Betania, lacrime e risurrezione
Betania è il luogo dove il dolore si incontra con la speranza, e dove nei gesti più piccoli l’amore continua a vincere la morte.

Betania è la città degli amici ma è anche “casa della sofferenza”, Betania è luogo della fraternità ma anche “casa della povertà”, Betania è il profumo versato sui piedi di Gesù ma anche il suo contrario, è la paura per la puzza del cadavere di Lazzaro, Betania sono i nostri paesi, le nostre famiglie, siamo noi Marta, Maria e Lazzaro, sono le nostre città, alte, nei loro contrasti di gioie e dolori, di vita e di morte. Intrecci di opposti che suscitano speranze e paure, che tolgono il fiato e liberano respiri di speranza.
È la vita, nient’altro che la vita. L’altro giorno stavo celebrando un funerale in una piccola parrocchia dei dintorni, di solito siamo davvero pochi, liturgie domenicali molto intime, stavolta, invece, il dolore ci aveva radunato in tantissimi, molta gente a seguire la celebrazione, qualcuno non ha trovato nemmeno posto tra i banchi, seguiva dalla piccola piazza antistante. Il dolore è così, siamo Betania, il lutto sposta i cuori dei Giudei da Gerusalemme, la morte ci mantiene ancora umani, vivi. Aggrega nella fragilità. La lettura del Vangelo del funerale scandiva proprio la vicenda di Lazzaro, la morte che arriva a scompigliare l’armonia di una famiglia, Cristo lontano con i suoi discepoli e poi la danza, la toccante liturgia di parole e lacrime, di preghiere e speranze, di fiducia e paura, paura di non riuscire a credere in un amore più forte della morte.
Leggo, il racconto è lungo ma nessuno si distrae, sembra che quella pagina stia accadendo lì, in quel momento, per tutti. La bara della donna, in quella piccola chiesa, sembra enorme, siamo tutti stretti attorno al mistero dell’amore e della morte. “Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” quando la frase della sorella Maria esplode in tutta la sua forza mi pare di scorgere occhi che si sgranano, è la voce della ribellione che l’uomo si tiene nel cuore: se c’è Dio perché la sofferenza? Perché la morte? Ma Gesù non risponde a parole, Gesù piange. Quel dolore non lo annulla, lo abita. Rileggo con loro e commento, dall’inizio, la vicenda della morte di Lazzaro e il suo essere riportato in vita dal grido preghiera di Gesù: “liberatelo e lasciatelo andare” quando, ad un certo punto, provo a dire che la Resurrezione non è solo qualcosa che sarà “alla fine dei tempi” ma che è anche una relazione che occorre imparare qui e ora, una relazione con il Vivente, una comunione con lui.
Resurrezione è la fedeltà di Dio nella vita e nella morte, nel dolore e nella gioia, è fidarsi della sua promessa che non ci lascerà mai soli, è vita nello Spirito, è confidenza con Lui… quando dico queste cose rimando a Marta che “come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”, perché Gesù ci viene sempre incontro, dico, e in quel momento scorgo nel primo banco le mani timidissime del fidanzato della nipote della donna defunta, dita che cercano e sfiorano con una delicatezza estrema quelle dell’amata, dita che sussurrano la paura davanti al dolore ma anche la timida indispensabile presenza dell’amore. Carezze come parole sussurrate. Sul banco accanto, intanto, un padre si appoggia in lacrime sulle spalle della figlia, mi intenerisce tutto questo, i figli che cercano di consolare i padri. Sono solo due immagini velocissime, non interrompono l’attenzione all’ascolto ma in quei piccoli gesti mi è parso di vedere il seme della speranza.
È davvero così, Gesù ci viene incontro, sempre, ogni evento che viviamo, anche il più drammatico, non è mai vuoto della sua presenza, Lui ci viene incontro perché noi possiamo rialzarci, come ha fatto Marta, perché noi possiamo rimetterci in piedi, in cammino, risorgere, ma per far questo abbiamo bisogno anche di gesti, minimi, piccoli, segni umani che raccontino il tocco della Grazia sulle nostre carni spesso sofferenti. Betania è la casa dove Maria “cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli”, a tenerci in vita, ad aiutarci a sentire la fedele presenza del Risorto in ogni istante sono e saranno gesti profumati di cura.
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