Guerra in Iran, dai sistemi anti-droni alle navi: gli aiuti militari italiani

Tutte le ipotesi in campo, dai Samp-T alle fregate, passando per Sigonella. Dopo l'attacco iraniano alla Turchia, nella mattina telefonata Meloni-Erdoğan
March 6, 2026
Il contingente italiano consegna materiale scolastico e abbigliamento ad alcuni orfani di Erbil / ANSA
Il contingente italiano consegna materiale scolastico e abbigliamento ad alcuni orfani di Erbil / ANSA
«Non siamo in guerra» ma l'Italia «come Regno Unito, Francia e Germania intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo». Questa la versione della premier Giorgia Meloni, spiegata il 5 marzo a Rtl 102.5 (perché riferisca in Parlamento occorrerà attendere l'11 marzo). «Armi difensive», ha poi precisato Meloni. Sono varie le ipotesi su cui l'Italia sta lavorando, di fronte a quello che il governo considera «il momento più difficile degli ultimi decenni»: dall'invio dei sistemi di difesa aerea Samp-T ai Paesi del Golfo (soprattutto gli Emirati Arabi Uniti) al dispiegamento delle navi italiane verso Cipro, il Paese dell'Unione europea colpito dall'Iran nel corso della sua controffensiva. In mattinata, la premier ha avuto una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan: il 4 marzo, un missile balistico di Teheran era stato abbattuto dai sistemi di difesa della Nato proprio in Turchia. Meloni ha espresso solidarietà a Erdoğan e i due hanno fatto il punto sullo scenario. 

Innalzamento delle difese

Il primo punto riguarda la difesa dell'Italia. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha incaricato il capo di Stato maggiore di alzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale in coordinamento con gli alleati e con la Nato. Non è una misura di routine: l'ultimo precedente risalirebbe addirittura al post 11 settembre del 2001 con l'attacco alle Torri gemelle. Il rafforzamento delle difese potrebbe prevedere innanzitutto un incremento degli equipaggi per lo scramble (il decollo per motivi di emergenza, ndr) dei caccia italiani dal nostro Paese. E ancora, al vaglio c'è l'aumento dei sistemi di difesa missilistica aerea, soprattutto al Sud, teoricamente più esposto alle offensive dal Medio Oriente. Infine, il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha inviato a prefetti e questori una circolare per rafforzare la vigilanza sulle basi militari americane in Italia e sui siti sensibili legati alla produzione a uso militare.

Le basi

«Non ce le hanno ancora chieste, quando sarà valuteremo», è il ritornello scandito dal governo alla domanda sull'uso delle basi militari come quella di Aviano o Sigonella. Quest'ultima, in Sicilia, è una delle principali infrastrutture militari americane in Italia. In realtà, grazie ai trattati già esistenti,  lo scalo è già nella disponibilità degli Stati Uniti per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Serve però il nulla osta italiano per il lancio a scopi bellici. Il governo ha sempre chiarito che quest'ultimo scenario (che aumenterebbe parecchio il coinvolgimento italiano) sarà condiviso con il Parlamento in caso di richieste da Washington.

Invio di difese

Il Governo ha spiegato di essere pronto a mandare nei prossimi giorni delle navi a protezione di Cipro, attaccato dall'Iran. L’Italia è pronta a valutare l’invio di almeno una fregata per difendere l’area dei Paesi del Golfo: le ipotesi sono la Virginio Fasan (ora nel Mediterraneo orientale) e la Shergat, al momento impegnata nell’operazione Mediterraneo Sicuro. Entrambe sono pensate per intercettare i droni, hanno sistemi radar fino a 200 chilometri, missili Aster 30 (con un raggio d'azione fino a 100 chilometri) e un cannone da 76 millimetri. Previsto a breve anche un provvedimento per l'invio di sistemi di difesa aerea ai Paesi del Golfo che ne hanno fatto richiesta: Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Il pacchetto prevede dispositivi anti drone e strumenti anti-missilistici, compreso il potente sistema Samp-T (già schierato dal 2021 al 2024 in Kuwait). Secondo alcune indiscrezioni, data la disponibilità limitata, i Samp-T potrebbero essere destinati ai soli Emirati Anche in questo caso è previsto comunque un passaggio in Parlamento.

Spostamento dei soldati (ed evacuazione dell'ambasciata in Iran)

In Kuwait è in corso uno spostamento di 239 militari italiani verso l'Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82. Anche in Qatar 7 dei 10 soldati stanno raggiungendo l'Arabia Saudita. In Bahrein, dove ci sono cinque militari, si sta ritirando il personale. In Libano lo scenario è ancora poco chiaro: se si deciderà di evacuare, arriverà una nave italiana per questo tipo di operazione. Prima dell'inizio del conflitto, nell'area interessata dalla crisi in Medioriente si contavano 2.576 militari del nostro Paese. Nel frattempo, vista la situazione in Iran, l'ambasciata italiana a Teheran è stata temporaneamente chiusa e trasferita a Baku, capitale dell'Azerbaijan . L'operazione ha coinvolto 50 italiani, già trasferiti.

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