Delrio: «Ora non parliamo per mesi di primarie. Serve un programma su temi concreti»

di Matteo Marcelli, Roma
Intervista al senatore dem: «Il voto è stata una bella affermazione. Il messaggio al Governo è chiaro: non avete le mani libere sulla Costituzione»
March 25, 2026
Delrio: «Ora non parliamo per mesi di primarie. Serve un programma su temi concreti»
Il senatore del Pd Graziano Delrio
Senatore Graziano Delrio, esponente riformista del Partito democratico, lei ha sostenuto le ragioni del No. Soddisfatto del risultato?
Sì, è stata una bella affermazione, con una forte spinta di partecipazione. Segno che esiste un tessuto sociale pronto ad attivarsi quando sente che c'è in gioco qualcosa di importante, come la Costituzione, che rappresenta unità e convergenza e va tenuta fuori da forzature partitiche troppo divisive. Il voto ci dice che il disimpegno non è strutturale e che gli elettori hanno compreso la necessità di limitare le forzature sulla Costituzione. È un messaggio di saggezza e lo dico pur rispettando le ragioni del Sì, che non vanno demonizzate.
Da quello che dice sembra che per lei il voto non abbia un valore politico così decisivo.
Ha un valore politico nel senso che è stato bocciato un tentativo del Governo di cambiare la Costituzione, con una riforma che forse andava discussa più approfonditamente in Parlamento. Probabilmente questo referendum non bisognava neanche farlo: se il Governo avesse cercato un vero dialogo anziché forzare le quattro letture, tutto questo non sarebbe successo.
Non è «un avviso di sfratto», come dice il leader 5s Giuseppe Conte?
Credo che il messaggio mandato al Governo sia un altro: “Non avete le mani libere sulla Costituzione e attenzione a toccare l’autonomia della magistratura, che è alla base dell'equilibrio democratico”. Ovviamente c'è stato un giudizio di merito sull'oggetto della riforma, ma la mobilitazione è nata perché è stato scelto il terreno costituzionale, che deve essere di incontro e non di scontro. Se il Governo voleva una riforma della giustizia, ha fatto un errore di valutazione.
Quindi la giustizia va bene così com’è?
No. Ma l’indicazione è di concentrarsi sulle cose serie e non di fare referendum pro o contro i magistrati. Gli italiani vogliono affrontare i problemi veri: velocità dei processi, limitazione delle correnti nella magistratura, potenziamento del personale, sovraffollamento delle carceri. Vogliono una politica di qualità che affronti problemi reali: organici, digitalizzazione, burocrazia, stabilizzazione dei precari. È il momento di trovare un modo per collaborare seriamente e anche chi ha vinto deve dare disponibilità per affrontare i problemi del sistema giudiziario.
Del resto anche la parte che ha vinto contava anche molti sostenitori del Sì, specie nel suo partito.
Infatti vanno rispettate tutte le opinioni. Ho amici che hanno votato Sì convinti dell’idea della terzietà del giudice. Ma anche tra gli elettori di FI molti hanno votato No. Queste non erano elezioni politiche. Il referendum è stato caricato di significati simbolici e politici che sono stati bocciati, e questa è una lezione per tutti i governi.
Conte ha lanciato subito le primarie. Che ne pensa?
Sarebbe sbagliato discutere per mesi di primarie. Il centrosinistra deve lavorare insieme sui contenuti, non sui nomi. Ci sono emergenze concrete, come la povertà minorile, per esempio, che riguarda quasi un milione di casi. Abbiamo già l'esperienza del reddito di inclusione e del reddito di cittadinanza: sappiamo cosa funziona e cosa no. Prima delle primarie bisogna mettere giù i punti comuni per far capire che c'è una convergenza reale.
Magari è così, ma anche Ernesto Ruffini ha già dato la sua disponibilità.
Ripeto, non è il tempo delle primarie, ma di trovarsi tra segretari, che già ci sono, e mettere punti comuni in agenda: salario minimo, congedo parentale, lotta alla povertà. Dobbiamo sforzarci di coinvolgere la società per avere idee di cambiamento per il Paese.

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