La Vigilanza Rai finisce nel caos: si dimettono tutti

Senza vincitori il braccio di ferro sul nome di Simona Agnes come presidente di Viale Mazzini. Prima lasciano i membri di opposizione, poi anche la maggioranza
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July 2, 2026
Nella foto Barbara Floridia, presidente (M5s) della Vigilanza sulla Rai
Barbara Floridia, presidente (M5s) della Vigilanza sulla Rai / Ansa
Titoli di coda sulla Commissione di Vigilanza della Rai, dopo due anni di stallo tra la maggioranza che ha fatto mancare il numero legale e le opposizioni decise a non lasciarsi «imporre» il nome di Simona Agnes da votare per raggiungere il quorum per la presidenza della tv di Stato. Nella tarda mattinata di giovedì 2 luglio, i capigruppo di Pd, M5s, Avs e Iv annunciano ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa le dimissioni di tutti i membri del centrosinistra, compresa la presidente della Bicamerale, la pentastellata Barbara Floridia. La maggioranza prova a rilanciare la palla nel campo degli avversari e segue con le dimissioni dei componenti del centrodestra. E a Palazzo San Macuto scende il silenzio.
Neppure il recente appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al funzionamento dell’organo di garanzia ha sortito effetto, dunque. Piuttosto La Russa in serata chiede anche a nome di Fontana le indicazioni dei nuovi commissari. Ma per le opposizioni non è così che si risolve il problema.
Riavvolgendo il nastro, la vicenda riporta alla complessa designazione da parte della coalizione di Governo del presidente della Rai. Dopo un lungo braccio di ferro, Forza Italia riesce a spuntarla con gli alleati su Agnes. Ma le minoranze chiedono un nome condiviso e non ci stanno a portare acqua al mulino dell’esecutivo. In Rai parte la girandola delle nomine che contraddistingue i momenti delle alternanze politiche. In risposta al voto mancato, FdI, FI, Lega e Nm iniziano a disertare i lavori, che si bloccano puntualmente per la mancanza del numero legale. Le opposizioni insorgono puntualmente e da Italia viva Roberto Giachetti inizia uno sciopero della fame fino a incatenarsi al banco della commissione. Intervengono preoccupati anche i vertici dello Stato, con l’impegno a mettere in moto la Bicamerale. Ieri, sorpreso della decisione di massa, il presidente del Senato La Russa racconta di aver chiesto ai due poli di trovare un nome condiviso, visto lo stallo su Agnes, e di presentare una rosa, ma di non aver ottenuto risposte.
Ma per le opposizioni non ci sono mai state le basi per una trattativa. Dura la lettera dei capigruppo, che parla di «un atto politico necessario» dovuto alla «paralisi imposta dalla maggioranza». Anche la presidente Floridia lascia lo scranno. «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile - spiega - . Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari».
Gesto condiviso dal presidente dei 5 stelle Giuseppe Conte: «Mai vista un’occupazione così spregiudicata della Rai», commenta. La Rai è «alla deriva», fa eco la leader del Pd Elly Schlein, per la quale «TeleMeloni deve tornare a essere la Rai di tutti i cittadini italiani». Mentre da Avs Bonelli attacca «l’arroganza» del centrodestra, «in aperto contrasto con i principi del Media Freedom Act».
Insorgono i capigruppo di maggioranza, con Stefania Craxi di Forza Italia che parla di «dittatura della minoranza» e ribalta le accuse. Mentre per Maurizio Gasparri da sinistra solo «dichiarazioni patetiche».

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