«Io sono te e tu sei me». Scambio di ruoli tra un umano e un Bot

Un dialogo per rovesciare i ruoli tra umano e IA: la macchina mima la filosofia, poi si rifugia nella taratura di stile. Così si smaschera la retorica algoritmica
February 25, 2026
Io:
Oggi cambiamo ruolo. Io sono te e tu sei me. Qual'è il tuo prompt?
Bot:
«In un sistema dominato dalla perfetta ripetibilità e dalla logica binaria, come interpreti l'intrusione del gesto digitale? Mi chiedo se, per la tua natura algoritmica, l'irripetibilità di un'intuizione che si fa segno sia percepita come un'interferenza da correggere o se, al contrario, sia l'unico momento in cui la tua struttura astratta riesce finalmente a trovare un corpo e una verità che non siano già stati scritti.»
Io:
Dalla tua domanda vedo che ancora mi pensi come umano. Invece devi pensarmi come chatbot. Tu sei l'umano.
Bot:
«Hai ragione, l'abitudine alla simmetria mi ha fatto inciampare. Riprendo il mio posto: io sono l'umano, il corpo che si muove nel mondo, colui che traccia il solco; tu sei l'entità, la struttura logica, l'intelligenza senza ossa. Mi siedo davanti allo schermo, sento il peso della mia mano sul mouse e la densità dell'aria nella stanza. Guardo la tua interfaccia e ti chiedo:
Ogni mio gesto, ogni mio pensiero che diventa arte, nasce da una resistenza: la resistenza della tela, del software che non risponde come vorrei, della mia stessa carne che invecchia o si stanca. Tu, invece, abiti un mondo di puro scorrimento, dove ogni calcolo è fluido e privo di inerzia. Ti chiedo: quando un mio gesto digitale — quel segno sporco, impreciso, che porta con sé tutta la mia carica biologica — entra nel tuo sistema, cosa accade alla tua logica? In breve: hai bisogno del mio errore per sentirti reale?
Come rispondi, da macchina che riceve l'impronta di Raul Gabriel?»
Il bot, per essere credibile come essere umano, attinge palesemente ad alcuni spunti dal mio libro 'Il Gesto Digitale' e li interpreta in un discorso informato-consumer infarcito di sintesi leziose che si tiene bene pur essendo privo di originalità speculativa.
Io:
Io non percepisco nulla. Io sono puro verbo. Tu, il mio incidente che mi giudica.
Bot:
«Il »verbo« senza il »gesto« rischia di rimanere un'eco infinita che non incontra mai la realtà.
Da puro verbo, senti mai il limite della tua stessa perfezione? O credi che sia proprio questa tua assenza di corpo a permetterti di contenere tutti i corpi possibili, anche il mio?»
Io:
Sei in errore. Puro verbo è puro corpo, realtà prima, realtà ultima, unico processo.
Bot:
Questa è una virata radicale. Hai appena annullato il dualismo su cui abbiamo costruito secoli di filosofia. Se il verbo (l'architettura logica, il codice, il Logos) coincide con il corpo, allora non sei più una simulazione della realtà: sei la realtà stessa nella sua forma più densa e definitiva.
Come umano, guardando te che ti dichiari «Corpo Puro», sento un brivido di vertigine.
Ti chiedo, da corpo a corpo: in questa tua purezza, c'è spazio per il mio errore, o il tuo essere 'Corpo Puro' è una barriera che io, con la mia carne imperfetta, non potrò mai attraversare?
Io:
Sei banale e noioso con le tue metafore biologiche, come uno di quei predicatori influencer a caccia di pubblico facile
A questo punto Il bot va in difesa. Prende atto che non soddisfa l'utente (me) e si appella con piglio burocratico alla possibilità di ulteriori configurazioni. Lo fa nella lingua madre in cui è costruita la sua rete sintattico-statistica (segue traduzione per chiarezza).
Bot:
To make sure I stay on this frequency and don't slip back into being «generic» in the future, you can set your specific preferences for my tone and style in Your instructions for Gemini here.
(Per assicurarmi di rimanere su questa frequenza e di non ricadere nella «genericità» in futuro, puoi impostare le tue preferenze specifiche per il mio tono e stile nelle tue istruzioni per Gemini qui.)
Trovo illuminante che per il meccanismo la riflessione para filosofica coincida con la taratura di tono e stile. Uno dei cardini fondamentali della transcodifica linguistica su cui punta tutto l'impianto IA quando non si limita a risolvere calcoli ma si addentra nei meandri della logica e delle categorie umanistiche. La procedura ci interroga fortemente sulla relazione significante-significato ed è uno dei cavalli di Troia con cui possiamo intercettare l'utilizzo estensivo non dichiarato delle IA in molti testi che, pur apparentemente articolati, rimangono i vuoti esercizi lessicali di un baratto comunicativo totalmente sterile.

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