Trovato nel mare di Mazara un relitto romano con centinaia di anfore

Il sito si trova a circa tre miglia dalla costa e a 46 metri di profondità. Lo studio del carico sarà fondamentale per capire i traffici nel Mediterraneo antico
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August 11, 2026
Trovato nel mare di Mazara un relitto romano con centinaia di anfore
Un relitto di epoca romana, presumibilmente databile tra il II e il I secolo a.C., è stato individuato a circa tre miglia dalla costa di Mazara del Vallo, a una profondità di 46 metri /Ansa/MiC
Un relitto di età romana è stato individuato al largo di Mazara del Vallo, a circa tre miglia dalla costa e a 46 metri di profondità. Sul fondale si conserva un ampio carico di anfore, in prevalenza del tipo chiamato Dressel 1A, insieme a due ceppi d’ancora in piombo e a un’altra struttura dello stesso materiale, la cui funzione dovrà essere chiarita dalle prossime indagini. La datazione proposta in questa prima fase colloca il naufragio tra il II e il I secolo avanti Cristo, dunque nella tarda età repubblicana.
La scoperta è stata resa nota dal Ministero della Cultura e nasce da una segnalazione di privati cittadini. A verificare il sito è stato un sopralluogo congiunto condotto dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della motovedetta dei Carabinieri di Trapani. Secondo le prime ricostruzioni, il campo archeologico si estende per circa 21 metri di lunghezza e 6 di larghezza.
Il dato più rilevante, per ora, è la conservazione del contesto. Non si tratta del recupero isolato di alcuni reperti, ma dell’individuazione di un insieme coerente, con il carico ancora distribuito sul fondale. Le Dressel 1A sono anfore largamente impiegate tra II e I secolo avanti Cristo, soprattutto per il trasporto del vino. Il loro studio potrà aiutare a definire la provenienza del carico, la rotta seguita dalla nave e il ruolo della Sicilia occidentale nei traffici del Mediterraneo romano.
Il sito sarà ora oggetto di nuove attività di documentazione e approfondimento da parte della Soprintendenza del Mare. In questa fase gli archeologi dovranno precisare la cronologia, verificare la provenienza delle anfore, valutare lo stato di conservazione dei materiali e stabilire le misure di tutela più adatte. La profondità non estrema rende il relitto accessibile a operatori specializzati, ma anche vulnerabile. Per questo la protezione dell’area è parte integrante del lavoro scientifico.
La Sicilia possiede uno dei patrimoni archeologici subacquei più ricchi del Mediterraneo. Le acque tra Mazara, Marsala, le Egadi e il Canale di Sicilia hanno restituito negli ultimi decenni relitti, anfore, ceppi d’ancora e reperti collegati alle rotte commerciali e militari dell’antichità. Il nuovo ritrovamento aggiunge un contesto di particolare interesse perché conserva, ancora sul fondale, una massa consistente di materiali legati a una nave oneraria romana. Solo lo studio sistematico permetterà di capire se il carico provenisse dall’Italia tirrenica, se fosse diretto verso l’Africa o se documenti un passaggio intermedio lungo una rotta più complessa.

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