Ossa

La vista delle ossa di san Francesco, soprattutto rilanciate sui cellulari, fa nascere un disagio forte: non per le reliquie, ma per un senso di violazione. Da lì emerge una paura più profonda, quella della solitudine del santo e di quanto possa essere radicale il dono di sé.
March 16, 2026
Ossa
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A me, personalmente, le ossa esposte di San Francesco fanno paura. Ci ho messo moltissimo a capire quale sentimento generassero in me e oggi lo so per certo: paura! Preciso da subito che non sono contro l’esposizione delle reliquie. Metto le mani avanti e dico che so benissimo che per molte persone la preghiera al cospetto dei resti del corpo del santo è stata un momento di pura grazia.
Davvero, non sto criticando una modalità di devozione, che capisco e rispetto. Quello che vorrei condividere con voi è il motivo della paura che mi ha generato vedere quelle ossa esposte allo sguardo. La prima di una serie di immagini delle ossa del santo mi arriva il 21 febbraio sul cellulare. Non ero pronto, non me lo aspettavo, è una persona a inviarmi lo scatto: mi prende di sorpresa e io chiudo subito, sconvolto. È stato come se qualcuno mi avesse obbligato a guardare qualcosa che io non avrei voluto vedere, che io non avrei dovuto vedere! Mi sembrava di aver varcato un limite, entrando quasi in una sorta di pornografia del sacro. Credo proprio dovuto al mezzo tecnologico. Non solo Francesco era stato tolto dal suo scrigno di pietra, non solo era stato esposto allo sguardo dei presenti ma ora la riproduzione dei suoi resti già si stava moltiplicando a velocità incontrollata ad ogni latitudine del mondo. Una sorta di frammentazione senza controllo, una dispersione, una dissoluzione.
A quella persona non ho mai risposto, avrei dovuto descrivergli il mio brivido, il mio disgusto, avrei dovuto chiedere il perché di tanta mancanza di pudore! Come poteva aver avuto la voglia, davanti a quelle ossa deposte dentro una teca anonima e fredda, come poteva aver avuto la mancanza di decenza di sfoderare il suo cellulare e di scattare quella foto? E di inviarla, di metterla in pasto a chiunque. E di farlo per prima. Più che l’esposizione agli occhi è l’esposizione allo schermo che mi ha disturbato. Poi certo, quella è stata solo la prima persona a mandare la foto, la prima di molti. Altri hanno continuato e continuano a moltiplicare quello che ai miei occhi continua a rimanere una violenza: non lo sentivano Francesco innocente e vulnerabile, non lo vedevano a implorare di essere lasciato in pace?
Mi sono arrabbiato, mi sono indignato ma non erano quelli i sentimenti più profondi, era altro. Era la paura, appunto. Ma l’ho compreso solo molti giorni dopo, quando un amico, parlando di fede e di sacro, mi dice “è la solitudine di Cristo”. E in quel momento si è fatta chiara la mia reazione davanti alla reliquia digitalmente spammata di Francesco: la sua eterna solitudine tra gli uomini. Quella mi ha fatto terribilmente paura. Francesco lasciato in pasto allo sguardo che preda, conserva, moltiplica, Francesco usato da chi vuole dire che c’era, che è arrivato per primo a vedere, a testimoniare, a mettere metaforicamente le mani sul sacro. Francesco solo, come in vita, quando è in mezzo agli uomini e non quando è ritirato in preghiera con il suo Dio.
Francesco che è solo quando viene frainteso dai suoi frati, quando da loro viene abbandonato, tradito, quando il suo corpo viene conteso per essere usato, Francesco solo in eterno, anche oggi, ottocento anni dopo. Francesco e la sua solitudine violata, questo mi ha fatto paura. Non che non lo sapessi già ma mi ha terrorizzato la domanda: bisogna davvero farsi mangiare fino in fondo, farsi usare e tradire come Cristo, bisogna morire non solo come il seme evangelico ma continuare a morire, anche dopo la morte, per dare frutto? Non c’è un limite, non solo alla curiosa vorace mediocrità della fede della folla ma anche al dovere di franare dentro una radicale solitudine, a un drammatico abbandono, per testimoniare di essere solo di Dio? Bisogna diventare carcassa, lasciare d’essere mangiati fino alle ossa e anche oltre per testimoniare con incredibile forza la vittoria ultima della resurrezione della carne?

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