Corpo libero
Il corpo di Cristo nel deserto attraversa la tentazione e ci rivela che proprio lì, nel bisogno e nella mancanza, si gioca la libertà più profonda dell’uomo.
“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo” (Mt 4,1). A condurre il corpo di Cristo nel deserto per essere tentato non è il male ma lo Spirito. La tentazione è una possibilità, e il corpo è chiamato a narrare questa battaglia, a combatterla, per far nascere la nostra umanità profonda. Un corpo che ha fame, un corpo che chiede, un corpo che ha sempre bisogno, un corpo che deve superare la tentazione di trasformare le pietre in pane, un corpo che deve abilitarsi al vuoto, alla mancanza, ad Altro cibo.
Un corpo che sibila la tentazione di voler essere angelico per poter sorreggere i cammini degli amici, per arrivarne a impedirne l’errore, l’inciampo, il peccato. Un corpo con mani chiamate ad aprirsi invece che a stringersi per afferrare un potere (fosse anche a fin di bene). Cristo trasformerà se stesso in pane, non impedirà il tradimento degli amici, rimarrà indenne dalla tentazione del potere. Soprattutto dal potere di voler salvare se stesso. Le tentazioni di Cristo sono narrate nel corpo, non può essere altrimenti, la buona notizia è che Cristo attraversando quelle tentazioni opera un esodo non solo per se stesso ma per ognuno di noi che, da quel giorno, abbiamo compreso che il nostro corpo non è altro che lo spazio in cui possiamo decidere di noi, il corpo incarna una costante chiamata alla libertà.
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