Le lettere dal deserto di Charles de Foucauld
Cinquantasette missive
e oltre quarant’anni
di storia dell'amicizia con Gabriel Tourdes. Sullo sfondo, la storia europea e la Grande Guerra; al centro, la ricerca
di una fraternità capace di trasformare il rapporto con Dio e con gli altri

«Prete dal giugno scorso, mi sono sentito chiamato subito ad andare verso le “pecore smarrite”, verso le più smarrite, verso le anime più abbandonate, le più trascurate, per compiere verso di loro quel dovere di amore, comandamento supremo di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”, “da questo si riconoscerà che siete miei discepoli”. Sapendo per esperienza che nessun popolo era più abbandonato dei musulmani del Marocco, del Touat, del Sahara algerino (vi sono tredici preti per una diocesi grande sette o otto volte la Francia, e almeno con 12-15 milioni di abitanti), ho chiesto e ottenuto il permesso di venire a Beni Abbès, piccola oasi del Sahara algerino ai confini col Marocco, come un monaco di clausura, cercando di santificarmi e di condurre le altre anime a Gesù non con la parola né con la predicazione ma con la bontà, la preghiera, la penitenza, l’esempio della vita evangelica». È un brano della lettera scritta il 7 marzo 1902 da Charles de Foucauld all’amico Gabriel Tourdes: in poche righe è condensato il senso della sua missione in mezzo ai tuareg, maturata dopo la conversione avvenuta nel 1886 e dopo varie esperienze spirituali che lo spingeranno a farsi sacerdote nel 1901. La missiva è contenuta nel volume di Charles de Foucauld Parleremo della nostra amicizia. Lettere a Gabriel Tourdes da poco pubblicato dal Centro Ambrosiano (pagine 160, euro 16,00).
Canonizzato il 15 maggio 1922 da papa Francesco, il monaco francese rappresenta un punto di riferimento per tantissimi cristiani: «Charles de Foucauld – disse Bergoglio il 3 ottobre 2015 in piazza San Pietro –, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualità che emana da Nazaret, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Gesù con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile. Guardando alla famiglia di Nazaret, fratel Charles avvertì la sterilità della brama di ricchezza e di potere. Attratto dalla vita eremitica, capì che non si cresce nell’amore di Dio evitando la servitù delle relazioni umane. Perché è amando gli altri che si impara ad amare Dio, è curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio». Con poche parole Bergoglio sintetizzò perfettamente l’intento del monaco: modello di dialogo certo, in primo luogo con i musulmani, ma soprattutto fautore di una maniera nuova di vivere il cristianesimo.
Dopo la conversione, Charles de Foucauld sperimentò varie possibilità di essere cristiano, prima entrando nell’abbazia trappista di Notre-Dame des Neiges, nell’Ardèche, poi recandosi in Terrasanta dalle clarisse di Nazaret, infine, fattosi sacerdote, decidendo di scegliere una forma di vita contemplativa ed eremitica nel deserto. «Ho perso il mio cuore per questo Gesù di Nazareth», scriveva ancora nella lettera citata, invitando l’amico a fargli visita, condividendo con lui la cella, «il miglior pane d’orzo e i migliori datteri».
Ma chi era Gabriel Tourdes? Come emerge più volte da questo epistolario, ottimamente curato da sorella Giuliana Stocco delle Discepole del Vangelo, era non un amico, ma l’amico. E fin dall’infanzia, quando le loro famiglie si erano conosciute a Nancy, dove si erano trasferite da Strasburgo dopo che la città sede ora del Parlamento europeo era diventata tedesca in seguito alla guerra franco-prussiana e alla sconfitta francese a Sedan del 1870. Charles e Gabriel frequentarono lo stesso liceo e condivisero le prime letture, da Aristofane e Virgilio a Erasmo e Rabelais, senza disdegnare autori di stampo anticlericale come Voltaire. In quegli anni sono proprio i libri e l’amore per la lettura a cementare l’amicizia. Poi Charles inizia la scuola militare speciale di Saint-Cyr e la scuola di cavalleria di Saumur, trascorrendo giornate fatte soprattutto di noia, come traspare da alcune lettere inviate all’amico. Nel 1879 sarà assegnato in Algeria poi in Tunisia ma tre anni dopo deciderà di lasciare l’esercito intraprendendo la via dell’esploratore e viaggiando molto in tutto il Nordafrica e in Oriente.
Il libro contiene 57 lettere di Charles, ma non quelle di Gabriel che sono andate smarrite. L’epistolario copre un arco di tempo di oltre 40 anni ed è il segno della fedeltà di un’amicizia mai finita. Gabriel intraprende gli studi di diritto e poi la carriera in magistratura, mentre Charles, a 28 anni, si converte dopo essere entrato nella chiesa di Sant’Agostino a Parigi. Qui incontra padre Huvelin che diverrà il suo direttore spirituale e che molto semplicemente ma anche perentoriamente lo invita a inginocchiarsi, confessarsi e pregare. Con delicatezza Charles cerca di condividere la sua fede e suggerisce all’amico la lettura del libro Les Moines d’Occident di Montalembert. I due si rivedranno solo una volta, in uno dei viaggi a Parigi di Charles, che poi decise di trasferirsi a Tamanrasset dove avrebbe trovato la morte per mano di una banda di predoni provenienti dalla Libia, il 1° dicembre 1916. Nelle ultime lettere si accenna alla Grande Guerra: Charles è preoccupato perché Saint-Dié, dove Gabriel è presidente del tribunale, si trova al centro dei combattimenti. L’ultimo suo scritto, del 20 novembre 1915, si conclude così: «Che felicità rivederti dopo la pace; dopo la piena vittoria, dopo la riconquista dell’Alsazia e della Lorena. Non lascerò Tamanrrasset finché durerà la guerra. Poco dopo la pace verrò in Francia e verrò ad abbracciarti. Intanto ti abbraccio e ti amo con tutto il cuore nel cuore di Gesù».
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