e immagino a come il corpo possa divenire imbarazzante, scomodo, vergognoso, nemico. E mi immagino le ripercussioni che questo possa avere nella vita di fede, nel nostro tentativo di credere nel Dio che si fa carne. Credo che in quei momenti, chissà se io ne avrò il coraggio e la fede, l’unica salvezza sarà sentirsi fratelli del Cristo insultato prima della crocifissione. Mi chiedo cosa sarà sentire il nostro corpo come un mostro che ci divorerà, mi fa tutto paura. Rimane solo la fede nello sguardo compassionevole di un Padre che ha promesso la resurrezione della carne.
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