Il pacchetto sicurezza oggi in Cdm: cosa cambia dopo le limature del Colle
Scudo penale “esteso” e il fermo preventivo che diventa “accompagnamento”: nel Governo si media ancora, ma la missione del sottosegretario Mantovano al Quirinale ha portato a una revisione «costruttiva» delle norme ipotizzate

I due testi che compongono l’annunciato pacchetto sicurezza, un disegno di legge e un decreto, messi a punto dal Governo e finiti sotto la lente del Quirinale, sono attesi oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, non ancora formalmente convocato ma previsto nel tardo pomeriggio. A sera, fonti di maggioranza lo confermano, pur ammettendo che qualche margine di incertezza resta e che il lavoro tecnico proseguirà nella notte. Anche se poco prima, lasciando il Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non si era sbilanciato: «Abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato, altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti». In mattinata, a chiedere con garbo un incontro sul Colle era stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha avuto un vis-à-vis col capo dello Stato Sergio Mattarella sui profili più delicati delle norme incluse nei due testi. Il clima politico intanto resta acceso. Ma ripercorriamo la giornata, partendo dalle comunicazioni del ministro.
«Indegni» i sospetti sul Governo per gli scontri
Dopo l’informativa di martedì alla Camera, al mattino in Senato è andato in scena il secondo round fra il ministro dell’Interno e le opposizioni. «Ho sentito ipotizzare che la gestione dell’ordine pubblico avrebbe evidenziato impreparazione o eccessivo uso della forza», ha osservato Piantedosi, rigettando «tali ipotesi con la massima decisione» e difendendo «il lavoro e la professionalità» dei poliziotti che «hanno operato anche a rischio della propria incolumità». Il titolare del Viminale ha poi respinto con forza le ricostruzioni retrosceniste sulla presenza di una “manina” del Governo dietro le violenze a Torino, definendo «indegno e privo di qualsiasi riscontro con la realtà» insinuare che le violenze siano state «in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal Governo» per poter poi «varare più agevolmente nuove norme. Un’accusa grave e strumentale». Le violenze di «matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo – ha aggiunto –. Questi delinquenti, militanti di centri e professionisti del disordine, non agiscono per conto dell’esecutivo». E non c’è stata da parte degli agenti «nessuna impreparazione o uso eccessivo della forza». Le opposizioni ribattono: «Maggioranza e Governo – incalza il senatore dem Andrea Giorgis – mettano da parte la propaganda e le scorciatoie inutilmente repressive e si apra un confronto serio».
Dopo le comunicazioni, l’aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza (con 88 sì, 56 no e nessun astenuto). Nel testo è stata assorbita la mozione presentata da Azione, col parere favorevole del Governo. E, in base al regolamento del Senato, è stato precluso il testo delle opposizioni (Pd, M5s, Iv e Avs). «Eravamo disponibili a presentare una risoluzione unitaria senza elementi divisivi – ha commentato il capogruppo di FdI Lucio Malan –. Ma abbiamo ricevuto un totale diniego». Per cautela politica, dalla risoluzione è stato depennato il riferimento esplicito al fermo preventivo, mentre è rimasto quello alle tutele penali per gli agenti, uno dei punti più sensibili nel confronto con il Colle.
L’incontro «costruttivo» fra Mattarella e Mantovano
In Senato, Piantedosi ha insistito sulla necessità di «una norma che consenta un efficace intervento preventivo». Mentre, nel frattempo, sul Colle andava avanti il lavoro certosino dei consiglieri del capo dello Stato rispetto ai contenuti del faldone – 80 pagine di misure articolate in un ddl e in un dl – fatte pervenire informalmente da Palazzo Chigi. Che la materia del contendere fosse ancora complessa lo si è capito a metà mattinata, quando il sottosegretario Alfredo Mantovano ha chiesto e ottenuto di poter riferire personalmente al presidente Mattarella sui punti controversi che gli ordinari rapporti fra i tecnici di Palazzo Chigi e del Quirinale non erano riusciti a sbrogliare, in uno spirito di “leale collaborazione” istituzionale volto ad agevolare la successiva promulgazione. Da parte del presidente, sono giunte alcune sottolineature: il cosiddetto “scudo penale” per gli agenti – ossia la non iscrizione nel registro degli indagati ma in un altro registro ad hoc in caso di legittima difesa o stato di necessità – per non violare il principio di uguaglianza sancito dalla Carta, non può essere previsto solo per una categoria, ma deve riguardare tutti i cittadini. Dal governo si fa notare che la misura è stata pensata fin dall’inizio in questa chiave più ampia.
In più, rispetto al “fermo preventivo”, oltre alla necessità di precisare meglio il coinvolgimento della magistratura, è stata indicata l’esigenza di rendere oggettiva e non generica la qualifica di “sospetto” che si intende sottoporre a limitazione della libertà e a perquisizioni. Sarebbe ritenuta eccessiva, in particolare, la durata di 12 ore ipotizzata nelle bozze per gli accertamenti di polizia prima dei cortei, tanto più alla luce delle ipotesi di estensione avanzate in chiave politica. Le ultime indicazioni parlano della possibilità di mantenere il trattenimento fino a 12 ore per accompagnamento negli uffici di polizia, senza necessità di convalida preventiva del magistrato – che dovrebbe comunque essere informato – e limitatamente a soggetti con precedenti specifici. C’è poi una serie di misure sull’immigrazione, che andrà raccordata con l’effettiva entrata in vigore, a giugno, del “Patto” approvato in Europa sulla definizione dei “Paesi sicuri”. Per tale ragione, alcune misure sui migranti – forse anche il cosiddetto “blocco navale” – potrebbero essere travasate dal decreto al disegno di legge. Ancora, il capo dello Stato ha ricordato come i provvedimenti adottati, in base ai Trattati in vigore, non possono comunque essere resi inappellabili.
Le limature “last minute” sulla nuova bozza
I toni del colloquio fra i due vengono definiti, come sempre, distesi e costruttivi. Mantovano ha assicurato a Mattarella un approfondimento ulteriore sui singoli punti evidenziati. Ma al di là di questo, resta il nodo delle soluzioni concrete che verranno decise nella notte dal Governo, in una lunga serie di riunioni tecniche. Forse anche per trovare la quadra, nel pomeriggio ci sarebbe stato un confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier leghista Matteo Salvini. Stando alle fonti interpellate da Avvenire, nelle ultime bozze del decreto potrebbero trovare posto gli interventi immediatamente operativi su ordine pubblico e sicurezza urbana: dal fermo preventivo fino a 12 ore in vista di manifestazioni, alla stretta “anti-maranza” e sulla vendita di armi bianche ai minori; dallo scudo penale per gli operatori delle forze dell’ordine – e per altre categorie di cittadini – alle zone rosse urbane attorno alle stazioni e al Daspo urbano. Nel disegno di legge confluirebbe invece buona parte delle misure sui migranti, compreso il cosiddetto blocco navale, ossia la possibilità di interdire temporaneamente l’attraversamento delle acque territoriali in caso di minacce terroristiche o di pressione migratoria eccezionale. Il lavoro di limatura, tuttavia, proseguirà fino all’avvio del Consiglio dei ministri e potrebbe riservare altre novità.
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