Il nipote di De Gasperi: «All’Ue serve la politica, lo diceva già zio Alcide»
di Diego Motta
Romano Romani: gli altri parlavano di armi e truppe, lui pensava a dare sostanza all’intesa tra gli Stati

L’unico confronto politico fatto con lo zio Alcide, l’ingegnere Romano Romani l’ha avuto a 16 anni. «De Gasperi non parlava mai di politica in casa » racconta, oggi che di anni ne ha 90. La sua bella residenza milanese è piena di libri e di ricordi e lui sorride. «Pochi anni prima che morisse, gli chiesi: tutti parlano di pace in Europa, ma perché lo fanno se poi pensano a costruire un esercito per dichiararsi guerra? Lui divenne molto serio e rispose: non è così come dicono. L’esercito serve per non farsi attaccare e per evitare che ci sia un altro conflitto. Dovrà essere una forza di difesa comune, con costi da condividere. Poi serviranno un’economia comune e un unico ministro degli Esteri». Correva l’anno 1951, tre anni prima della morte dello statista democristiano. Settantacinque anni dopo, parlare con il nipote di De Gasperi mentre intorno incombono scenari da nuova guerra fredda, è illuminante. «Di diverso rispetto a oggi, c’era sicuramente lo spirito con cui si viveva la storia - spiega Romani -. I nostri genitori avevano attraversato due conflitti mondiali, eppure vivevano nella certezza che tutto prima o poi sarebbe finito. Avevano un’idea di futuro, nonostante tutto. Oggi non si guarda più lontano, ma vicino».
Ingegner Romani, qual era l’idea di Europa di De Gasperi?
Era un’idea che andava dritta al cuore del suo impegno: mentre gli altri discutevano di difesa comune, di armi e truppe, temi oggi quanto mai attuali, lui insisteva sulla necessità di dare un carattere politico all’intesa tra gli Stati. In questo, era sempre un passo avanti. In particolare, per lui, la politica estera era parte essenziale dell’azione di governo. Quando nel 1950 Robert Schuman, su proposta di Jean Monnet, presentò l’idea della Ceca, la Comunità economica del carbone e dell’acciaio, l’Italia si mise subito al passo di Francia e Germania nell’orizzonte di un mercato unico: Parigi guidava uno Stato uscito vincitore dalle ostilità belliche, Berlino era il simbolo di un Paese sconfitto. Eppure già sedevano insieme allo stesso tavolo.
Nel guardare alle difficoltà odierne dell’Europa, tanti soffrono di nostalgia ripensando alla classe dirigente di allora: De Gasperi, Schuman, Adenauer.
C’era un’altra classe dirigente allora, è vero. Avere avuto statisti di quel calibro, in quella fase storica, incise molto sui destini dell’Europa, che compì dei passaggi importanti in poco tempo e con effetti di lungo periodo. Per quanto riguarda De Gasperi, quello che mi colpì era soprattutto la sua visione del mondo e della politica, totalmente ideale e disinteressata. Non aveva alcun interesse personale in gioco, sapeva guardare lontano e cercava di portarsi dietro anche chi era distante dalle sue posizioni. A guidarlo era senz’altro il desiderio di creare qualcosa di nuovo, superando il passato senza vendette. Penso in particolare a un momento storico cruciale.
Quale?
La scrittura della Costituzione. Fu un successo incredibile, che oggi sarebbe impensabile. Il 90% delle forze politiche fu favorevole, solo il 10% contrario. Voleva convincere chi non la pensava come lui, con passione ed entusiasmo. Prima di morire, nel 1954 a Sella di Borgo Valsugana, ripeteva che era necessario concludere subito con l’Europa politica, perché ne avvertiva il bisogno. Ai suoi funerali, l’unico riconoscimento fu la medaglia di cui era stato insignito anni prima con il Premio Carlo Magno, che celebrava il suo instancabile adoperarsi per l’unità del Vecchio continente.
Da cosa derivava questo prodigarsi?
De Gasperi ha vissuto in una terra di confine, il Trentino. Ha cristianamente sperimentato il bisogno di far convivere realtà e culture diverse. Cercava la sintonia con i cittadini, lo vedevi nei comizi a cui anch’io potei assistere. Ne ricordo uno a Milano, in piazza Duomo, avevo solo 13 anni. Comprendeva le ragioni di chi veniva ad ascoltarlo e voleva essere compreso, per le sue scelte politiche. Lo stesso valeva per la distinzione assoluta che teneva nei rapporti tra Stato e Chiesa: dalla comunità cristiana aveva ricevuto molto, un certo tipo di educazione e di morale. Aveva tanti amici preti, eppure fu di una laicità inappuntabile.
Se vedesse l’Europa incompiuta e irrisolta di oggi, cosa direbbe?
Parlo da familiare e non da studioso, ovviamente. Ci inviterebbe a guardare oltre, a non pensare solo al proprio piccolo pezzo di mondo da costruire. De Gasperi è stato ed è ancora, a mio parere, un modello di persona impegnata in politica che ha segnato un’epoca. Provenendo da una famiglia molto povera, disse alla futura moglie che ci sarebbero stati momenti difficili legati a quell’esperienza. Sapeva di dover pagare di persona, ma questo non influì minimamente sulle sue scelte.
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