I dati personali di Tajani sul dark web: «Continuerò a lavorare per la pace»
Polemica con il Pd Bonaccini. La premier Meloni: grande preoccupazione. I pirati informatici Noname057(16) sono i principali indiziati

I dati personali di Antonio Tajani finiscono sul dark web, con tanto di cyber-taglia per chiunque possa fornire ulteriori informazioni sul ministro degli Esteri. A pubblicare il file sul vicepremier azzurro sarebbero stati gli hacker di Noname057(16), anche se la circostanza circola ancora come indiscrezione di stampa e l’interessato si è limitato a parlare di pirati informatici filorussi, senza attribuire l’attacco al noto collettivo vicino a Mosca. Il leader di Forza Italia si è detto convinto che l’azione sia dovuta al sostegno dell’Italia all’Ucraina e ha chiesto che la guerra ibrida scali l’agenda del prossimo G7 degli Esteri, in programma domani e martedì a Parigi.
I contenuti (curriculum, indirizzi, recapiti telefonici e altri dati sensibili) «sono comparsi in un'area del dark web accessibile attraverso la rete Tor», come ha spiegato la Farnesina in una nota, «un sistema che garantisce un elevato livello di anonimato e che viene utilizzato anche per attività illecite, tra cui il commercio di droga, armi e dati personali». A denunciare l’accaduto è stato lo stesso Tajani, prima con un post su X, poi in un video pubblicato sui suoi profili social: «Un gruppo di hacker filorussi ha deciso di porre una taglia sulla mia persona e sulla mia famiglia. Insomma, sono disposti a pagare per avere informazioni sulla mia vita privata e sulla mia attività politica. È ovvio che l'obiettivo è quello di intimidirmi. Io non mi faccio mettere paura da nessuno. Continuerò a difendere le ragioni dell'Ucraina, a lavorare per la pace e perché non si ripeta più quello che è successo». Il vicepremier ha poi attaccato il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che nei giorni scorsi aveva postato un’immagine del ministro degli Esteri con il cappellino rosso del movimento Maga in testa. Una foto modificata con l’intelligenza artificiale: in occasione della prima riunione del Board of Peace per Gaza, Tajani aveva effettivamente ricevuto il berretto, ma si era limitato a tenerlo in mano. «Lancio un appello a tutta la politica italiana: attenzione, difendiamo la democrazia, la libertà – ha scandito Tajani –. E impediamo che la guerra ibrida ci metta in ginocchio. Mi dispiace che il presidente del Pd, proprio in questo frangente, abbia utilizzato l'Ia per attaccare me e denigrare le mie posizioni politiche. Facendo così, si aiutano soltanto i signori della guerra ibrida». Bonaccini ha poi rimosso il post, minimizzando il suo comportamento e parlando di un «meme ironico».
La premier Giorgia Meloni ha manifestato a stretto giro la sua solidarietà nei confronti di Tajani, sottolineando la «grande preoccupazione» destata dalla «messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni». E anche lei non ha nascosto l’irritazione per la foto pubblicata da Bonaccini, senza però nominarlo: «Altrettanto preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell'opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione». Solidarietà è arrivata anche dal titolare della Difesa, Guido Crosetto, e dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Come pure da molti altri esponenti della maggioranza e dell’opposizione, a cominciare dalla leader dem Elly Schlein.
La schedatura non riguarda solo Tajani: sul dark web sono finiti i dati anche del procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, del dirigente della polizia postale, Ivano Gabrielli, e di Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano (Pordenone), dove sorge una base dell’Air force Usa. «Sono stupito che il mio nome sia comparso in questo elenco – ha detto il primo cittadino –, anche perché sono semplicemente il sindaco di una cittadina che ospita la base Usaf, ma non ho alcun tipo di influenza su ciò che accade al suo interno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





