Carriere separate? Sì, per le autorità

La vicenda Altieri prova ancora una volta che tali organismi, basati in origine sull'autonomia, sono divenuti preda della bulimia dei partiti. Un loro ripensamento è necessario. Come? Allontanando i politici
Google preferred source
November 7, 2026
Carriere separate? Sì, per le autorità
/ ANSA
Tristi i tempi in cui un designato alla presidenza dell’autorità Anticorruzione non dura nemmeno 24 ore. La vicenda di Trifone Nuccio Altieri, che venerdì sera ha rinunciato all’incarico cui era destinato su indicazione della Lega, pur riabilitata appunto dal pronto passo indietro segna uno dei punti più bassi di questi quattro anni del governo di centrodestra. Perché dà la misura di come il rispetto dei limiti fissati dalla legge (e ancor più, va detto, dal buon senso) sia stato ormai superato, fatto a pezzi dalla bulimia di partiti che tutto vogliono, senza freni. Al di là del decreto legislativo del 2009 sul requisito dei tre anni di “distacco” dalla politica o dal sindacato, il solo pensare che la figura migliore per vigilare sugli appalti pubblici (in anni nei quali quello principale sarebbe il Ponte sullo Stretto caro al ministro Salvini) fosse un ex deputato salviniano già dice molto sul senso etico di chi opera tali scelte. La vicenda impone inoltre un necessario ripensamento sulla piega presa da queste istituzioni per loro definizione autonome e indipendenti, volute per tutelare gli interessi della collettività, ma che dagli anni ‘90 sono proliferate e, soprattutto, si sono ridotte a divenire un altro strumento dei partiti tradendo così la loro funzione (oltre che una mangiatoia di denaro pubblico, con annessi sprechi). Un vizio, va detto, che tendenzialmente accomuna le due compagini maggiori, anche se questo gravissimo “scivolone” è opera del centrodestra. E d’altronde si sa che a scegliere i membri delle authority è quasi sempre il governo, attraverso il premier o i ministri competenti. Certo, non si può concludere che tutto sia negativo: in oltre 35 anni questi organismi hanno garantito in effetti un maggior grado di trasparenza nel rispetto dei diritti dei cittadini.
È ora, tuttavia, di recuperare quella terzietà che sarebbe il vero requisito che le giustifica. Ci vorrebbe una sorta di separazione delle carriere, sancita appunto dal senso etico ancor prima che da una legge: fuori - e con più nettezza - gli ex politici, anche se “a riposo” da anni, e più spazio agli accademici e agli studiosi dotati delle necessarie competenze, per marcare una differenza in nome dell’autonomia rispetto alla politica e porre fine a quella che è a tutti gli effetti un'altra "lottizzazione" vera e propria. Non ci copriamo ingenuamente gli occhi: è notorio che in Italia oggi tale autonomia è virtù assai rara, tali e tante sono le connessioni con il mondo politico anche per “far carriera” in altri ambiti. Il caso Altieri potrebbe divenire però virtuoso se, passate le accuse reciproche, tutti i partiti avviassero una comune riflessione sul punto. Pur sapendo, a ben vedere, che proprio questa appare la vera utopia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire