Caso Almasri: oggi la decisione del Parlamento su Giusi Bartolozzi
L'assemblea è chiamata a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministeri sul caso della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che intanto ha ottenuto il primo via libera per il reintegro in ruolo nella magistratura

Un’altra puntata del caso Almasri si aprirà oggi in Parlamento, quando alle 14 l’assemblea di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi su Giusi Bartolozzi, decidendo se sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma per il ruolo avuto dall'ex capo di gabinetto di Nordio nella stessa vicenda del generale libico accusato di torture e stupri dalla Cpi, arrestato in Italia oltre un anno fa e poi subito rimpatriato con un aereo dei servizi. Un passaggio, quello di oggi, che potrebbe tradursi in uno scudo per l'ex braccio destro del ministro. Parallelamente i pm capitolini pochi giorni fa hanno già chiesto il rinvio a giudizio per Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni ai pubblici ministeri. Se l'Aula nel pomeriggio dovesse pronunciarsi a favore del ricorso alla Corte Costituzionale, serviranno circa 15 giorni per formalizzare la richiesta alla Consulta e una conseguente decisione potrebbe arrivare a ridosso dell'estate o subito dopo.
Nel frattempo l’ex capo di gabinetto del ministro Nordio ha chiesto il ricollocamento in ruolo in magistratura. E ieri la Terza Commissione del Csm ha deliberato positivamente per il suo ricollocamento in ruolo nella stessa posizione presso la Corte di appello di Roma che ricopriva precedentemente. La delibera sul ricollocamento, in pianta organica flessibile, sarà portata in plenum con tutta probabilità nella seduta del prossimo il 22 aprile per il passaggio finale a Palazzo Bachelet. Bartolozzi si era dimessa lo scorso 24 marzo, all'indomani del risultato del referendum sulla riforma della giustizia con la vittoria del no.
Ma il caso Almasri è davvero senza fine. Ieri la Consulta si è riunita in camera di consiglio dopo che Lam Magok - presunta vittima di Almasri - ha chiesto di essere ammesso nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, affinché sia valutata la legittimità della normativa italiana che impone al procuratore generale di attendere il parere del ministro della Giustizia prima di dare seguito alle richieste della Corte penale internazionale. La decisione arriverà probabilmente nel mese di aprile mentre l'udienza pubblica sul merito è fissata per il prossimo 18 maggio.
Resta ancora aperta infine la disputa con la Corte penale internazionale, diventata un vero e proprio banco di prova per i rapporti tra il governo e la giustizia internazionale. Da questo punto di vista il confronto finale sul caso Almasri si consumerà a New York, dal 7 al 17 dicembre, al punto 21 dell'agenda dell'Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale. È lì che confluiscono i casi di "non cooperazione" e che sarà esaminato l'eventuale deferimento dell'Italia. Prima della resa dei conti, l'Italia potrà comunque dialogare a porte chiuse con l'ufficio di presidenza dell'Assemblea per chiarire quanto accaduto e indicare come intende riallinearsi agli obblighi di cooperazione. Una finestra che a L'Aja viene letta come «un'opportunità di de escalation», utile a Roma per costruire una posizione più solida e contenere l'impatto politico del dibattito. Nello scenario migliore, il caso potrebbe chiudersi soltanto con un richiamo, giudicato dagli addetti ai lavori comunque «tutt'altro che indolore sul piano reputazionale».
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