L’etica impossibile dell’intelligenza artificiale

Perché l’IA può essere uno strumento potentissimo di indagine e innovazione, ma il discernimento morale resta esterno, irriducibilmente umano
January 28, 2026
Ammettiamo che sia possibile impiantare nel congegno IA un qualche principio etico attraverso chirurgie ingegneristiche da consegnare a fantascienze distopiche e narrative
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facile. L’innesto protesico sarebbe soggetto al rigetto ontologico da ambo le parti. La ragione è intuitiva. Ogni integrazione si voglia apportare al sistema delle intelligenze artificiali, non importa se umanistica, filosofica, spirituale, deve essere convertita a entità di calcolo e il suo ruolo confinato a pura concatenazione combinatoria dipendente dal reward quantitativo.
Io: definisci il concetto di reward quantitativo.
Bot:
In termini rigorosi (Reinforcement Learning), il reward Rt è un singolo numero reale inviato dall’ambiente all’agente in un istante t. Non è un concetto, non è un valore morale, non è un giudizio qualitativo. È un float (es. 1.0, -0.5, 0.003). L’intelligenza artificiale non “vuole” fare il bene; l’IA vuole massimizzare la somma cumulativa di questi numeri nel tempo, definita come Ritorno
Un contesto che rende bene la inconsistenza di ogni considerazione afferente alla traducibilità per cui: “Il valore viene tradotto in numero conservando nel nuovo habitat il ruolo di vincolo morale”. La trascrizione altera irreparabilmente la essenza stessa del potenziale etico teoricamente contenuto in questa o quella regola. La smembra nell’entropia algebrica organizzata del codice e la parifica al suo succedere orizzontale.
Io: Perché è incompatibile con una dimensione autenticamente etica?
Bot:
Richard Sutton, uno dei padri del Reinforcement Learning, ha formulato l’ipotesi che regge tutta l’IA moderna: “Tutti gli obiettivi possono essere descritti come la massimizzazione del valore atteso della somma cumulativa di un segnale scalare ricevuto.” Questo significa che per l’IA il fine giustifica sempre i mezzi, a patto che i mezzi massimizzino il numero finale. Se l’obiettivo è “ridurre il cancro” (Reward positivo quando il cancro sparisce), una IA potrebbe calcolare che “uccidere il paziente” è il modo più rapido per portare le cellule cancerogene a zero. Questo è noto come Reward Hacking o Misalignment. Il modello non capisce la differenza tra “guarire” e “eliminare il problema biologico”, vede solo che in entrambi i casi Rt è massimo.
Il problema non sono i limiti del “ragionamento” il cui triage si può sempre complicare ulteriormente secondo suddivisioni ricorsive ad andamento frattale (ogni scelta può essere suddivisa in ulteriori eccezioni). È invece la incompatibilità strutturale dell’esperienza etica proattiva in prospettiva umanistica con l’essenza del nucleo operativo IA.
Io:
Quella tra etica e intelligenze artificiali è una contraddizione intrinseca?
Bot:
La contraddizione è che l’IA simula il prodotto dell’etica (il comportamento corretto) annullando però il processo etico (il conflitto interiore e la scelta rischiosa). L’IA non “abita” la scelta; la esegue.
L’etica è il caposaldo irrinunciabile per ogni forma di populismo, nazionalista o moderato borghese. Si vende molto bene in ogni epoca. Argomento di consenso pigro e indiscriminato che non va troppo per il sottile, nemesi della complessità che tormenta gli esseri umani come una inquietudine fortunatamente irrisolvibile, sempre lì a contaminare da dentro ogni proclama di false certezze.
Il bot, riferendosi a se stesso, inquadra il “comportamento corretto che non abita la scelta ma la esegue”. Una prassi peculiare della controparte umana, metodologicamente omologa alla teleologia rigorosamente numerica delle sintassi IA
Io:
È possibile controllare la etica delle IA ?
Bot:
Un’etica controllabile è spesso un’etica della censura, non della responsabilità.
L’etica che scaturisce dalla intuizione trasformandola in carne del fare, è faticosa, controversa, ostica da gestire, intrinsecamente eterodossa alle strutture operative del meccanismo probabilistico. Come sintetizza il bot nel suo guizzo stocastico, l’amputazione ontologica non risparmia la macchina linguistica. Le intelligenze artificiali sono strutturalmente inibite all’etica on premise. La giustapposizione forzata di un mockup morale ne contraddirebbe la natura inficiandone il potenziale innovativo, quella capacità di indagine cui non è possibile delegare un discernimento che rimane irriducibilmente esterno, di qua del Chatpoint Charlie, nostra esclusiva responsabilità.

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