Campo largo, i sassolini di Schlein: «Hanno provato a farmi fuori, ma sono qui»

Per la segretaria dem «tutti vogliono un candidato moderato, ma così abbiamo perso per 20 anni». Conte: «Facciamo allora le primarie, ma non divisive»
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October 10, 2026
Giuseppe Conte (M5s) parla al convegno del Manifesto mentre lo ascoltano Elly Schlein (Pd) e Nicola Fratoianni (Avs)
Giuseppe Conte (M5s) parla al convegno del Manifesto mentre lo ascoltano Elly Schlein (Pd) e Nicola Fratoianni (Avs) / Fotogramma
Unità, programma in due settimane, primarie e nome della coalizione, Alleanza per la Costituzione. E basta con quel campo largo, che poi forse non si allarga neanche più troppo al centro, o almeno ci prova a tenere lontana Iv, perché Renzi non lo vuole Conte, ma neppure troppo Bonelli, e anche Schlein non è affatto convinta che al centro si vinca con un candidato più moderato. Il polo progressista c’è ed è pronto a sfidare la destra di Giorgia Meloni di cui il leader dei 5 stelle è pronto a cancellare tutte le misure approvate in questa legislatura.
Ci vuole una intera giornata prima di veder sbucare la farfalla dalla crisalide. Si passa dalla “festa dell’ottimismo” del quotidiano Il Foglio , dove leader di tutti gli schieramenti si alternano sul palco, a quella serale in cui il manifesto mette insieme in pubblico Giuseppe Conte a fianco di Elly Schlein, con Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. Non prima di un abbraccio con «bacio simbolico» causa raffreddori stagionali, a sancire che l’alternativa al centrodestra c’è. Ed è rappresentata su quel palco. Quanti arriveranno a seguire saranno i benvenuti.
Qualche sassolino dalla scarpa la leader dem se lo toglie di prima mattina, tanto per marcare il territorio di un Nazareno con i riformisti e non solo in gran fermento, per la confusione che regna sul perimetro dell’alleanza, sulla leadership e soprattutto sul programma. Davanti al direttore del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, Claudio Cerasa, Schlein si presenta a testa alta, pronta a rivendicare le sue scelte. «Da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui», scandisce. «Non credo che sia il momento di farci spiegare, come è stato per tanti anni nel centrosinistra, come fare a vincere» e cioè «al centro e che quindi sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato o più rassicurante. In questi vent'anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare». Oggi, spiega, l’obiettivo è «costruire un'alternativa» perché nonostante i numeri che aveva Meloni per «trasformare l’Italia» gli italiani stanno peggio. Dunque, bisogna fare delle scelte, a partire dal candidato premier che la nuova legge elettorale impone di indicare agli elettori. E allora, «o si fa l’accordo sul partito che prende un voto in più oppure si fanno le primarie, a cui io mi sono sempre detta disponibile. La cosa in comune di questi due criteri è semplice: è la democrazia». E il Pd non si tira indietro. Più tardi la Schlein che siede tra gli alleati ha un volto determinato ma più disteso. E ribadisce dal palco del quotidiano diretto da Andrea Fabozzi: «Noi abbiamo sempre anteposto l'idea di fare un accordo a chi prende un voto in più. Ma è già straordinario che siamo qua insieme, non ci saremmo stati se dal 2022 non avessimo lavorato insieme». Dunque, primarie siano.
Conte sorride soddisfatto. «Non si può fare una scelta aprioristica: il partito più grande esprime il leader. Allora le primarie. Si è parlato anche del terzo nome, è stata una mia proposta» quando , dice, «per senso di responsabilità mi sono posto il problema: siccome questo non è possibile, si faranno le primarie, ma in modo non divisivo, ma con l'impegno di tutti a lavorare insieme. Su questo non c'è alcun dubbio». D’altronde, spiega l’ex premier assicurando che dopo due volte a Palazzo Chigi, la terza «non mi aggiunge nulla», quella del M5s è «una comunità che ha fatto importanti scelte di campo» e non le si può imporre un nome dall’alto.
Da Avs, Fratoianni e Bonelli non hanno mai nascosto la contrarietà alle primarie, ma pur di uscire dal guado, si adeguano. Ma, dice Fratoianni, «mai più l’errore del 2022, non regaliamo il Paese alla destra». Bonelli chiede comunque «un segnale di unità». E che si passi al programma.
Il segretario di +Europa Magi offre la soluzione di una sua elettrice che gli ha inviato le istruzioni di Ikea per costruire il tavolo. Quello del programma, replica Schlein, parte dagli anni di collaborazione su proposte comuni che sono lì ad attendere.
«È urgente mettersi attorno a un tavolo e definire, nel giro di qualche settimana, non voglio mettere fretta: un giorno, un’ora? Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma - replica un Conte quanto mai frettoloso -. Abbiamo avuto tutti la possibilità di mettere a fuoco le priorità».
Certo, resta fuori il capitolo Ucraina. Schlein non nega le distanze, ma ammorbidisce. «Ci sono molte cose che condivido: nessuno di noi è fan della guerra, tutti vogliamo contribuire a una pace giusta, che non è la resa alle ragioni dell'aggressore, ma che al tavolo ci siano gli ucraini e l'Ue con un unico negoziatore». Conte collabora alla causa sornione: «Tutti d’accordo che dobbiamo cambiare strategia rispetto al Governo Meloni?». Insomma, «la sintesi si troverà», concordano.
Resta anche il nodo del centro. Di Renzi non si fida neppure Magi. Ma se Schlein, come chiedono gli alleati, dovrà fargli da garante, il leader di Iv è pronto con la ricompensa alle primarie: «Tra Schlein e Conte è evidente che voto con due mani Schlein».
La festa continua. Oggi Schlein e Conte saranno di nuovo insieme a piazza del Popolo a Roma, per il forum Confesercenti. C’è un programma da stendere.

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