Le forniture di petrolio e gas, la promessa di armi: la missione di Meloni nel Golfo
Ieri lo sbarco a Gedda, oggi sarà in Qatar ed Emirati. L’obiettivo è blindare gli approvvigionamenti.
Ma al momento si negano emergenze e ipotesi di razionamento: «In Italia nessun allarme». Le distanze da Trump: «Non siamo d'accordo e lo diciamo»

Una missione preventiva, non annunciata alla stampa, a bordo di un volo schermato. La premier Giorgia Meloni ieri ha spiazzato tutti ed è andata a Gedda, in Arabia Saudita, per la prima di tre tappe che la vedranno toccare oggi, sabato 4 aprile, anche Qatar ed Emirati. In agenda incontri in formato ristretto con le massime autorità dei Paesi del Golfo: il principe ereditario Mohammed bin Salman, l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Gli obiettivi di fondo: proteggere e rafforzare le forniture energetiche al Paese, sulla scia di quanto già avvenuto durante la visita in Algeria della scorsa settimana e in vista anche della missione fissata in Azerbaigian nelle prossime settimane; offrire nuovo aiuto, anche militare, ai partner del Golfo e alle infastrutture energetiche divenuti bersaglio dell’Iran; approfondire il nodo della sicurezza delle rotte commerciali, tema che cammina insieme alla ripresa della via diplomatica tra Usa-Israele e Iran.
Il “blitz” non ha consentito alla stampa di andare al seguito della presidente del Consiglio. Ciò non ha impedito a Meloni di rilasciare un’intervista in videocollegamento al Tg 1 della sera, a riprova che l’improvvisa missione fa parte di una più ampia strategia di rilancio dell’azione di Governo. La crisi internazionale, dice Meloni alla rete ammiraglia, «sta avendo già e avrà effetti concreti negativi sull’energia e sull’economia italiana». Il Governo, spiega con riferimento alla proroga del decreto sulle accise, fatta in mattinata al Consiglio dei ministri, «intende intervenire con tutti gli strumenti che sono possibili per proteggere le famiglie e le imprese della nostra Nazione». Al telegiornale della sera Meloni si concede una puntura alle opposizioni, critiche sia verso i provvedimenti sul caro-benzina sia, almeno registrando alcune voci del Pd, sulla missione nel Golfo. Per la premier le minoranze sono «nella fortunata posizione di chi può criticare comodamente seduto sul divano». In realtà, tra le opposizioni c’è anche chi, come Matteo Renzi, reputa doverosa e «intelligente» la mossa a sorpresa di Meloni nel Golfo.
Quanto alla triplice visita, che cade in un giorno in cui gli Emirati si sono visti passare sulla testa 47 droni e 18 missili balistici, la stessa premier conferma: si tratta di una missione «per solidarietà» verso «Paesi amici» e per «garantire approvvigionamento energetico». E se in Algeria il focus era il gas, nella due giorni pre-pasquale la priorità è il petrolio. Chiaro che ci si trova in questa nuova situazione emergenziale per via dell’iniziativa di Donald Trump. E Meloni non si sottrae all’evidenza dei fatti: «L’Europa non ha molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere gli interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo. Stavolta noi non siamo d’accordo». Un disaccordo che pare complessivo, che dall’operazione in Iran si allarga agli attacchi di Trump alla Nato, sino ad arrivare alla questione italiana (con il primo diniego sull'utilizzo) della base di Sigonella.
Il resoconto della tappa a Gedda
Lasciando Gedda la mattina di sabato, e mettendosi in viaggio verso le altre due tappe, Palazzo Chigi ha confermato in pieno i motivi della missione. Nel corso del colloquio con Mohammed bin Salman, si spiega, si è discusso «dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità. L’incontro - prosegue la nota di Palazzo Chigi - ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz».
Il nodo-forniture, tra timori e rassicurazioni
Certo il blitz della presidente del Consiglio fa temere una possibile emergenza energetica in Italia, in particolare sulla disponibilità di benzina. Palazzo Chigi prova a spegnere le preoccupazioni, rassicurando sugli approvvigionamenti nazionali. E rimarcando piuttosto la rilevanza strategica della visita di Meloni, prima leader europea e della Nato ad andare fisicamente nel Golfo. «Non è qui per chiedere ma per dare solidarietà», rimarcano più e più volte le fonti di Governo più vicine ai dossier. Sono puntualizzazioni finalizzate a non creare allarme.
Tuttavia i numeri sono lì a spiegare i motivi della presenza di Meloni. Dalla Regione proviene il 15% del petrolio e il 10% delle forniture di gas. La premier vuole blindare e rafforzare i flussi, offrendo in cambio sostegno militare e la conferma degli investimenti di Eni. Mentre quando si parla di rotte commerciali, si va anche oltre il nodo Hormuz: per Roma sono in gioco 30 miliardi di interscambio commerciale. Nei dialoghi con Bin Salman, Al Thani e Al Nahyan, Meloni affronta anche le possibili ripercussioni in termini di flussi migratori: solo in Libano ci sono un milione di sfollati.
Difficile che Meloni riesca a individuare con i tre interlocutori, che hanno sfumature diverse sul conflitto in Iran, la via per la riapertura dei canali diplomatici. Tuttavia, gli sherpa di Palazzo Chigi hanno pochi dubbi nel sostenere la richiesta dell’ambasciata iraniana di pressare per un cessate il fuoco propedeutico alla riapertura di Hormuz. I contatti con Teheran non si sono mai interrotti, e anche questa comunicazione costante induce Roma a non credere all’ipotesi che alcuni Paesi europei abbiano avviato trattative bilaterali per far passare le navi cargo. Allo stesso tempo, solo se non volano missile e droni l’Italia è disposta a intervenire nello Stretto, sotto l’egida di una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu.
Tensione con l'Ue sulla regola del 3%
Meloni vuole che la visita nel Golfo e i decreti sulla benzina vengano letti come parte di una strategia a difesa del Paese. In mattinata (e nelle ore in cui l'Istat ha ribadito che il disavanzo dei conti 2025 si è arrestato al 3,1% del Pil, quindi ancora sopra la soglia del 3%) il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dopo il Cdm aveva aggiunto un altro tassello: è necessaria, anzi «inevitabile», una «riflessione a livello europeo» sulla deroga al Patto di stabilità e alla regola che fissa il deficit al 3%. D’altra parte con le nuove stime macroeconomiche l’Italia rischia di non rientrare sotto la soglia. Insomma, servono risorse per tamponare la crisi, che devono venire da una flessibilità sui conti pubblici. Bruxelles invece si irrigidisce: «La clausola di salvaguardia generale del Patto può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso. Stiamo monitorando attentamente, ma non ci troviamo in questo scenario». È solo la prima puntata. Se il conflitto continuerà, l’Italia cercherà alleati già in vista del prossimo Consiglio Europeo.
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