L'Italia ha sospeso il rinnovo automatico dell'accordo di Difesa con Israele
La premier Meloni spiega come lo stop sia dovuto alla «situazione attuale». La solidarietà a Leone XIV dopo gli attacchi di Trump. E frena sull'ipotesi di Descalzi di chiedere gas alla Russia: «Le pressioni su Mosca arma più efficace per la pace»

È una Giorgia Meloni a tutto campo quella che si presenta al Viniitaly, visto che decide di rispondere punto su punto a tutte le questioni che negli ultimi giorni hanno animato il dibattito politico e su cui l’opposizione più volte aveva chiesto alla presidente del Consiglio di “battere un colpo”: l’accordo di Difesa con Israele, le parole d Trump sul Pontefice e la politica energetica del Paese con l’ipotesi dell’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi di tornare a bussare alle porte di Putin per rifornirsi di gas. «In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di Difesa con Israele», annuncia così Giorgia Meloni spiegando che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha provveduto ad informare della notizia il suo omologo israeliano Israel Katz. Il memorandum, che stabilisce una sorta di cornice per la cooperazione nel settore della difesa riguardo allo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell'ambito delle forze armate, in precedenza, prevedeva un rinnovo ogni cinque anni ed era entrato in vigore il 13 aprile 2016. È la prima volta che la premier mette un freno alla cooperazione sulla Difesa con Isreale. Fino a oggi, infatti, si era limitata a condannare gli attacchi israeliani alle chiese o ai militari italiani della missione Unifil in Libano, ma il memorandum era stato sempre difeso dal governo. Una intesa invece sempre molto criticata dalle opposizioni, che avevano più volte chiesto una riflessione in merito per poterlo ridiscutere. Che l’argomento fosse all’attenzione del governo lo si era capito nei giorni scorsi, ancor più dopo che ieri l’ambasciatore italiano a Tel Aviv Luca Ferrari era stato convocato per protesta dal ministero degli Esteri di Gerusalemme. Un incontro dovuto al post del vicepremier Antonio Tajani che in visita a Beirtut ha condannato i raid dell’Idf che dal 2 marzo scorso hanno causato migliaia di vittime nel Paese. Pochi giorni fa, l’8 aprile, era avvenuto lo stesso ma a parti invertire, quando era stato Tajani a convocare l’ambasciatore d’Israele a Roma dopo l’attacco ai militari della missione Unifil.
Il ministero degli Esteri israeliano invece ha minimizzato la portata della decisione del governo italiano, annunciata dalla premier Giorgia Meloni, di sospendere il rinnovo automatico dell'intesa con Israele sulla difesa. «Non abbiamo un accordo di sicurezza con l'Italia, abbiamo un protocollo d'intesa di molti anni fa che non ha mai avuto contenuti reali», ha chiarito il ministero degli Esteri citato da Ynet. Dunque la decisione italiana, «non danneggera la sicurezza di Israele», ha assicurato.
Altre fonti hanno chiarito i contorni del documento. «Questo non e' un accordo di sicurezza, ma un memorandum d'intesa», hanno spiegato, che «non ha alcun contenuto reale e dunque non c'e' alcuna ripercussione pratica della decisione» italiana.
Ma la premier da Verona è intervenuta anche sulle parole del presidente degli Usa Donald Trump su Leone XIV. «Quello che ho detto è quello che penso: le dichiarazioni sul pontefice sono state inaccettabili. Esprimo la mia solidarietà a Papa Leone», ribadisce la presidente del Consiglio. Infine sull’ipotesi di tornare dalla Russia per avere gas, la sua posizione è chiara. «Descalzi è un operatore del settore e chiaramente ha il dovere di porre le questioni per come le vede. Io posso dire che continuo a sperare che quando il problema dovesse porsi seriamente, cioè nel gennaio 2027 – spiega - noi saremo riusciti a fare dei passi avanti, a portare la pace in Ucraina. Però non dobbiamo dimenticare, benché io capisca il punto di vista di Descalzi, che la pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è alla fine l'arma più efficace che abbiamo per costruire la pace». Perciò, aggiunge, «dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo da questo punto di vista, ma è comunque presto per parlare di questa dinamica che avviene da qualche tempo».
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