La manovra è cambiata di nuovo: via tutte le norme sulle pensioni
Nella notte la Lega minaccia la crisi e il Mef innesta la marcia indietro totale: via l'innalzamento delle finestre d'uscita, la norma sul riscatto della laurea e anche il silenzio-assenso sul Tfr. Sparito pure il nuovo contributo chiesto alle assicurazioni. Mentre è arrivato il bonus paritarie: fino a 1.500 euro nel 2026

Si è rischiata la crisi di governo sul capitolo pensioni della manovra di bilancio. Corre voce di telefonate giunte nella notte da esponenti della Lega al loro ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti: se non cestini tutto, il Carroccio non vota il maxi-emendamento del governo e, in questo modo, si sfila dalla maggioranza, era il senso. E così, alle 8 di mattina, il colpo di scena si materializza nella commissione Bilancio del Senato. Arriva il nuovo emendamento del governo e dentro non c’è più nulla della doppia stretta sulla previdenza annunciata appena martedì scorso: come trapelato già durante la notte, sono saltate non solo la norma che inaspriva i criteri relativi al riscatto della laurea, ma anche quella sull’innalzamento (dal 2032) della “finestra” di uscita per le pensioni anticipate. Tabula rasa, tutto cancellato. Si torna all’origine e ora è da vedere se le misure contestate saranno aggiustate e in qualche modo recuperate in un successivo provvedimento, come aveva annunciato ieri Luca Ciriani, il ministro per i Rapporti con il Parlamento. I fondi necessari verranno recuperati, a quanto pare, da una rimodulazione delle risorse a disposizione del ministero dell’Economia per gli investimenti.
E non solo: è sparita anche la norma che sembrava più “pacifica”, quella sul Tfr per i nuovi assunti. La misura, contenuta nella prima versione della proposta di modifica a firma dell'esecutivo, prevedeva l'adesione automatica alla previdenza complementare, con i soldi del trattamento di fine rapporto, per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione. Salta pure il nuovo contributo di 1,3 miliardi chiesto alle assicurazioni. La misura non è contenuta infatti nel nuovo emendamento del governo alla manovra, contrariamente a quanto previsto dalla prima versione della proposta di modifica. La norma introduceva un meccanismo che prevedeva il versamento a titolo di acconto pari all'85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l'anno precedente.
Alla fine il nuovo testo contiene le misure sull'iperammortamento per le aziende, nella stessa formulazione precedente e quindi con la proroga al 2028, la stretta sugli investimenti “green” e la rimodulazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cambia inoltre la ritenuta d'acconto per i pagamenti fra le imprese: il nuovo emendamento del governo depositato prevede l'anticipazione della misura al 2028 con un'aliquota ridotta allo 0,5% - al netto dell'Iva - dell'importo da corrispondere. Confermato l'1%, ma solo dal 2029. La misura vale oltre 700 milioni di euro già dal primo anno, il 2028, e raddoppia in quelli successivi. Inoltre, è arrivato il bonus per le paritarie. Debutterà nel 2026. A prevederlo è un emendamento presentato da Noi Moderati. Si tratta di un contributo fino a 1500 euro per le famiglie con Isee entro i 30mila euro e riguarda gli studenti che frequentano una scuola paritaria secondaria di I grado o il primo biennio di una scuola paritaria di II grado. Vale a dire le medie o il primo biennio delle superiori. La misura sarà determinata secondo scaglioni inversamente proporzionali al reddito Isee e ha un tetto di spesa di 20 milioni di euro per il prossimo anno. Servirà un decreto del ministro dell'Istruzione, di concerto con il ministro dell'Economia, per fissare i criteri nel dettaglio «tenuto conto delle somme riconosciute" per lo stesso obiettivo dalle Regioni.
Ora la commissione Bilancio va avanti per tutta la giornata, sperando di chiudere i lavori in modo da consegnare il testo finale per l’aula di Palazzo Madama, che ha in programma l’esame da lunedì. E martedì 23 ci sarà il voto di fiducia.
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