La crisalide
Il corpo non è una crisalide da superare, ma il frutto dell’anima: materia abitata dall’Invisibile, fino alla comunione estrema con l’Eterno.
“Per molti il corpo è la crisalide dell’anima: in realtà, ne è il frutto, il mero parto”, l’amico e poeta Davide Brullo mi stupisce e arricchisce, come sempre. Il corpo non come fase intermedia tra il visibile e l’invisibile ma l’esatto contrario. L’umanità, tutti noi, siamo corpo perché siamo stati partoriti dall’anima, siamo le prove viventi dell’Assoluto, i frutti del suo amore creativo. Crede nell’Invisibile solo chi riesce a franare completamente nel corpo, solo chi affonda nel sangue e nella carne, solo chi non rinnega la materia ma la abita fino alle sue profondità, abisso luminosissimo, crede nell’Invisibile solo chi accetta il rischio di risalire la corrente a partire dal visibile. Laudato sì mi Signore, ad ognuno di scrivere il proprio cantico delle creature. Capovolgimento che ci fa chiedere non dove stanno andando ma, al massimo, dove stanno tornando i nostri corpi. Un Dio che è padre e madre, e noi figli. Partoriti dal Mistero. Ma Davide continua e ancora ribalta le prospettive “il corpo (…) è la cerva che alla fine dei tempi Dio azzannerà per soddisfarsi di sé, memore del tempo in cui viveva tra risa e briglie”, il Dio che si è fatto pane ora è il Dio che si ciba di noi, divinizzazione estrema di questo nostro corpo che addirittura può arrivare a farsi masticare dall’Eterno. Questo è il mio corpo. Questo è il nostro corpo. Estrema definitiva comunione.
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