Eroi sì, ma uomini. I sentimenti nascosti di Omero

Da Elena sospesa tra nostalgia e desiderio fino ad Achille prigioniero dell’ira e Odisseo in lacrime: le passioni che muovono dall’interno i protagonisti dei poemi antichi
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August 13, 2026
Eroi sì, ma uomini. I sentimenti nascosti di Omero
Giovanni Maria Benzoni, “Ettore e Andromaca”, 1871, particolare. New York, Metropolitan Museum / CC0
Terzo libro dell’Iliade. Elena, la donna bellissima per cui il mito vuole sia scoppiata la guerra, è nella sala più intima della reggia di Troia: tesse una grande tela doppia, purpurea, sulla quale va rappresentando le imprese dei Troiani e dei Greci che a causa sua soffrono in guerra. In questo frangente la dea Iris, sotto le sembianze della cognata, la invita a vedere dal vivo il duello tra Menelao e Paride e al contempo getta nel cuore di Elena «il dolce desiderio del primo marito e della città e dei genitori».
È questa una delle scene sui cui si concentra Sotera Fornaro nel recente volume Emozione (InSchibboleth, pagine 246, euro 20,00): con grande passione l’autrice accompagna il lettore in affascinanti itinerari letterari, che rivelano un archivio inesauribile di emozioni e suscitano il desiderio di conoscenza e l’attrazione per ciò che appare misterioso. Il volume fa parte della collana “Le parole degli antichi”, diretta da Mario Lentano, che si propone di mettere a fuoco il vocabolario con cui Greci e Romani hanno descritto il mondo e grazie al quale è possibile anche oggi ripensare le grandi questioni del nostro tempo.
Ma torniamo a Elena. Quel dolce desiderio, instillato dalla dea, la conduce immediatamente sulle mura della città: lì la nostalgia si allarga, abbraccia la casa un tempo condivisa con il marito e tutto il mondo passato, che ormai non le appartiene più, e raggiunge il culmine nel momento in cui cerca invano lo sguardo dei due fratelli, Castore e Polluce, di cui ignora la morte.
Dopo il duello mancato di Paride e Menelao un’altra emozione coglie Elena. Questa volta la dea Afrodite, sotto le spoglie di vecchia mercante di lana di Sparta, avvia un nuovo processo emotivo, che distoglie Elena da ciò che sta guardando e dalla compagnia delle donne troiane che le stanno accanto: «Vieni qui! Paride ti chiama! Devi tornare a casa! Lui è là, nella camera da letto, sul letto ornato, splendente di bellezza e nel suo abito – non diresti mai che venga ora dal combattimento, ma piuttosto che stia per recarsi a una danza o che, tornato or ora dalla danza, ora sieda riposando!».
A queste parole a Elena balza il cuore nel petto: «L’espressione descrive uno stato di grandissima agitazione, di sconvolgimento, che può essere causato da qualcosa che accade per caso e d’improvviso. Si riferisce a un’esperienza che tutti abbiamo provato: l’esperienza di un colpo al petto, di un “tuffo al cuore”, di un movimento veloce, imprevisto, nel torace».
In questo momento Elena è colta da un’emozione contrastante con quanto aveva provato alle parole di Iris: prima la nostalgia del precedente marito e dell’antico mondo, ora la bellezza folgorante di Afrodite, riconosciuta sotto le vesti della vecchia, e la paura e il desiderio di tornare da Paride e di giacere con lui. Sono questi alcuni degli aspetti drammatici delle emozioni che entrano in gioco in Elena, la quale, a differenza degli altri personaggi omerici, sa leggere dentro di sé e sa distanziarsi dalle situazioni e dai sentimenti in cui è coinvolta.
Nel volume, però, non si parla solo di Elena: c’è anche Andromaca, la quale avverte che è accaduto qualcosa di gravissimo, la morte del marito Ettore, e immediatamente esce dalla stanza, corre sulle mura, del tutto fuori di sé. Né solo di donne. Troviamo per esempio Achille in preda a un rancore senza tregua a seguito della lite con Agamennone: l’ira immobilizza il figlio di Peleo, gli impedisce di essere sé stesso e di fare la guerra, che cerca con un trasporto erotico. E ancora leggiamo di Odisseo, il quale piange disperatamente ascoltando un aedo, che canta un episodio drammatico della presa di Troia, in cui lo stesso Odisseo era coinvolto. Uomini e donne, perlopiù famosi per altri motivi, che in questo volume vengono efficacemente presentati da punti di vista nuovi: al lettore il desiderio di rileggere storie note e di scoprire inedite costellazioni di emozioni.
Così Sotera Fornaro ci dona un libro delicato e godibile e al contempo la possibilità, di cui avvertiamo l’insopprimibile esigenza, di andare oltre la violenza e la guerra, per cogliere quelle emozioni inaspettate, eppure vivissime, che albergano nei cuori delle donne e degli uomini di ieri e di oggi e che sono la speranza, tuttora vivida e indomabile, di un mondo altro nella stessa fatica muta e bianca che affrontiamo ogni giorno.

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