Meloni: inaccettabili le affermazioni di Trump sul contributo dei Paesi Nato in Afghanistan
Dopo Londra, Berlino e Parigi, anche Roma alza la voce per stigmatizzare le esternazioni del presidente Usa contro i contingenti dell'Alleanza

Sull'Afghanistan, e sul contributo degli uomini e delle donne dei Paesi Nato, Donald Trump l'ha detta troppo grossa anche per l'Italia e per Giorgia Meloni. La premier di Roma si unisce al coro di altri leader europei e occidentali che hanno replicato a muso duro al presidente Usa, che venerdì, in un'intervista rilasciata a Fox, ha affermato che i contingenti non americani si sarebbero tenuti "a distanza" dai pericoli.
Meloni non ci sta, e dirama una nota ufficiale che fa seguito alla presa di posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto e del titolare degli Esteri Antonio Tajani. "Il Governo italiano - dice la premier - ha appreso con stupore le dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero “rimasti indietro” durante le operazioni in Afghanistan. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti", dice la presidente del Consiglio. Segue il ricordo del sacrificio dei militari italiani: "In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale. Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane". Il finale è una forte presa di distanza dal tycoon: "Non sono accettabili - conclude Meloni - affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata". Sono parole che pesano, anche se seguite da una mano tesa: "Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l'amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica".
Il primo a reagire all'ennesima intemerata del presidente Usa era stato il primo ministro britannico Keir Starmer. Anche il principe Harry, che ha prestato servizio in Afghanistan, si è sentito in dovere di replicare a Trump, ricordando i 475 soldati morti. Parole pesanti sono arrivate anche da Berlino e Parigi. Persino il segretario generale della Nato, l'olandese Mark Rutte, noto per i suoi modi a dir poco ossequiosi con Trump, ha dovuto rammentare come poco più della metà degli oltre 4mila militari uccisi negli anni non fossero americani. Anche l'opposizione italiana, prima della nota di Meloni, aveva bollato come "agghiaccianti" le esternazioni del presidente Usa, in particolare con il leader M5s Giuseppe Conte.
Giorgia Meloni ha dunque aggiunto la sua voce a un lungo coro di indignazione. E la sua presa di posizione arriva dopo ore in cui si è dibattuto sulla sua postura verso Washington, in particolare sulla posizione ondivaga rispetto al "Board of peace" proposto da Trump. Come noto, la premier ha ufficializzato che Roma non può firmare per vincoli costituzionali, ma dichiarando interesse per la proposta e chiedendo direttamente al tycoon di cambiare lo Statuto del nuovo organismo, di modo da renderlo compatibile con le Carte dei Paesi europei, le quali non prevedono l'adesione da subalterni in entità sovranazionali. Con la dichiarazione sull'Afghanistan, Meloni ha dunque voluto ribadire, soprattutto rispetto alle voci critiche, la propria autonomia da Trump, a prescindere dalle affinità ideologiche. Un altro passo in una strategia, lenta e non priva di contraddizioni, che la premier sta perseguendo da quando il presidente Usa ha aperto il dossier Groenlandia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






