Roma, Madrid, Berlino: spettacolo desolante sulle frontiere
La stretta sugli attraversamenti interni incrina solidarietà europea e libera mobilità. Il vero nodo, però, è la permanenza, mentre l’alternativa alle chiusure passa da canali d’ingresso ordinati, sicuri e regolati

E così le ripercussioni politiche della cosiddetta crisi di Ceuta stanno mandando in pezzi la solidarietà europea e la libera mobilità all’interno dell’Ue. Dopo Roma reagisce Madrid, poi arriva Berlino, e chissà chi altri. È uno spettacolo desolante, che mostra dove conduce il sovranismo politico: reintroducendo barriere anche nei confronti di Paesi amici e di minacce indimostrate, alla fine muoversi diventa più complicato, lento e costoso per tutti. Senza apprezzabili guadagni in termini di sicurezza e ordine sociale.
La polemica ruota intorno agli ingressi illegali, invocando il rafforzamento dei confini esterni, gli hub di rimpatrio in Paesi terzi (si noti l’ossimoro) e un nuovo aumento di fondi, poteri e personale per Frontex, che è già divenuta nel volgere di pochi anni la più importante agenzia dell’Ue, malgrado le accuse sul mancato rispetto dei diritti dei migranti. Anche lasciando da parte l’eccezione ucraina, in realtà gli ingressi “illegali” sono seguiti solitamente da una richiesta d’asilo, che rende i richiedenti almeno provvisoriamente regolari. Poi in oltre la metà dei casi ottengono nell’Ue una forma di protezione legale in prima istanza (Eurostat). Quelli che non la ricevono rimangono quasi sempre sul territorio, e tra ricorsi in appello, sanatorie e altri complicati percorsi il più delle volte accedono alla regolarizzazione. Quindi concentrarsi sugli ingressi significa scegliere un falso bersaglio, ma facile da individuare e da vendere all’opinione pubblica. Da questo punto di vista sia Meloni sia Sanchez, quando si rinfacciano il numero degli ingressi illegali nei rispettivi Paesi, vanno fuori strada.
Ciò che veramente conta per l’ordine sociale e le politiche pubbliche è il soggiorno: la permanenza sul territorio di persone non autorizzate. I soggiornanti irregolari sono stimati tra i 2,6 e i 3,8 milioni in 12 Paesi europei (progetto H2020 Mirrem), tra cui Italia e Spagna. Questi sono entrati perlopiù in modo regolare, soprattutto mediante il canale turistico, come ha confermato anche la recente sanatoria spagnola. I quindici fermati dalle autorità italiane, provenienti dalla Spagna, appartengono a questa popolazione, non arrivano da Ceuta. E quasi certamente i numeri sarebbero maggiori controllando i flussi che dall’Italia vanno verso l’interno dell’Ue. Ma i soggiornanti irregolari, se non cadono nella delinquenza, possono essere regolarizzati e avviati al lavoro, come ha fatto la Spagna e come è avvenuto e avviene anche in Italia.
Qui s’inserisce però la presa di posizione del cancelliere Merz. Una forma d’irregolarità riguarda l’attraversamento delle frontiere da parte dei richiedenti asilo approdati in Italia o in Grecia. Se si spostano, le autorità hanno il potere di rimandarli indietro, in un angoscioso gioco dell’oca. Il Nuovo Patto su Immigrazione e Asilo del 2024, di cui il governo Meloni s’intesta l’ispirazione, ha reso più stringente questo principio. Ora anche il cancelliere Merz – incalzato dal partito di estrema destra Afd e con scadenze elettorali in vista – vuole passare all’incasso.
Persone ormai insediate in Germania, che spesso hanno lì parenti e si sono inserite nel sistema occupazionale, dovrebbero essere sradicate e rispedite in Italia. La speculazione politica sull’immigrazione genera mostri. Gli Stati hanno il diritto e dovere di vigilare sulle frontiere. Ma devono farlo in maniera ragionevole e rispettosa, guardando sia ai loro legittimi interessi sia ai diritti di chi bussa alle loro porte. Promuovere migrazioni ordinate, sicure e regolari è il principio sancito dal Global Compact dell’Onu sul tema. Significa lavorare sui diversi possibili canali d’ingresso: per lavoro, mediante procedure più snelle ed efficaci, per studio, per ricongiungimento familiare.
Anche sull’asilo diverse soluzioni sono possibili e già sperimentate: reinsediamenti da parte dei governi; progetti speciali per scienziati, atleti, studenti, personale sanitario, lavoratori qualificati; sponsorizzazioni comunitarie, da parte di attori non statali; corridoi umanitari, come quelli promossi dalla chiesa cattolica insieme a quella protestante e ad altri attori. L’alternativa a chiusure disumane non sono le frontiere aperte, ma le politiche intelligenti, calibrate, capaci di umanità.
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