Naso

Il profumo del basilico spalanca il quotidiano all’eterno: nei gesti semplici, nei fiori, nell’aria, il divino si lascia respirare.
April 24, 2026
“Coglie il basilico mia madre. Pane, basilico e formaggio, cielo senza nubi, rugiada sulle petunie. La redenzione è vicina: qui, tra i fiori del cortile”, è un passaggio di una poesia di Sohrab Sepehri, poeta persiano contemporaneo, da quando l’ho letta, quando la stagione lo permette, tengo grandi vasi di basilico proprio a ridosso della porta di ingresso di casa mia, è un basilico rigoglioso e poetico, mi lascio curare dal suo aroma, mi commuove la fragranza, le sue foglie profumano misticamente ogni respiro. Il basilico riporta il poeta al gesto della madre e poi di rimando al pane, al formaggio ed ecco che i profumi spalancano il cielo con la sua limpidezza: l’Eterno è vicino, tanto vicino da permettere di sprofondare nel particolare e di trovarlo anche lì: la rugiada sulle petunie.
Ci si sposta come api da un profumo all’altro, si plana su poetico polline. E questo volo permette di sentire che la salvezza prende casa nel nostro cortile, il divino si può respirare. Dio danza nell’invisibile fragranza dell’incenso della chiesa in cui da piccoli ci accompagnavano i nonni, o rimane, sospeso e silenzioso, nella fragranza particolarissima delle navate dopo la celebrazione di un funerale, Dio è il profumo delle montagne, del mare, dell’erba falciata in primavera… e si potrebbe continuare, creare il nostro personalissimo rosario di profumi. Rosario, una rosa, appunto. 

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