Purgatorio,
autentica "terra di mezzo"

Il nuovo commento di Malato sgombra i cliché residui
sulla cantica e illumina
la funzione centrale,
dal punto di vista strutturale
e concettuale, che ha nel disegno dell’intera Commedia
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August 13, 2026
Purgatorio,
autentica "terra di mezzo"
L'episodio di Marco Lombardo nell'interpretazione di Gustave Doré
È la vera Terra di Mezzo, luogo di esperienza e spazio di conversione. In Purgatorio viene meno la ripetizione obbligata dell’Inferno, ma si è ancora lontani dall’unità mistica del Paradiso, dove stasi e moto coincidono. Semplificando al massimo, se l’Inferno sta sotto il giogo della storia, come dimostra la logica del contrappasso, e se il Paradiso obbedisce all’eternità, in Purgatorio il tempo conserva un valore straordinariamente simile a quello che sperimentiamo nell’esistenza quotidiana. Sulla montagna dalla sette balze bisogna affrettarsi, non bisogna tardare all’incontro con la Grazia. Ecco perché, per dirla in modo ancora più diretto, in Purgatorio accadono un sacco di cose. Che riguardano Dante, anzitutto. E che non ci sono affatto estranee.
La funzione che il tempo svolge nella seconda cantica della Commedia è una delle direttrici seguite da Enrico Malato nella sua interpretazione del Purgatorio per la Necod, la Nuova edizione commentata delle opere di Dante avviata su iniziativa dal Centro Pio Rajna in collaborazione con la Casa di Dante in Roma e con l’apporto di numerosi specialisti: dell’intera operazione lo stesso Malato, professore emerito alla Federico II di Napoli, è l’ispiratore e il regista. Nel 2018 il suo commento al poema era stato anticipato «per estratto» in un elegante cofanetto dei “Diamanti” di Salerno, la casa editrice presso la quale, a partire dal 2012, sono usciti i vari titoli della Necod. Il tomo dedicato al Purgatorio (è il secondo del sesto volume, pagine XVIII+720, euro 65) porta invece la sigla di Antenore. A questo punto, mancano all’appello solamente Paradiso e Convivio , mentre sono disponibili – oltre alle altre opere, comprese quelle la cui attribuzione continua a essere dibattuta – i Rimari , il Codice diplomatico dantesco e Le Vite di Dante dal XIV al XVI secolo , queste ultime integrate da un dettagliato studio iconografico. Un’impresa editoriale imponente, concepita in vista del centenario dantesco del 2021 e realizzata a ritmo incalzante, con una qualità sempre altissima.
Al centro di tutto sta la Commedia e il centro della Commedia è appunto il Purgatorio , cantica spesso bistrattata per il permanere del pregiudizio crociano sul progressivo prevalere della “non poesia” all’interno dell’opera. In questa prospettiva, alla sulfurea vivacità dell’ Inferno , considerato “tutto poesia”, subentrerebbe la fissità del Paradiso , il cui linguaggio sarebbe troppo teologico per risultare coinvolgente. Quanto al Purgatorio , si salverebbero i frequenti slanci lirici, non le digressioni allegoriche, patite come residuo della mentalità medievale. Espressa magari con toni più sfumati, è una convinzione ancora diffusa, a dispetto dell’influenza che il Purgatorio ha esercitato su tanta letteratura del Novecento. Un caso esemplare è offerto dai Quattro quartetti di T.S. Eliot, abitati da una luce radente di limpida derivazione purgatoriale.
L’equivoco tra “poesia” e “non poesia” è contestato a tratti anche da Malato, che tuttavia preferisce insistere sugli elementi che possono rendere indimenticabile una lettura spassionata del Purgatorio . Il primo dato da tenere in considerazione è la sostanziale continuità rispetto all’ Inferno . In gioco non c’è solamente la morfologia dei due regni ultramondani (la caduta di Lucifero sulla terra provoca sia la voragine in cui sono puniti i dannati, sia l’emersione dell’isola deputata all’espiazione), ma una corrispondenza più intima, opportunamente richiamata dal fitto sistema di introduzioni, annotazioni e parafrasi allestito da Malato. Ci sono esempi celeberrimi, come l’opposto destino riservato ai due Montefeltro, con il padre Guido che precipita nella bolgia dei consiglieri fraudolenti (Inferno XXVII) e il figlio Bonconte che si salva in virtù del pentimento in punto di morte (Purgatorio V). A lui, osserva Malato, è riservato in esclusiva il privilegio di raccontare quale sorte abbia avuto il suo corpo dopo essere stato separato dall’anima. Lo spregio che il diavolo infligge al cadavere di Bonconte è un’invenzione narrativa grandiosa, dietro la quale si intuisce l’importanza che la dimensione corporea riveste in Purgatorio. Qui è il corpo stesso di Dante a gettare ombra, rivelando la sua condizione di vivente e suscitando la sorpresa delle anime penitenti.
Ma c’è un’altra relazione padre-figlio che, distendendosi tra Inferno e Purgatorio, rende evidente il disegno complessivo della Commedia . Nel canto X della prima cantica, infatti, il dialogo con Cavalcante, padre di Guido Cavalcanti, mette a tema il dissidio concettuale tra Dante e il poeta che era stato il suo «primo amico». Si tratta di un brano che Malato ha già analizzato con finezza anche in contributi specifici, individuando nella rivendicazione della natura spirituale dell’amore l’autentica ragion d'essere del poema. Al contrario di Guido, assestato sulle posizioni dell’averroismo materialista, per cui la passione amorosa sarebbe mero “accidente”, Dante attribuisce all’amore le caratteristiche di principio generatore e ordinatore del mondo, e non abbandona neppure nel Purgatorio la contesa a distanza con Cavalcanti. Condotta con gli strumenti della letteratura e con non poca consapevolezza di sé (nel canto XI Oderisi da Gubbio decreta la superiorità artistica di Dante rispetto a Guido), la disputa contribuisce anche a forgiare il personaggio di Matelda, che per Malato costituisce una sublimazione della «pasturella» cavalcantiana.
Con Matelda siamo già alla fine del percorso, nel giardino dell’Eden situato sulla cima del monte del Purgatorio. In questo spazio l’apparizione di Beatrice è inserita al culmine della visione allegorica dei canti XXVIII-XXXIII, nei quali viene ripreso il codice allegorico che Dante ha già imparato a decifrare di cornice in cornice. L’impossibilità di identificare Matelda con una figura storica va di pari passo con il profilo sfuggente di Marco Lombardo, al quale viene affidata la lunga dissertazione tra i canti XVI e XVII. Come osserva Malato, neppure nel Paradiso si assisterà a un ragionamento di questa ampiezza. Del resto, ci troviamo alla metà esatta del Purgatorio, che corrisponde alla metà esatta della Commedia . Il dilemma del libero arbitrio deve essere affrontato e risolto in questa sede, per liquidare in via definitiva la superstizione secondo la quale i comportamenti umani sarebbero condizionati dall’andamento degli astri. La volontà interiore, non un qualche influsso esteriore guida le scelte di ciascuno. Ancora una volta, Cavalcanti si qualifica come interlocutore o testimone occulto della Commedia , secondo la felice formula suggerita a più riprese da Malato. In questione c’è «la gloria della lingua», certamente, ma più ancora il desiderio di «salire alle stelle» per accedere alla dimensione del tempo e dello spazio che – finalmente – non ammette mezze misure.

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