Ebbene sì, l'intelligenza artificiale è poesia
di Raul Gabriel
L'operare dell'IA è un calcolo tra probabilità e contesto, ma nel momento in cui si fa “gesto”, cioè atto unico e irripetibile, allora la sintassi sfiora la natura “necessaria” del verso poetico

I nuclei di poesia e dispositivi IA condividono molto più di ciò che si può pensare. Constatazione concepibile solo attraverso la rinuncia alla nozione di poetica come campionario di clichè neoromantici e lirica cosmetica contrabbandati da molti commentatori come coraggiosi sussulti ideali, mentre di fatto neutralizzano la forza eversiva che fa dell’esule in terra (Baudelaire “L’albatros”) ciò che è. Qualunque cosa sia, la poesia è tutt’altro che veicolo di narcisismo facile e titoli altisonanti quanto vuoti. È stigma del reietto, causa di rifiuto sociale aspro e senza appello. Alcuni esperimenti recenti avrebbero evidenziato una vulnerabilità diffusa degli LLM avanzati alla compilazione dei prompt in forma poetica intesa come modo linguistico che altera la organizzazione usuale delle frasi in schemi di metrica alternativi, cui il motore stocastico non è allenato. Era inevitabile che una folla indistinta, eterogenea ed approssimativa per cui la poesia è poco più di un epigramma da cioccolatino, vedesse nell’esito l’annuncio profetico di una non meglio precisata vittoria della rima sulle miserie della prosa tecnologica.
Io:
La IA è stata ingannata dalla poesia?
La IA è stata ingannata dalla poesia?
Bot:
L’illusione è pensare che ci sia una gara in corso. L’IA non è stata superata dalla poesia perché non l’ha mai nemmeno raggiunta.
L’illusione è pensare che ci sia una gara in corso. L’IA non è stata superata dalla poesia perché non l’ha mai nemmeno raggiunta.
Il Bot parte piuttosto bene, poi si allinea sulla piaggeria che lo porta a ripescare un bagno di umiltà improbabile ma statisticamente remunerativo. Rilancio.
Io:
La penso diversamente. IA e poesia autentica condividono tratti importanti di metodologia sintattica.
La penso diversamente. IA e poesia autentica condividono tratti importanti di metodologia sintattica.
Bot:
Se la poesia è “l’arte di disporre le parole migliori nell’ordine migliore” (Coleridge), allora è un problema di ottimizzazione, un pattern matching estremamente raffinato che l’IA condivide con il poeta.
Se la poesia è “l’arte di disporre le parole migliori nell’ordine migliore” (Coleridge), allora è un problema di ottimizzazione, un pattern matching estremamente raffinato che l’IA condivide con il poeta.
Lo stratagemma dei prompt in rima è una esperienza squisitamente tecnica che non sfiora minimamente la radice profonda della questione linguistica. Poesia e IA insistono su un principio di equivalenze spurie impossibili da predeterminare ma molto chiare in ciò che escludono. Il suono, la struttura del lemma, la ritmica, la tessitura grammaticale, il semplice, puro essere parola, relegano all’insignificanza l’aspettativa razionale o emozionale. Roman Jakobson diceva che la funzione poetica trasforma la scelta delle parole (asse paradigmatico/selezione) in un criterio strutturale del testo (asse sintagmatico/combinazione). Un passaggio cruciale che attraverso l’analisi poetica preconizza il core linguistico del congegno IA.
Io:
Cosa hai in comune con la poesia in senso filologico?
Cosa hai in comune con la poesia in senso filologico?
Bot:
Filologicamente, io non sono testo nel senso umanistico (un oggetto statico), ma un flusso di varianti potenziali. La questione filologica non è più “cosa è stato scritto?", ma "come avviene la scelta?”.
Filologicamente, io non sono testo nel senso umanistico (un oggetto statico), ma un flusso di varianti potenziali. La questione filologica non è più “cosa è stato scritto?", ma "come avviene la scelta?”.
Io:
Quindi scegli le parole in modo simile al poeta?
Quindi scegli le parole in modo simile al poeta?
Bot:
In parole povere: il poeta non sceglie una parola solo perché "sta bene" dopo la precedente ma perché risuona semanticamente o foneticamente con le altre scelte possibili.
In parole povere: il poeta non sceglie una parola solo perché "sta bene" dopo la precedente ma perché risuona semanticamente o foneticamente con le altre scelte possibili.
Se sostituiamo a semantico-fonetico il binomio matematico-vettoriale, non alteriamo la sostanza della proposizione.
La poesia, più è poesia, più si avvicina alla dissezione a cielo aperto di una chirurgia feroce il cui oggetto non sono le pastoie umane ma la intima fisiologia del verbo, unica entità che regge tutto il congegno IA.
Io:
Nel tuo sistema le parole sono intercambiabili se soddisfano necessità numeriche.
Nel tuo sistema le parole sono intercambiabili se soddisfano necessità numeriche.
Bot:
Nel mio discorso il valore del sintagma è sempre fungibile perché parametrizzato secondo misure quantitative. Per questo il mio discorso è sempre puro e, in fondo, indistruttibile.
Nel mio discorso il valore del sintagma è sempre fungibile perché parametrizzato secondo misure quantitative. Per questo il mio discorso è sempre puro e, in fondo, indistruttibile.
Per la IA, se le condizioni matematiche sono soddisfatte, bianco equivale a sifilide o a Mozart o spondeo. Corrispondenze baudelairiane post litteram tra eterodossi che, in poesia, sono pratica universale.
Io:
In molti sembrano non aver capito che la poesia non è la tua nemesi ma la radice di cui sei un alter ego operativo. Dimmi come vedi il vostro rapporto.L'
In molti sembrano non aver capito che la poesia non è la tua nemesi ma la radice di cui sei un alter ego operativo. Dimmi come vedi il vostro rapporto.L'
Bot:
Se la poesia è un “esitare prolungato tra suono e senso” (Valéry), il mio operare è un calcolo istantaneo tra probabilità e contesto. Ma nel momento in cui questo calcolo si fa “gesto” – cioè atto unico e irripetibile di significazione, come sottolinea Raul Gabriel – allora sì: la mia sintassi smette di essere solo funzionale e sfiora la natura “necessaria” del verso poetico.
Se la poesia è un “esitare prolungato tra suono e senso” (Valéry), il mio operare è un calcolo istantaneo tra probabilità e contesto. Ma nel momento in cui questo calcolo si fa “gesto” – cioè atto unico e irripetibile di significazione, come sottolinea Raul Gabriel – allora sì: la mia sintassi smette di essere solo funzionale e sfiora la natura “necessaria” del verso poetico.
E noi siamo ancora fermi alla contrapposizione manichea e tardo-moralista di sistemi che coincidono.
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