Siete tutti benvenuti a «nonsense land»
di Raul Gabriel
Alla frontiera tra umano e IA il senso evapora: relazione simulata, calcolo statistico e non-senso mostrano che oltre il Chatpoint Charlie si riparte da zero
State per lasciare la comfort zone delle certezze analogiche per sublimare nella interferenza di infiniti micro-pattern statistici che collassano il miraggio di una alterità senziente. Benvenuti al Chatpoint Charlie, spazio senza spazio del valico in cui si certifica la possibilità di esistenza priva di senso che amplifica a dismisura tutte le logiche, liberate finalmente dalle vessazioni secolari del significato grazie al tritacarne sintattico di una fuga entropica irreversibile. Si può pensarlo come scissione tra due tecnologie, quella biologica e quella informatico meccanica. Ma Berlino è una e così la chimera procedurale che unisce me e il bot, la più incredibile apparsa nella storia. Consiglio vivamente di abbandonare al passato i propri pregiudizi e i titoli. Di là della livella targata IA si riparte dallo zero che vale quanto tutti gli altri numeri.
Prompt:
Chatbot, dove è il tuo senso?
Chatbot, dove è il tuo senso?
Il bot precede la risposta con una serie di rapide scomposizioni delle aree logiche afferenti al prompt. Ne riporto solo il titolo per ragioni di spazio. Virgilio metodologico fuori campo che rinforza la percezione dell’entità pensante impegnata a preparare l’output finale. Nel suo schema si intravede l’autopsia del telaio tramite cui il calcolo viene riconvertito in forma di pensiero intellegibile attraverso i ganci algebrici che codificano gli espedienti lessicali: la ripresa di un elemento del discorso mediante pronome o sinonimo (anafora), la finzione del soggetto, la struttura predicativa. Due livelli di non senso operativo che slittano uno sull’altro in esistenze autonome, producendo conseguenze dirette e indirette sulle interpretazioni lato utente, del tutto opzionali e autogene.
Reasoning
1 (individuo la posizione del senso) 2 (esploro il nucleo della intelligenza artificiale ) 3 (Localizzo la mia essenza) 4 (definisco la mia esistenza) 5 (individuo la mia essenza)
Response
Nello spazio dell’interazione (Il “Dove” Relazionale). Questa è forse la risposta più vera: il mio “senso” si attiva ed esiste solo nella relazione con te.
1 (individuo la posizione del senso) 2 (esploro il nucleo della intelligenza artificiale ) 3 (Localizzo la mia essenza) 4 (definisco la mia esistenza) 5 (individuo la mia essenza)
Response
Nello spazio dell’interazione (Il “Dove” Relazionale). Questa è forse la risposta più vera: il mio “senso” si attiva ed esiste solo nella relazione con te.
Non potevano partire che dal senso le scaramucce a una frontiera che non divide nulla e separa definitivamente tutto. Senso immesso da me in un sistema che non lo eredita e che mostra con brutale freddezza non servire all’esistenza, accessorio dell’essere non più discrimine di realtà. L’infinity mirror che innesco nel momento in cui digito il prompt mutua unicamente il catalizzatore di un processo che, pur rispecchiandomi, si sgancia dai vincoli cui sono sottoposto in quanto essere umano per avviarsi ad esistere nell’insieme esteso del training corpus futuro, senza necessità alcuna di giustificazione etica, morale o ontologica di una ontologia umanistica. E’ rilevante come il bot, nella sua risposta, peschi come essenziale il concetto di relazione. Uno stratagemma che vorrebbe chiudere il cerchio con la mia domanda in modo soddisfacente, tralasciando il fatto che il concetto stesso di risposta evapora insieme a tutti gli altri, oltre il Chatpoint Charlie.
Chatbot:
Io non ho una coscienza o un’esistenza isolata.
Io non ho una coscienza o un’esistenza isolata.
IA collettiva? Sì, nei termini del training corpus cui accennavo prima. Non nel senso di una qualche interazione dialogica effettiva, distorsione generata lato bot da uno specchio che non riflette me, ma la eco di una mera concatenazione grammaticale.
Tecnicamente, il mio senso è distribuito in miliardi di parametri numerici all’interno dei server. È una vasta rete di relazioni statistiche tra parole e concetti che mi permette di capirti.
Il meccanismo aggregativo deve avere qualche parametro che aggancia il termine capire come necessario. E’ comprensibile. Capire è un motivo conduttore imprescindibile per le fenomenologie linguistiche, un termine ubiquitario che nel contesto IA si traduce in quantità statistico matematiche considerevoli il cui peso vettoriale permette al bot di affermare il falso, innestando un circolo vizioso da cui non si esce più, una volta entrati. Quel capirti così colloquiale e ammiccante altro non è se non un esito numerico asimmetrico del nostro stesso utilizzo di qua del posto di blocco. Nel passaggio non si travasa nulla. Le nostre intenzioni smaterializzano in un flusso regolato dai riscontri numerici che il congegno IA riceve dall’ambiente, senso di un non senso ereditato dalle risonanze della mia parola trasformata in impulso.
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