Pendolari, come una vassoio di profumati biscotti

Al monastero della Comunità benedettina di Sant'Anna sostano decine di persone che viaggiano per studio o lavoro. Gli incontri sono l'occasione per fare una riflessione sul concetto di "stabilità", che per le monache è un valore indispensabile
January 29, 2026
Un vassoio di biscotti
Un vassoio di biscotti
Spesso il nostro monastero diventa una tappa intermedia per i pendolari, gli studenti, gli insegnanti e i professionisti che, obbligati dalla loro scelta di vita professionale e formativa, devono fare decine di chilometri per raggiungere uffici o Istituti scolastici. Ci trovano a metà strada tra Nord e Sud e spesso diventiamo per loro una piccola oasi, un breve momento per riposare, ricaricarsi e ripartire ciascuno verso la sua meta. In questo salire e scendere, scendere e salire, le storie a volte si incrociano e nascono nuove amicizie. Sono relazioni tra persone che mai si sarebbero incontrate se non così. I dialetti si confondono, i pasti condivisi diventano luogo di quello che per San Benedetto era un «gareggiate nello stimarvi a vicenda», una sana competizione che si fa prossimità, vicinanza, creatività. Piatti calabresi che si intersecano con quelli triestini e con prodotti locali umbri: non è uno scherzo, ma è la bellezza di avere cibi differenti sulla stessa tavola, e sperimentare il valore della diversità. Spesso sono situazioni temporanee, frangenti di vita che poi si risolvono con una nuova o antica stabilità. A volte portano con sé preoccupazioni, lacrime; altre volte grandi e piccole gioie per i risultati ottenuti.
Sono relazioni che sembrano un po' un gran vassoi di biscotti: friabili, da inzuppare, di tanti gusti che si alternano al palato. Dolci che si lasciano mangiare uno ad uno, senza che sia possibile contarli. I classici biscotti «delle monache», quelli che hanno un’antica ricetta che si tramanda di generazione in generazione. Eppure, quando poi li metti tutti insieme su uno stesso vassoio, sembra avvenga la creazione di qualcosa di completamente nuovo. Non mi fermo a fare un elenco preciso di nomi, storie e volti dei tanti che abbiamo avuto modo di conoscere - insieme ai tanti altri di cui magari leggiamo sui giornali, che spesso non hanno un nome specifico ma rientrano solo nei numeri delle statistiche ISTAT - ma dal loro ricordo nasce uno stimolo. Una sana riflessione su un modo differente di vivere il lavoro, lo studio, il trasferimento, il riavvicinamento, che sta trasformando il concetto di stabilità, che porta con sé la richiesta di una buona dose di flessibilità ordinaria e che ristruttura il tempo e lo spazio. Il treno per molti diventa luogo di telefonate, riunioni di lavoro, lettura di dispense per il prossimo esame, un sonnellino, un film o una serie per “distrarsi” dopo una faticosa e intensa giornata. Per noi monache benedettine la stabilità ha un significato particolare: è uno dei voti che professiamo, come a evidenziare quanto per noi sia un valore indispensabile. Cediamo lo sia per la crescita di ciascuno, e nei secoli la riflessione proprio attorno al tema della stabilità è divenuta sempre più non tanto di «stato in luogo», ma di centratura esistenziale. La stabilità si legge come la capacità di stare nella vita come «albero piantato su corsi d’acqua, che stende le radici», come canta il Salmo 1. Spesso, il dialogo con chi vive una situazione di “pendolarità”, diventa un accompagnamento non solo materiale ma anche esistenziale, spirituale, per reimparare la capacità di stare centrati nella propria esperienza di vita.

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