«Una scelta politica»: così è stato bocciato il docufilm su Regeni

Il lavoro non riceverà nulla dei 14 milioni di euro di contributi selettivi distribuiti dai quindici esperti della commissione del Ministero della Cultura alle opere cinematografiche e documentaristiche. Procacci (Fandango): «Non può essere una scelta di merito»
April 6, 2026
«Una scelta politica»: così è stato bocciato il docufilm su Regeni
Un cartello che ricorda Giulio Regeni durante una manifestazione /ANSA
«Una scelta politica». Non usa giri di parole Domenico Procacci di Fandango per puntare il dito contro la decisione del Ministero della Cultura di chiudere i rubinetti per il documentario su Giulio Regeni, il ventottenne ricercatore universitario di Fiumicello (Udine) torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Il lavoro, dal titolo “Tutto il male del mondo”, che richiama le parole strazianti di sua madre, non riceverà nulla dei 14 milioni di euro di contributi selettivi distribuiti dai quindici esperti della commissione del Mic alle opere cinematografiche e documentaristiche che si siano segnalate per «interesse artistico e culturale» e «identità nazionale italiana».
La notizia è stata anticipata ieri da Repubblica, che ha raccolto la denuncia di Procacci, produttore del lavoro insieme a Ganesh di Mazzarotto. «Bocciare un progetto del genere non è una scelta artistica – ha commentato -. La storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese, ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e giustizia». Lo stesso quotidiano sottolinea che, invece, per il documentario su Anema e Core, il locale di Capri, i fondi sono stati trovati. Così come per quelli sul cantante Gigi D’Alessio, su Angelo, il principe del Vintage, e su Alfredo, il re delle fettuccine. Mentre per Regeni nemmeno un centesimo. Eppure, il docufilm a lui dedicato, diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, è già uscito. E settantasei università italiane hanno già aderito all'iniziativa promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei. Mentre il 5 maggio è prevista anche una proiezione al Parlamento europeo.
Punti che Procacci mette in evidenza: «Io posso anche capire – argomenta - se vengono commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro». Ma non è questa la situazione, aggiunge. «Il documentario è stato fatto, è uscito nelle sale, ha già vinto il Nastro della legalità. Bocciarlo è una scelta soltanto politica». E, secondo Procacci, non si tratta nemmeno di una questione di soldi. «Alla mia società non viene in tasca niente – sottolinea -. Mi dispiace per la Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario, ma sono sicuro che il pubblico premierà ancora questo lavoro. Sarà visto e continuerà a essere visto. Andrà sia su Sky sia in Rai». Poi conclude, con una nota di amarezza: «Da cittadino, sono scosso. Perché questa non può essere una scelta di merito».

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