Il pressing della premier, le mozioni di sfiducia: cosa succede con la ministra Santanché
di Gianluca Carini, Roma
La richiesta di dimissioni avanzata sia alla Camera che al Senato. E Malan (FdI) conferma: «Come tutti i ministri seguirà le indicazioni della premier». Ma lei conferma tutti gli appuntamenti

Il fortino eretto da Daniela Santanché sembra destinato a sgretolarsi a breve. A confermarlo è il capogruppo meloniano al Senato, Lucio Malan, intervenendo in Aula. «Come tutti i ministri (anche Santanché, ndr) seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio», assicura. Per Malan «le tre questioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè sono estranee all'attività del governo. Non è una questione politica ma situazioni personali che nulla hanno a che fare con la vita del governo».
Mentre alla Camera hanno provocato reazioni durissime dell'opposizione le parole del capogruppo meloniano, Galeazzo Bignami: «Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia chi prende a martellate i poliziotti» oppure «da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle mentre andava da Cospito». Riferimento, quest'ultimo, alla visita di alcuni parlamentari dem all'anarchico detenuto al 41-bis: proprio la rivelazione di queste informazioni al compagno di partito Giovanni Donzelli - che ne aveva a sua volta parlato in Aula - ha peraltro portato alla condanna in primo grado per Andrea Delmastro (si trattava infatti di questioni coperte dal segreto d'ufficio).
Dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, sono già arrivate le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capo di Gabinetto alla Giustizia: entrambi più volte al centro di gaffe e scivoloni, Delmastro si dimette per l'ormai nota vicenda della Bisteccheria d'Italia, il locale aperto con la figlia di un prestanome del clan Senese; Bartolozzi - rimasta peraltro l'unica indagata per il caso Almasri - lascia invece per alcune uscite infelici, come quella sulla magistratura, definita «plotone d'esecuzione». Passi indietro in un certo senso attesi. In pochi si aspettavano invece che nel giro di vite post voto rientrasse anche la Pitonessa, sempre difesa in passato dalla premier Meloni (e dal presidente del Senato Ignazio La Russa) anche nei momenti di massima esposizione dovuti alle inchieste per bancarotta a suo carico. Il basso profilo tenuto da Santanché in questa campagna referendaria però non l'ha esclusa dal repulisti deciso da Meloni. Dietro, forse, c'è anche una mossa preventiva: secondo quanto filtrato, entro fine aprile è atteso il deposito della relazione del curatore fallimentare di Ki Group Holding, la terza società fallita riconducibile a Santanché. E quindi la ministra rischia un'altra accusa di bancarotta dopo quelle già aperte per i fallimenti Ki Group e Bioera, che si aggiungono a loro volta al caso Visibilia (falso in bilancio) e alla presunta truffa all’Inps negli anni del Covid. Troppo per un Governo che negli ultimi mesi si è scoperto più traballante. E così, dopo aver respinto tre mozioni di sfiducia in quattro anni, il vento attorno alla Santanché è cambiato.
In questo contesto è arrivato l'invito pubblico alle dimissioni (un inedito o quasi nella storia repubblicana) avanzato da Meloni alla ministra del Turismo, invitata a mostrare la «medesima linea di responsabilità istituzionale» di Delmastro e Bartolozzi. Mentre oggi anche le opposizioni unite hanno presentato la loro mozione di sfiducia contro Santanché, sia alla Camera che al Senato. A Montecitorio la mozione è firmata da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (Iv) e Riccardo Magi (+Europa). La richiesta di Meloni evidenzia, secondo la minoranza, «il venir meno del rapporto fiduciario» e comporta «una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica». E ancora, «la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell'esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale».
La stessa mozione è stata avanzata a inizio seduta a Palazzo Madama. In aula è intervenuto per primo il capogruppo del M5s, Luca Pirondini, chiedendo alla premier di «mettere fine a questo balletto indecente». Il dem Antonio Nicita ha sottolineato invece una differenza con i casi Delmastro e Bartolozzi. Nel caso di Santanché, Nicita si è chiesto retoricamente «cosa è cambiato oggi rispetto al luglio 2023, al luglio 2024 e al febbraio 2025 quando sono state respinte dal Parlamento le dimissioni di Santanchè? Per capire se è un chiarimento o semplicemente se come diceva Churchill "quando sei in grande difficoltà prendi un gatto morto e buttalo sul tavolo". Allora chiediamo che Meloni venga cortesemente in aula per rispettare questa istituzione». Santanché, intanto, ha confermato tutti gli impegni. Arrivata al ministero a bordo di un'auto blu e accompagnata dalla scorta, la ministra non ha risposto ai cronisti. Ma lo scenario può cambiare rapidamente.
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