Dita delle mani
Le dita in tasca diventano una carezza segreta e una preghiera per chi è lontano.
“Dentro la tasca di un qualunque mattino, dentro la tasca ti porterei, col fazzoletto di cotone e profumo, col fazzoletto ti nasconderei (…) e con la mano, che non veda nessuno, e con la mano ti accarezzerei” cantava così l’indimenticabile Gianmaria Testa, cantava di dita che, in un qualunque mattino, nascondono, e cercano, e salutano, e accarezzano, e non abbandonano chi si ama. Ho sempre creduto fosse una canzone d’amore dedicata a una donna invece pare sia dedicata a un ragazzo che gli stava molto a cuore e che non era in grado di aiutare, “avevo voglia di mettergli una mano sulla spalla, ma non osavo più farlo”.
Gianmaria Testa affida il compito della cura alle dita di una mano infilate in una tasca, come fossero infilate dentro la parte più segreta del cuore, come fossero custodite da un pudore sacro, come fossero abilitate, nel segreto, ad accarezzare chi è lontano. Affida alle dita una carezza commovente e la rende infinita. Così quando mi capita di camminare e di infilare le mani in tasca, a volte, canticchiando la canzone del cantautore piemontese, mi vien da ripensare a tutte quelle persone che non vedo da tanto tempo, a quelle che ho lasciato andare, a quelle che era giusto lasciassi andare, alle persone che mi credono sparito, per loro faccio danzare lievemente le dita, come stessi suonando un piano invisibile, e così le affido a Dio, come fosse una preghiera.
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