Viaggio a Narva, l'ultima frontiera d'Europa: così si vive a cento metri dalla Russia
Il ministero della Difesa ha annunciato la costruzione di 150 bunker lungo il confine. E le provocazioni del «Vicino», come lo chiamano qui, non mancano. Ma la norma che impone la sola lingua nazionale ha diffuso il disagio tra molti russofoni, che sono il 98%. Nella città estone il ponte che conduce in terra russa è chiuso al traffico dal 2024. La popolazione non si sente a rischio invasione: «Non abbiamo segnali, ma siamo pronti a difenderci»

L a bandiera della Federazione russa sventola sulla massiccia fortezza quattrocentesca di Ivangorod, proprio di fronte al duecentesco castello di Narva, Estonia. La Russia è vicinissima, sembra di poterla toccare, qui a Narva i locali sanno a memoria la distanza tra le due fortezze: 101 metri. In mezzo, il piccolo fiume omonimo della città, che è il confine tra la Federazione e la piccola repubblica baltica, e, al tempo stesso, l’Ue e la Nato. Al centro, il “Ponte dell’Amicizia” tra le due rive, con cancelli e grate, riflettori, e, sul lato estone, i “denti di drago”, ostacoli anticarro in cemento armato. Dal primo febbraio 2024 il ponte è chiuso al traffico di veicoli. «Lo sarà – ci dice Veiko Kommussaar, vicedirettore generale della polizia responsabile delle guardie di frontiera – finché non sarà finita l’invasione russa dell’Ucraina».
Sono pochi a passare, per lo più russofoni di Narva che hanno ancora un passaporto russo e che visitano parenti dall’altra parte. «I tempi di attesa sono lunghissimi – ci spiega Denis Bjorkland, guida turistica – anche otto ore. Prima del 2022 c’era un via via di persone e auto, molti andavano dall’altra parte a fare benzina, costa un terzo. Venivano tanti turisti da San Pietroburgo, dista solo 150 chilometri. Adesso si ha l’impressione che sia calata una nuova Cortina di Ferro».
Narva è una cittadina di 50.000 abitanti all’estremo nord-est dell’Estonia. Venendo dagli scintillanti grattacieli e centri commerciali di Tallinn, sembra di andare indietro nel tempo. A dominare sono i casermoni abitativi sovietici: la storica città medievale, occupata dai nazisti, fu rasa al suolo dall’Armata Rossa nel 1945. Qui il 98% della popolazione è russofona (la media in Estonia è del 20%). Visti i severi esami di lingua indispensabili per la cittadinanza estone, solo circa il 50% ha il passaporto di Tallinn. Il 33% ha un passaporto russo con solo un permesso estone, il 13% ha il passaporto «grigio», senza diritto di voto e senza cittadinanza.
Nel 2022 è arrivata una legge del Parlamento di Tallinn che impone ovunque nel Paese esclusivamente l’estone come lingua scolastica gradualmente fino al 2030. Per molti russofoni, che a Narva mandavano i propri figli a scuole in lingua russa, è fonte di angoscia. «Qui – racconta Irina Popova, che gestisce una ong di sostegno agli studenti – non ci sono abbastanza insegnanti formati di madre lingua estone, ci mandano docenti che non sanno insegnare. Il livello crolla. Molti genitori mandano da noi i loro figli per compensare le carenze di istruzioni. Alcuni inviano i propri figli a scuola in Russia. E migliaia di professori russofoni sono di colpo senza lavoro».
Una situazione che alimenta speculazioni sui rischi che Putin possa sfruttare il pretesto dei «russi discriminati» a Narva per qualche operazione come nel 2014 nel Dombass ucraino, con i famosi «omini verdi» (militari russi senza insegne). Sulla blogosfera russa girano fantasie sulla «Repubblica popolare di Narva». Lo stesso Putin ha citato un discorso di Pietro il Grande. Il quale, nel 1704, dopo la conquista della città fino ad allora sotto gli svedesi, disse: «Ci siamo ripresi quello che era nostro». L’ Institute for Study of War (Isw) di Washington ha presentato uno studio su una simulazione che vede militanti della «Repubblica Popolare di Narva», sostenuti da Mosca, fare un’insurrezione, invocare la “protezione” della Russia, con poi il supporto del fuoco di droni dal lato russo. Vari giornali anglosassoni, hanno scritto reportage come se un attacco russo fosse imminente. «La prego – ci dice Tiina Falk, portavoce del ministero degli Esteri estone – non venga qui a scrivere l’ennesima storia “Narva è la prossima”. È una cittadina tranquillissima».
In effetti a camminare per le grigie strade non si nota una particolare tensione. O meglio, non più del resto del Paese. «Da voi si parla del tempo per fare small talk – scherza un tassista – da noi si parla del Vicino». «Lo sapevamo da tempo – ci dice il maggiore dell’esercito Neeme Brus – ora con l’invasione russa dell’Ucraina possiamo dirlo apertamente: il più grande pericolo per noi, l’Europa, la democrazia è la Russia». Brus è portavoce della Lega di difesa estone, una formazione nata nel 1918. Sono 30.800 volontari che ogni fine settimana partecipano a esercitazioni di difesa. A casa hanno un fucile, un’uniforme, munizioni. «Siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento, in ogni area del Paese – dice Brus – aiutando e integrando le nostre forze armate». In totale l’Estonia, dove il servizio militare è obbligatorio, ci sono 200.000 riservisti. E Narva? «Non abbiamo segnali che sarà “la prossima”, ma non abbiamo paura, siamo pronti difenderci».
In effetti tutto tranquillissimo non è. Il ministero della Difesa ha annunciato la costruzione di 150 bunker lungo il confine russo nella regione di Narva. E le provocazioni russe non mancano. «Circa quattro anni fa – ci racconta Kommussaar – all’improvviso sono sparite le boe che avevamo messo al centro del fiume per avvisare i nostri pescatori dov’è il confine, dopo che alcuni di loro erano stati arrestati dai russi con l’accusa di aver sconfinato». L’episodio più grave è però di fine 2025. «Su una piccola lingua di terra – prosegue – a meno di un’ora di macchina da Narva, in territorio estone ma più vicino alla riva russa, all’improvviso sono comparse guardie di frontiera di Mosca. Ci hanno detto: questa è terra nostra. Ora non sono più lì. Noi ora ci andiamo solo se necessario. Vogliamo evitare assolutamente incidenti: la Russia non aspetta altro: testano le nostre reazioni, vogliono vedere fin dove ci spingiamo».
Un giorno particolare qui è il 9 maggio. Davanti al castello di Narva sulla riva estone si celebra con concerti ed eventi la Festa dell’Europa. Oltre il fiume dal 2023 i russi quel giorno collocano un maxischermo rivolto verso Narva dove viene ritrasmessa a tutto volume la parata sulla Piazza Rossa e tutti i discorsi di propaganda per la vittoria della «Grande guerra patriottica». A replicare ci ha pensato la direttrice del museo di Narva Maria Smorzevskih-Smirnova, anche lei russofona, volto noto della città, vincitrice del premio Ue Europeo dell’anno 2025: ha affisso sulle mura del castello, rivolto verso la Russia, un gigantesco manifesto con su scritto «Putin criminale di guerra». Gli anni successivi ha aggiunto «Putler» (Putin-Hitler). Un “crimine” che le è valsa, nel 2025, una condanna in contumacia da un tribunale russo a dieci anni di gulag. «Non mi preoccupa – ci dice la direttrice – è semplicemente stupidità, la volontà di Putin di mostrare al mondo il suo potere. La sua è una retorica di morte, la glorificazione della guerra, dell’invasione dell’Ucraina. Ma noi viviamo in Europa, da noi il suo potere non esiste». Non tutti l’appoggiano, però. Anzi ogni giorno, ci racconta, le arrivano insulti e minacce di morte. «Il fatto è – ci dice Popova – che moltissimi russofoni a Narva, se non altro per ragioni linguistiche, vedono solo canali tv e Internet russi, e ne sono influenzati». «Io però non ho paura – replica la direttrice – non posso, non possiamo tacere».
Il sindaco: «Non saremo i “prossimi”. I nostri problemi sono lavoro e casa»
Nessuna preoccupazione per possibili azioni russe, i problemi di Narva sono altri. Jaan Toots, 70 anni, dal primo agosto per la seconda volta sindaco della città (una prima volta dal 2023 al 2025), taglia corto. «Guardi – ci dice –, viene da pensare che questa storia di “Narva è la prossima” sia pompata da chi teme che venga meno il sostegno europeo dell’Ucraina».
E che cosa dice delle voci di una “Repubblica popolare di Narva” sui canali Telegram russi?
Che sono sciocchezze spinte da alcuni blogger russi, che non hanno fondamento. Una classica provocazione. Del resto, guardi, i servizi di difesa e di intelligence estoni non hanno alcun segnale in questo senso.
Si sente parlare di problemi di integrazione con il resto del Paese perché molti russofoni non ottengono la cittadinanza dato che non passano l’esame di lingua estone.
I bambini con la nuova legge già dall’asilo devono imparare l’estone, giovani e giovanissimi si stanno integrando anche se, certo, tra loro parlano russo e l’estone rimane una lingua straniera. Molti, del resto, si trasferiscono in città di lingua estone, a cominciare da Tallinn. Abbiamo altri problemi. Narva è una città la cui popolazione è costituita al 30% da pensionati, abbiamo elevata disoccupazione, il 12%. In generale, comunque, è una città tranquillissima.
Ma come mai una città al 98% di russofoni ha un sindaco di etnia estone?
In Estonia tutte le istituzioni ufficiali devono parlare estone, per questo è normale che i posti apicali siano coperte da persone di madre lingua estone. Le cose però cambieranno man mano che i giovani russofoni a scuola impareranno a fondo l’estone, studieranno in università di lingua estone. Avremo nuove generazioni di sindaci. Detto questo, aggiungo che a Narva la gente analizza con attenzione il background dei candidati, la lingua madre conta poco. Il mio predecessore era rettrice di un’importante università e io vengo dal ministero dell’Interno, sono un ex generale della polizia. Penso di essere al momento giusto qui a Narva.
Perché?
Be’, considerando ovviamente la situazione che stiamo vivendo e il vicino che abbiamo.
E che impatto ha questa situazione sullo sviluppo della città?
Le dico anzitutto che qui non abbiamo paura. Non stiamo istallando strutture difensive nella città, non vedrà trincee in giro. Detto questo, la chiusura del ponte ai veicoli è un problema: prima la maggior parte dei turisti stranieri venivano dalla Russia, soprattutto da San Pietroburgo che è a soli 150 chilometri. Venivano qui quasi ogni settimana a spendere qui i loro soldi. Negozianti e ristoratori hanno perso circa un quarto dei proventi.
Quale sono i suoi obiettivi per Narva a questo punto?
Vogliamo far sì che i giovani ritornino. C’è un problema abitativo, per questo stiamo cercando aree in cui costruire case di legno, come in Norvegia e Svezia, che costano molto meno di quelle in mattoni. L’altro aspetto è che dobbiamo attrarre qui industrie, che hanno bisogno di personale qualificato. E vogliamo sviluppare turismo e cultura.
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