La «relazione» con Piantedosi e il no comment del Viminale: quello che sappiamo sul caso Conte
La maggioranza si stringe a difesa del ministro-prefetto. Le opposizioni: il Governo chiarisca gli incarichi della giornalista nella Pa e in Rai.
Lei: «Sono stata fraintesa, ora preferisco il silenzio. Parlano le mie competenze di 10 anni». L'intervistatore: mi ha chiesto lei di fare quella domanda.

Al secondo piano del palazzone del Viminale, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua a lavorare ai propri dossier. Non risultano cambi in agenda: dopo la pausa pasquale, fra le prime uscite pubbliche previste c’è quella del 10 aprile a Roma, in occasione della Festa della Polizia. Fuori dalle mura del palazzo, lo tsunami mediatico innescato dalle parole della giornalista Claudia Conte - che ha asserito l’esistenza di una sua presunta liason con Piantedosi, coniugato con una collega prefetto e con due figli -, continua a montare. Le opposizioni sollevano un caso politico, tirando in ballo il Governo, ma le forze di maggioranza confermano la fiducia nell’operato del ministro. Nel mezzo c’è il ministro, che da civil servant non proferisce parola. Dal Viminale arriva un asciutto no comment, accompagnato dalla pacata assicurazione che da parte del titolare dell’Interno non ci siano mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di alcuno. Chi sostiene il contrario, viene precisato, ne risponderà nelle sedi competenti. E il ministro ha già dato mandato ai legali in tal senso.
L’intervista della discordia
A scatenare la bufera, l’altro ieri, è stato un passaggio di una video-intervista concessa al sito Money.it dalla 34enne Claudia Conte, giornalista, conduttrice radiofonica, opinionista in tv e autrice di saggi. Verso la fine della conversazione, il conduttore Marco Gaetani - giovane comunicatore politico e autore di podcast, fra le voci di Radio Atreju, il canale radiofonico legato alla manifestazione tenuta ogni anno da Fratelli d’Italia, e già presidente provinciale di Lecce per Gioventù Nazionale - le ha chiesto lumi su una sua presunta relazione col ministro Piantedosi. E lei, sorridendo, ha risposto: «È una cosa che non posso negare, però sono molto riservata nella mia vita privata». Immediatamente, il video è diventato un clickbait e la dichiarazione è rimbalzata sui media nazionali, aumentando la fibrillazione nel Governo e dando la stura a ricostruzioni più o meno fantasiose. Perché parlare così apertamente di questioni private? E perché porre una domanda così personale, in un’intervista basata su altri temi? Mercoledì, dopo che la bufera era scoppiata, i vertici di FdI hanno chiesto lumi al podcaster, secondo il quale la richiesta di porre quella domanda è giunta dalla stessa Conte.
La giornalista: «Sono stata fraintesa, ora preferisco il silenzio»
Una versione che collima con quanto dichiarato ieri dalla redazione di Postcast Money: «La giornalista ci è stata presentata da una persona intermediaria», forse una donna di cui non è nota l’identità, «la quale ci ha anche detto che avrebbe potuto rispondere alla domanda su voci che circolavano sul web da tempo su di lei, potendo confermare la relazione con il ministro in quanto - ci aveva assicurato - lui era separato. Non conoscevamo prima Conte e non c'è stata alcuna malafede né alcuna regìa da parte nostra. Abbiamo fatto solo il nostro lavoro di giornalisti, al di fuori di qualsiasi logica opaca». Dal canto suo la giornalista ieri ha pubblicato sui social un video nel locale della rete PizzAut, in coincidenza con la giornata mondiale dell’autismo. E, cercata dai cronisti, preferisce non commentare l’accaduto: «Sono stata fraintesa. Al momento preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni».
Le opposizioni: il Governo chiarisca su incarichi a Conte
Da mercoledì, quando il caso è diventato di dominio pubblico, diversi media sono andati a scandagliare nella vita e nel curriculum della giornalista, che è attuale conduttrice del programma radiofonico «La mezz’ora legale» su Radio1 (con un onorario di 200 euro lordi a puntata), autrice di libri su temi di legalità, consulente (a titolo gratuito) della commissione parlamentare su sicurezza e periferie ed è stata moderatrice di incontri (con un cachet di un paio di centinaia di euro) presso la Scuola superiore interforze. Ieri le opposizioni hanno presentato diverse interrogazioni parlamentari. Una è del gruppo Pd alla Camera, che - premettendo di non voler giudicare le scelte di vita di Piantedosi - chiede al Governo di «chiarire gli incarichi pubblici affidati alla giornalista Claudia Conte, che secondo la stessa avrebbe una relazione con il ministro dell’interno». Anche Angelo Bonelli, di Avs, chiede direttamente alla premier Giorgia Meloni «di sapere quanti siano gli incarichi, in varie forme, conferiti a Conte nella pubblica amministrazione e in Rai e sulla base di quali criteri e competenze siano stati assegnati». Riccardo Magi, di + Europa, parla di «un killeraggio del ministro dell’Interno», un «trappolone» del principale partito di maggioranza», dato che il podcaster Gaetani è un «comunicatore di FdI». Mentre la segretaria dem Elly Schlein evoca «il caso Sangiuliano» e ironizza: «Non mi stupirei se ora Meloni chiedesse le dimissioni» anche «di Piantedosi».
Meloni e la fiducia confermata
Al netto dei retroscenismi e delle polemiche di parte, l’incubo che aleggia sulla compagine di Governo, già uscita ammaccata dalla batosta del referendum sulla giustizia e poi investita dai casi Santanché e Delmastro, è proprio quello del rischio che la vicenda, seppur non sovrapponibile, inneschi un caso politico simile alla telenovela Sangiuliano-Boccia, che nel 2024 portò infine alle dimissioni del ministro della Cultura. Mercoledì, a Palazzo Chigi, la premier avrebbe chiesto rassicurazioni a Piantedosi, ricevendole, insieme alla conferma che si tratta di una faccenda dai risvolti meramente privati. E così il vicepremier Matteo Salvini, con cui il ministro ha avuto uno scambio di auguri pasquali al dicastero dei Trasporti. Ieri mattina, una nota dei capigruppo di FdI a Camera e Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, ha ribadito la linea, rinnovando apertis verbis «la piena fiducia» del partito di maggioranza a Piantedosi. «Ha dato prova di essere un ministro eccezionale», aggiunge la deputata di FdI Sara Kelany. Una levata di scudi, che indica come al momento nel Governo prevalga l’intenzione di non voler toccare, a un anno e mezzo allo scadere della legislatura, la delicata casella del Viminale, cruciale per la tenuta di qualsiasi esecutivo e tanto più per un centrodestra che insiste sulle politiche di sicurezza. Il tutto in attesa delle risposte alle interrogazioni delle opposizioni, che potrebbero aggiungere elementi di valutazione.
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