La rinuncia a Sanremo, le parole di Meloni: come il caso Pucci ha incendiato la politica
Il comico milanese fa un passo indietro: «Contro di me insulti inaccettabili». L'intervento della premier: «Spaventosa deriva illiberale della sinistra». La Rai: «Siamo preoccupati per il clima di intolleranza»

La foto che lo immortalava nudo, di spalle, in barca, a guardare l'orizzonte, con la scritta "Sanremo... sto arrivando!" è sparita dai suoi profili social. Andrea Pucci sceglie il "passo indietro". E a meno di 48 ore dall'annuncio di Carlo Conti, che lo aveva chiamato come co-conduttore della terza serata del Festival, il comico milanese, rinuncia al Festival e punta il dito contro gli insulti e le minacce ricevuti in questi giorni, che definisce «incomprensibili e inaccettabili»: una «onda mediatica negativa» in grado di «alterare il patto fondamentale» che lo lega al pubblico. È uno sfogo sofferto. Pucci, all'anagrafe Andrea Baccan, nato a Milano nel 1965, noto al grande pubblico grazie alla tv, da Colorado a Zelig, con i suoi sketch ispirati alla vita quotidiana e alle dinamiche di coppia, spesso al centro delle polemiche per il linguaggio decisamente divisivo e politicamente scorretto, punta a ribaltare le accuse di omofobia, volgarità a razzismo che gli sono state rivolte in questi giorni, sui social ma anche dalla politica, in particolare dal Pd. «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più, esiste l'uomo di destra e l'uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese! Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno», sbotta Pucci, che non ha esitato a festeggiare la vittoria di Fratelli d'Italia con uno «spiace zecche», riferito all'opposizione, sui social, o a fare battute sull'aspetto fisico di Elly Schlein. «Il mio lavoro - rivendica - è quello di far ridere la gente, da 35 anni, ma potrei dire da sempre!!! E da sempre ho portato sul palco usi e costumi del mio paese, beffeggiando gli aspetti caratteriali dell'uomo e della donna. Attraverso il mio lavoro ho raggiunto obiettivi e traguardi con l'intenzione di regalare sorrisi e portare leggerezza a chi è sempre venuto a vedere i miei spettacoli. Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili! Quest'onda mediatica negativa che mi ha coinvolto in occasione dell'annunciata partecipazione a Sanremo, una manifestazione così importante che appartiene al cuore del paese, altera il patto fondamentale che c'è tra me ed il pubblico, motivo per il quale ho deciso di fare un passo indietro in quanto i presupposti per esercitare la mia professione sono venuti a mancare».
Pucci passa. Ringrazia Carlo Conti e dice no a Sanremo. Ma la polemica politica divampa. La scelta del comico provoca addirittura l'intervento di Giorgia Meloni che esprime «solidarietà» all'artista e denuncia il «clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui». La premier è netta: «È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco», protesta la premier sui social, scagliandosi contro il «doppiopesismo della sinistra, che considera "sacra" la satira, insulti compresi, quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide». Per Meloni la «deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa». Nessun commento, allo stato, da parte di Carlo Conti, direttore artistico del Festival che preferisce il silenzio ed affida ai social solo la foto di famiglia per il compleanno del figlio Matteo. Interviene, invece, la Rai esprimendo «grande rammarico» per la decisione del comico e «preoccupazione per il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista che ha fatto della satira e della comicità non conformiste il suo modo di esprimere libertà di pensiero». A chiedere all'attore di ripensarci è la consigliera di amministrazione Rai Federica Frangi: «Al di là dell'umorismo che può piacere o no, la satira non è proprietà di nessuno: o è libera sempre, oppure non è più satira. Spero che Andrea Pucci possa ripensarci e venga accolto a Sanremo». Sul caso Pucci la maggioranza, a partire dal capo del governo fino ai ministri e parlamentari si scaglia contro «Pd, giornali, tv di sinistra e commentatori radical chic hanno attaccato in maniera indegna un grande professionista». «Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parole e di sorriso», si schiera Matteo Salvini. Per Antonio Tajani il comico è «l'ultima vittima del politicamente corretto»; Ignazio La Russa, presidente del Senato, è tra quanti gli chiedono di «tornare sui suoi passi. Ho sempre sostenuto che la satira non possa e non debba essere censurata: lo pensavo quando a calcare il palco di Sanremo erano comici dichiaratamente di sinistra». La mole di attestati di solidarietà con l'artista di rappresentanti del centrodestra si moltiplicano così come le repliche del centrosinistra. Elly Schlein non commenta, ma il capogruppo Pd in Vigilanza, Stefano Graziano, nota che «mentre il Paese affronta le emergenze il governo pensa alla scaletta di Sanremo». Per il leader M5s, Giuseppe Conte il governo «deve parlare del comico Pucci per distrarci tutti ancora un po' con la grancassa mediatica in mano ai partiti di maggioranza al seguito. I loro problemi sono i comici che andranno a Sanremo».
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