Il femminicidio, il doppio suicidio e noi cristiani con il compito di seminare speranza

Una riflessione al margine dei tanti drammi che ci lasciano smarriti
January 26, 2026
Il femminicidio, il doppio suicidio e noi cristiani con il compito di seminare speranza
I rilievi dei Carabinieri per l'omicidio di Federica Torzullo nei terreni alle spalle dell'azienda del marito Claudio Carlomagn ANSA / ufficio stampa Carabinieri
La notizia del suicidio dei suoi genitori gli è stata data in carcere dove si trova da una settimana con la terribile accusa di aver ucciso la moglie Federica Torzullo con più venti coltellate e di aver sotterrato il corpo in un terreno accanto all'azienda di famiglia. Claudio Carlomagno, dopo aver saputo della morte della mamma Maria e del padre Pasquale, è sorvegliato a vista nell'istituto di pena di Civitavecchia. A quanto riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, l'uomo sarebbe "disperato", avrebbe chiesto di vedere il figlio e minacciato il suicidio. L'avvocato, all'indomani del ritrovamento dei coniugi Carlomagno impiccati nella loro villetta, li definisce delle "vittime". "Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime - afferma - vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità". Ritiene che "occorre rispetto e privacy" sulle "ragioni dietro a questo terribile gesto", spiegate in una lettera all'altro figlio. E lancia un monito: "Purtroppo ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come 'quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro'. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici". 
L’indignazione per l’orribile uccisione di Federica ha lasciato il posto a una pena immensa. La notizia del suicidio di papà Pasquale e di mamma Maria, genitori di Claudio Carlomagno, ci ha tolto il respiro. La pietà, questo sentimento nobile di cui l’umanità necessita più dell’acqua, si è fatta spazio in tanti cuori, a iniziare dal nostro. Il ritrovamento dei corpi senza vita di questi coniugi, che – come ognuno di noi – mai avrebbero pensato di concludere così la propria esistenza, è stata un ulteriore colpo, sferrato senza preavviso, alla nostra emotività, già messa a dura prova dall’ultimo femminicidio avvenuto in Calabria, seguito poi dal suicidio del reo.
Domenica, nella mia chiesa, l’atmosfera era pesante. I credenti, smarriti, col volto triste, cercavano risposte commentando l’accaduto. Solo la fede in un Dio che soffre con chi soffre, riusciva a gettare un raggio di luce su tanto inspiegabile dolore. Salire l’Altare, leggere e commentare la Parola che salva, pregare, offrire la Messa in suffragio di questi fratelli e sorelle sconosciuti, è stato per tutti noi di grande conforto. Il male ci fa sempre male. Ma quando irrompe in modo più illogico e prepotente, rischia di trascinarci in una spirale pericolosa. Quando ne parli, poi, non per sentito dire, ma perché coinvolto in prima persona nel vortice della sua potenza ne esci a pezzi. Il male – in ogni sua forma e dimensione – può essere sconfitto, o, almeno, limitato, solo dalla volontà cocciuta di rispondergli con il bene. Altra via non c’è. Anche se, a prima vista, potrebbe apparire non una vittoria ma una sconfitta. Perdonare non è, come qualcuno crede, una debolezza; al contrario, è la più alta espressione di un animo forte e determinato. A chi ha fame devi dare da mangiare. Adesso. Verrà, poi, il tempo per discutere sulle motivazioni per cui tante famiglie muoiono di fame.
Domenica scorsa, giornata dei lebbrosi. Come ogni anno, in parrocchia, i nostri volontari si danno da fare per raccogliere fondi. Si vende il miele, ci si impegna in piccole iniziative. La lebbra può essere sconfitta ma, chissà perché, ancora non accade. Che facciamo? Ci affanniamo a ripetere che spetta ai ricchi che detengono la maggior parte delle risorse, farsi avanti? Lo sappiamo già, non lo faranno. Troppo impegnato a godersi la vita, il ricco Epulone non si accorge del povero Lazzaro alla porta della sua casa. Oggi come ieri le cose stanno così. Allora?  Allora noi tentiamo, con le nostre povere risorse, di dare un minimo contributo perché almeno, dieci, venti, fratelli e sorelle affetti da questo morbo possono guarire.
Domenica prossima celebreremo la “Giornata per la vita”. Il mondo è lungo, largo, complesso e contraddittorio. Non tutti la pensano come noi. Un bambino abortito è una persona alla quale non si è permesso di venire alla luce. Punto. “Un delitto non può mai diventare un diritto” ebbe a dire Giovanni Paolo II. Io ne sono certo, altri miei sorelle e fratelli in umanità lo sono di meno. Che facciamo, la guerra? Ce ne stiamo con le mani in mano, succubi della mentalità corrente che, senza avvedersene, fa il tifo per il più forte? Oppure ci rimbocchiamo le maniche per limitare quanto più possibile il danno. Domani, “Giorno della memoria". Hitler e i suoi scagnozzi sono criminali stupidi e folli. Prima di essere sconfitti hanno avuto il tempo di fare scempio di milioni di essere umani. I fratelli e le sorelle ebrei hanno pagato il prezzo più alto delle loro disumane pazzie. Era possibile seminare un poco di bene all’interno dei campi di sterminio? Era possibile alleviare un poco le pene di un internato? Certamente. Tanti lo hanno fatto.  “Chi salva una vita salva il mondo intero”.
Allora diamoci da fare per salvare una, dieci, mille vite. Vite vere. Usciamo a seminare grano buono prima che la zizzania infesti il terreno arato. Gettiamo via la paura. Abbiamo da annunciare il Vangelo. Facciamolo. Non vi sembri poca cosa. Chi si innamora di Dio-Amore sarà portato ad amare il prossimo. Non alzerà verso di esso il suo coltello. Essere profeti, oggi, vuol dire mantenere in vita la speranza in mondo che fa sempre più fatica a sperare. Vuol dire alimentare la fiammella della pietà mentre il vento gelido del cinismo la calpesta. Vuol dire avere il coraggio di perdonare chi ci ha offeso. Vuol dire, spegnere sul nascere il fuoco distruttore dell’ira, dell’invidia, dell’odio, della gelosia. Vuol dire, ripetere ad alta voce: «Ogni uomo è mio fratello».
 
 

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