Caso Robinson, scintille Salvini-Tajani

di Redazione romana
No di Fi all'incontro tra il capo della Lega e il pregiudicato attivista dell'ultradestra britannica. Calenda: il vicepremier si dimetta. E strizza l'occhio agli azzurri.
January 26, 2026
Caso Robinson, scintille Salvini-Tajani
Matteo Salvini, ministro dei Trasporti e Vicepremier, durante la Festa di Atreju a Roma, 14 dicembre 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Bufera su Matteo Salvini. Prima le opposizioni. Ora anche Forza Italia. La foto che ritrae il vicepremier della Lega con l'attivista dell'ultradestra britannica Tommy Robinson non piace per niente all'altro vicepremier Antonio Tajani. «Salvini può vedere chi vuole, ma Robinson è incompatibile con i miei valori, io non lo incontro», attacca il capo degli azzurri. Il riferimento è all'istantanea scattata in occasione di un incontro al Mit: Salvini stringe la mano al leader anti-migranti con alle spalle una serie di precedenti penali. Tajani dice no, ma la risposta del capo della Lega non si fa attendere. «... Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare se voglio fare battaglie comuni con qualcuno?». Salvini tiene il punto, richiamandosi alla «libertà di parola e pensiero». E all'ennesima spaccatura in maggioranza, si sommano le proteste che giungono dal campo avversario. Il leader di Azione Carlo Calenda chiede le dimissioni del vicepremier, puntando il dito contro l'incontro al Mit con un «cocainomane e pluripregiudicato». E il Pd insiste: «Salvini sempre con i peggiori... Non hanno la benché minima decenza morale e politica», attacca il componente della segreteria dem Marco Furfaro. Il segretario di +Europa Riccardo Magi, invece, accosta alle «pericolose frequentazioni con neonazisti criminali, che dovrebbero essere motivo di imbarazzo per tutto il governo», le parole dello stesso leader leghista sulle forza dell'ordine. Che, per Salvini, «dovrebbero avere ancora più le mani libere per difendere la nostra e la loro sicurezza». La polemica con il passare delle ore diventa un fatto politico. E protagonisti sono proprio Calenda e Tajani insieme in un teatro milanese dove si ricorda Silvio Berlusconi. Il primo è convinto che il «bipolarismo non durerà», il secondo che dice che «il 10 per cento non basta per essere determinanti all'interno della coalizione» e che il partito deve allargare i suoi confini. Prove di nuove alleanze? Il segretario di Azione mette però «paletti chiari»: niente intese con le «quinte colonne di Putin o chi riceve nazisti cocainomani al ministero», attacca tornando sul caso Tommy Robinson. Una critica, applaudita in sala, in sintonia con quanto aveva detto poco prima ai giornalisti Tajani, definendo l'esponente di estrema destra britannico «incompatibile con i miei valori». Calenda spiega che con Forza Italia si è trovato d'accordo su diversi temi non ultimo il sì al referendum e guarda avanti: «Questo Paese ha un disperato bisogno di liberali, popolari e riformisti... Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo» perché a «svegliarmi in un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio»

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