Meloni e la sfida della stabilità: il governo? «Va avanti»
La premier sente il Quirinale e vede a cena i suoi vice: situazione internazionale complicata serve responsabilità. Il nodo rimpasto. Marina Berlusconi fiducia a Tajani

Non c'è l'ipotesi di un voto anticipato. Non esiste questa tentazione. Giorgia Meloni - per dirla con il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi - «vuole completare l'azione di cambiamento dell'Italia e continuare con il senso di responsabilità che fino adesso ha dato stabilità e risposte concrete». Sono ore di riflessione. Ma la volontà di Palazzo Chigi è netta: si va avanti, si pensa all'Italia, si mette al primo posto la stabilità. È una linea che unisce il Quirinale e Palazzo Chigi. Mattarella e Meloni si sono parlati dopo il risultato del referendum. Dopo le mosse che hanno scosso Fratelli d'Italia e Forza Italia. Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. Il capo dello Stato ripete che, in una maggioranza che ha numeri saldi, scossoni non sono utili. Soprattutto in una congiuntura internazionale difficile come quella attuale. Nei discorsi ufficiali e nelle conversazioni più private Mattarella raccomanda «senso di responsabilità». E le risposte non tardano. «Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro», spiega il ministro della Difesa Guido Crosetto che però subito chiarisce: «... Ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto». E ancora. «...Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri, ma...». Ma la situazione internazionale è drammatica e il voto anticipato non è nemmeno una ipotesi. Meloni lavora per andare avanti. Per completare la legislatura. E assomiglia a più di un indizio la frase con cui la premier rivendica che il «decreto sicurezza funziona», dopo il fermo preventivo dei 91 anarchici: «È in questa direzione che il governo continuerà a muoversi: più strumenti per garantire sicurezza a tutti e più tutele per chi vuole manifestare pacificamente».
Il terremoto post referendum va archiviato. Lo choc va superato. La marcia va ripresa. A questo obiettivo lavorano tutti. E su tutti i fronti. Marina Berlusconi ha fatto sapere ad Antonio Tajani che la fiducia non è in discussione. E anche l'ipotesi rimpasto - spiega il sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, uno di quelli che con la premier parla davvero - «non lo vedo all'orizzonte». Insomma la sola cosa certa è la sostituzione secca di Daniela Santanchè: se tutto si fermasse qui non ci sarebbero conseguenze. Meloni ha chiaro il quadro. Sa che sarebbe più difficile prevedere quale sarebbe la lettura del Colle con una variazione della squadra governativa più pesante. Sa che la portata del rimpasto potrebbe condurre a una fase diversa e quindi anche a un Meloni bis. Sa che nel caso estremo di dimissioni il capo dello Stato avvierebbe il consueto giro di consultazioni. Ipotesi da cancellare. «Responsabilità e stabilità», ripete la premier che da una parte chiarisce che «non sto a Palazzo Chigi per galleggiare e non possono nemmeno immaginare una fase di logoramento», ma dall'altra ripete cha la «strada maestra» è andare avanti. Il 4 settembre il governo Meloni diventerebbe il più longevo della storia della Repubblica. E allora - spiega il responsabile organizzativo di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli - «l'obiettivo è dedicare sempre maggiore attenzione agli italiani per portare fino in fondo il programma che abbiamo presentato alle elezioni».:
C'è una linea che unisce. Colle e Palazzo Chigi. Una linea su cui Meloni si sarebbe confrontata, lontano da occhi indiscreti probabilmente nella sua abitazione all'Eur, con i suoi vice Tajani e Salvini. Tanti i temi sul tavolo. Anche la legge elettorale. Ora però c'è il tema stabilità. Un punto riguarda Forza Italia. Certo, il cambio di capogruppo a palazzo Madama viene vissuto all'interno dell'esecutivo come una dinamica interna al partito forzista, ma si spera che il congresso azzurro non si giochi sulla pelle del governo. La premier sarebbe comunque intenzionata a delineare una nuova agenda, con alcune priorità recuperando tra l'altro il rapporto con il Sud. Anche attraverso interventi mirati: c'é chi parla del rifinanziamento della social card. Intanto si lavora per la scelta del successore al Turismo di Santanchè («L'unica certezza è che non lascio FdI, e sono sempre con Giorgia Meloni», assicura lei dalla Versilia). La premier dovrebbe tenere l'interim non a lungo. Resta in pole un tecnico d'area come la presidente dell'Enit Alessandra Priante, e c'è l'ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il "Sì", potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula. Nella maggioranza si rincorrono le voci su altri ministri considerati in bilico, come Adolfo Urso (che ha appena convocato il tavolo di confronto con le imprese), Orazio Schillaci ed Elvira Calderone. E torna il nome del leghista Luca Zaia. Ma il suo inserimento potrebbe solo rientrare in un rimpasto più ampio, perché altererebbe l'equilibrio fra gli alleati e FI non resterebbe certo a guardare.
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