Caso Caroccia, già dietro il ristorante "da Baffo" c'era il clan Senese

Le motivazioni con cui i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna a 4 anni per il ristoratore romano. «È dimostrato» che i camorristi erano i padroni dell'attività
April 13, 2026
Caso Caroccia, già dietro il ristorante "da Baffo" c'era il clan Senese
Corte di Cassazione / Ansa
Dietro il ristorante "da Baffo" della famiglia Caroccia c'era il clan Senese. Non solo, l'interesse dei camorristi nella gestione dell'attività e «nella sua effettiva titolarità» è «dimostrato». Con queste motivazioni la Cassazione ha reso definitiva la condanna a quattro anni per Mauro Caroccia, ristoratore romano al centro della vicenda giudiziaria sulla società "Le 5 forchette", di cui faceva parte anche Andrea Delmastro, l'ex sottosegretario alla Giustizia costretto alle dimissioni dalla premier Meloni. Secondo i giudici, i Senese sono stati "portati" nella società che gestiva il ristorante "da Baffo" (dalle cui "ceneri", dopo la chiusura, è nata la "Bistecceria d'Italia" avviata assieme a Delmastro) da Daniele Caroccia - fratello di Mauro -  e in tal modo l'attività risultava «nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese (fratello del boss Michele, detto o'pazz, ndr) e di suo figlio Vincenzo». Quest'ultimo lavorava come cameriere per Caroccia, recependo in nero una paga spropositata di 200 euro al giorno. I giudici ipotizzano anche che, proprio per mezzo del figlio, Angelo Senese riuscisse a gestire di nascosto il ristorante, anche perché le sue risorse «erano necessarie per consentire la prosecuzione dell'impresa». Lo stesso vale per il secondo ristorante "da Baffo 2", aperto nel 2018 con la costituzione della società "Baffo 2018 srl" il cui socio unico, formalmente, era la moglie di Caroccia, ma dietro cui si nascondevano sempre i Senese, padre e figlio. 
Sfruttando sorpattutto le intercettazioni, le conversazioni criptate e le dichiarazioni di Caroccia, i giudici, in oltre sessanta pagine di motivazioni, hanno quindi ribadito lo strettissimo rapporto tra il condannato e il clan Senese, confermando la sentenza dello scorso 19 febbraio. Caroccia è adesso accusato, insieme alla figlia Miriam, di riciclaggio e fittizia intestazione dei beni. Secondo quanto emerso finora, infatti, a partire dal 17 dicembre 2024 i due, padre e figlia, avrebbero agito in concorso per attribuire falsamente alla giovane Miriam il 50% della titolarità della società, mentre l'altro 50% era diviso tra esponenti di Fratelli d'Italia - tra cui Delmastro - prima che vendessero le quote. Secondo i pm i due indagati, interrogati il primo aprile scorso, avrebbero «trasferito e reinvestito» nella società denaro proveniente dalle attività del clan «al fine di agevolare l'associazione di stampo mafioso facente capo al gruppo dei Senese».
L'ex sottosegretario non è attualmente indagato ma, in relazione alla vicenda e alle parallele dichiarazioni del camorrista pentito Gioacchino Amico (ritratto in un selfie del 2019, tornato a circolare nei giorni scorsi, con l'attuale presidente del Consiglio) su una sua presunta vicinanza agli ambienti di FdI, la premier Giorgia Meloni nell'ultimo question time alla Camera ha esortato la commissione parlamentare Antimafia a indagare sulle infiltrazioni mafiose «in tutti i partiti».

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