Virus, batteri e bonobo cooperano. «Ma perché nessuno ce lo dice?»

di Jacopo Fo
La cultura dominante considera la violenza parte della natura umana. Eppure la nostra storia evolutiva, fatta di alleanze inattese, e l’indole pacifica di alcuni nostri parenti più stretti mettono in discussione questa convinzione
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November 8, 2026
Virus, batteri e bonobo cooperano. «Ma perché nessuno ce lo dice?»
Siamo davvero egoisti e crudeli per natura? Jacopo Fo propone un viaggio in sette tappe tra neuroscienze, biologia evolutiva e psicologia che mette in discussione questa convinzione. Dai neuroni specchio alla simbiosi, dalla violenza alla solidarietà, la serie esplora il ruolo della cooperazione e dell’empatia nella storia della vita e dell’umanità. E propone una tesi controcorrente: la bontà non è soltanto una virtù morale, ma una componente profonda della nostra natura.
Come hanno fatto i rettili a inventarsi la placenta? Hanno preso dei virus e li hanno modificati! È una delle scoperte più affascinanti della biologia evolutiva. I protagonisti si chiamano retrovirus endogeni (in inglese ERVs), e i geni virali “riciclati” per costruire la placenta si chiamano sincitine. I retrovirus sono virus che inseriscono il proprio DNA nel genoma della cellula infettata. Quando questo capita in una cellula riproduttiva, il DNA virale viene trasmesso ai discendenti, e infatti circa l’8% del genoma umano è fatto di resti di antichi retrovirus. La maggior parte sono inattivi, ma alcuni geni virali sono rimasti funzionanti: le sincitine derivano dal gene “env” del virus, quello che serviva al virus per fondere il proprio involucro con la membrana della cellula da infettare. I mammiferi hanno riutilizzato proprio questa capacità di fusione per creare il sinciziotrofoblasto, lo strato di cellule fuse che forma la barriera tra il sangue della madre e quello del feto. La prova sperimentale decisiva è arrivata nel 2009, quando il team di Thierry Heidmann ha disattivato questi geni nei topi, dimostrando che senza di essi la placenta non si forma. Un dettaglio straordinario: questa “cattura” di geni virali è avvenuta almeno sei volte in modo indipendente, in gruppi diversi di mammiferi e con virus diversi, tra 12 e 60 milioni di anni fa. Primati, roditori, carnivori hanno sincitine di origine diversa, e questo spiega in parte perché le placente delle varie specie sono così diverse tra loro. Nell’uomo le due sincitine derivano dai retrovirus endogeni chiamati HERV-W e HERV-FRD.
I batteri possono scambiarsi pezzi di DNA. La scoperta è sorprendentemente antica: risale al 1928, prima ancora che si sapesse cosa fosse il DNA. Il batteriologo inglese Frederick Griffith osservò che pneumococchi innocui, messi a contatto con i resti di pneumococchi virulenti uccisi col calore, diventavano virulenti a loro volta — e trasmettevano la nuova capacità ai discendenti. Qualcosa passava dai batteri morti a quelli vivi!!! Solo nel 1944 Avery, MacLeod e McCarty dimostrarono che quel qualcosa era il DNA: una scoperta storica perché fu la prima prova che il DNA è il materiale ereditario. Poi si scoprì che i batteri hanno addirittura tre modi per scambiarsi geni: la trasformazione di Griffith (raccogliere DNA libero dall’ambiente), la coniugazione scoperta da Lederberg e Tatum nel 1946 (un “ponte” fisico tra due batteri attraverso cui passa il DNA, una specie di sesso batterico), e la trasduzione, scoperta da Zinder e Lederberg nel 1952 (un virus che fa da postino, trasportando geni da un batterio all’altro). Oggi il fenomeno si chiama “trasferimento genico orizzontale”, ed è il motivo per cui la resistenza agli antibiotici si diffonde così velocemente: un batterio non deve inventarsi la resistenza per mutazione, può riceverla già pronta da un vicino, anche di specie diversa. Ma perché nessuno te l’ha detto?
Fermiamoci un attimo a riflettere sul modello della realtà che viene fuori da quanto ti ho finora raccontato. Abbiamo i neuroni specchio, siamo fatti di decine di migliaia di miliardi di cellule che sono il risultato di una misteriosa simbiosi tra 2 batteri primitivi, dentro di noi vivono decine di migliaia di miliardi di batteri che ci aiutano e ci proteggono. Nel nostro corpo vivono le cellule di nostra madre e magari anche quelle di fratelli e sorelle nati prima di noi e della nonna… Cioè non siamo individualità. Siamo cooperative. La Coop sei tu! E viviamo in un mondo di cooperative. La stragrande maggioranza degli esseri umani però non sa nulla di tutto questo. Incredibilmente la maggioranza dei gruppi religiosi, sociali, solidali, pacifisti, ecologisti non ha reputato importante comunicare all’umanità questa buona novella. L’essere umano è sostanzialmente un essere simbiotico nel senso migliore della parola, è dedito all’empatia, alla solidarietà, alla condivisione ed è tendenzialmente buono e vive in un mondo simbiotico. Possiamo dire che l’amore è il motore della vita? Spero che tu percepisca una certa ebbrezza!
Stiamo smontando pezzo per pezzo il castello fortificato che protegge l’idea che l’essere umano nasce solo e muore solo. Un castello di censure che genera emozioni di tristezza, paura, rabbia e odio. Un castello che protegge “il comune senso delle cose” l’idea che abbiamo di noi stessi, della nostra identità. Una falsificazione e una censura costante sulle informazioni che mettono in pericolo il concetto di separazione, di individualità e che propongono un modello della natura simbiotico. La cultura dominante odia l’idea che l’umano sia naturalmente buono. Quando da ragazzo parlavo in classe del mio sogno di un mondo più giusto, la professoressa di lettere mi rispondeva: «Sei un illuso. Non conosci la realtà. L’umanità è violenta per natura! Lo dimostra il fatto che gli scimpanzé, che condividono con noi il 98% del DNA, sono animali aggressivi, che arrivano a combattere tra loro con pietre e bastoni, arrivano a uccidersi e addirittura a mangiare i corpi degli sconfitti!” E dicendo questo la professoressa mi guardava con aria tra il derisorio e il compassionevole. Ma la professoressa era solo un’ignorante saccente! Non sono nostri vicini parenti solo gli scimpanzé. Condividiamo il 98% del DNA anche con i bonobo. Che invece di combattersi si amano e condividono le fonti di cibo con altri gruppi di bonobo. Quando un gruppo di bonobo incontra un altro gruppo di bonobosotto un albero di banane non combattono. Per prima cosa fanno l’amore tutti assieme. E quando sono felici e contenti festeggiano mangiando assieme le banane. Per decenni ci hanno raccontato che la nostra indole era violenta, prevaricatrice, proprio come quella degli scimpanzé. Ma l’esistenza dei bonobo ci prova che la violenza non è il nostro destino genetico. Gli scimpanzé sono violenti, i bonobo no. Quindi la scelta di essere violenti non è un obbligo genetico. E dei bonobo non parla quasi mai nessuno.

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