Le navi mercantili, lo scudo Ue e la Nato: a Bruxelles si parla di Hormuz

Sul tavolo del Consiglio Esteri la possibile estensione della cosiddetta "missione Aspides", che valuta la possibilità di allargare l'operazione navale per la difesa dei transiti dello stretto. L'Alta rappresentante Kallas: siamo fuori dall'area di azione dell'Alleanza atlantica
March 16, 2026
Le navi mercantili, lo scudo Ue e la Nato: a Bruxelles si parla di Hormuz
Kaja Kallas oggi all'arrivo a Bruxelles / Epa, Ansa
Sul tavolo del Consiglio Affari esteri dell’Unione europea di oggi, planerà anche il nodo Aspides. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha annunciato una valutazione in merito al possibile cambio di mandato della missione navale che vede l’Italia tra i principali Paesi coinvolti: «Cercheremo di capire se gli Stati membri vogliono usare questa operazione per la sicurezza nell'area dello stretto di Hormuz – ha detto Kallas –. Abbiamo proposte sul tavolo, oggi ne parleremo». La “ministra degli Esteri” Ue ha precisato che la linea di comando di Aspides è «già pronta» ma si può immaginare anche una collaborazione nel quadro della coalizione dei volenterosi, un’ipotesi avanzata dalla Francia. Poi ha aggiunto: «Siamo stati in contatto con la Nato in precedenza, ma questo è davvero al di fuori dell'area d'azione della Nato. Ecco perché abbiamo l'operazione Aspides e ci sono Stati membri che sono anche disposti a contribuire, sia nella coalizione dei volenterosi che nell'operazione stessa. Ma è al di fuori dei territori della Nato. Non ci sono Paesi Nato nello stretto di Hormuz».
Ma come funziona la missione Aspides e qual è il ruolo di Roma?
La missione navale Aspides, ufficialmente Eunavfor Aspides è una operazione concepita nell’ambito della politica di sicurezza e difesa dell’Ue, avviata dal Consiglio dell'Unione Europea il 19 febbraio 2024. È stata istituita in risposta agli attacchi ai danni delle navi mercantili che transitano nel Mar Rosso da parte del movimento armato yemenita degli Houthi. Ha compiti principalmente difensivi e garantisce la sicurezza dei traffici marittimi nell’area, scortando le navi commerciali e intercettando e neutralizzando droni e missili lanciati contro le stesse. Ma non prevede contrattacchi in territorio yemenita. Il dispositivo opera anche nel Golfo di Aden, nel Mar Arabico, nel Golfo di Oman e nel Golfo Persico e ha a disposizione un budget di 15 milioni di euro per i costi comuni dal 2026 al termine della missione (che si aggiungono ai 42 stanziati all'inizio). Dall'avvio dell'operazione, secondo i dati Ue, ha protetto oltre 470 navi, abbattuto una ventina di droni, distrutto due imbarcazioni telecomandate e intercettato quattro missili balistici. Il 23 febbraio 2026, il Consiglio dell'Ue ha deciso di estendere la missione fino al 28 febbraio 2027. Il conflitto in Iran ha posto il tema di un allargamento degli obiettivi, tra i quali potrebbe ora rientrare anche la difesa del traffico marittimo nello stretto di Hormuz.
A chi è affidato il comando della missione e quali Paesi contribuiscono?
Il comando politico dell'operazione è affidato alla Grecia, quello operativo e tattico all’Italia (dal 14 marzo scorso). L’attuale comandante, nominato dal Comitato politico e di sicurezza dell’Ue è il contrammiraglio italiano Milos Argenton. Il quartier generale ha sede a Larissa, in Grecia. Finora hanno contribuito con mezzi navali i seguenti Paesi: Italia (che fornisce la nave ammiraglia), Grecia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi. Altri Stati membri forniscono supporto logistico: Estonia, Finlandia, Lettonia, Svezia. Danimarca e Spagna hanno partecipato alle fasi iniziali della missione.
Le altre missioni nell'area
Aspides si aggiunge ad altre operazioni navali già presenti nella regione. La prima, Atalanta, è attiva dal 2008 contro la pirateria al largo della Somalia. La seconda Emasoh-Agenor, è stata creata nel 2020 su proposta della Francia e si occupa di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Al momento mantiene limitati compiti di sorveglianza.
Il nodo dell’eventuale allargamento
Nonostante la disponibilità di Kallas, le opinioni sull’allargamento della missione divergono. «Riteniamo che l'operazione Aspides e il mandato attuale siano quelli corretti, e quindi non è necessario introdurre alcuna modifica», ha affermato prima della riunione di oggi il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares Bueno. E il collega tedesco, Johann Wadephul, è stato altrettanto chiaro: «Non mi risulta nemmeno che la Nato abbia preso una decisione in questa direzione o che abbia una competenza diretta sullo Stretto di Hormuz».

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