Accise mobili, Meloni ci pensa. Pressing sulla flessibilità Ue
I prezzi del gasolio restano alti ed Eni lo abbassa a 2,21 euro al litro La premier: in cassa 160 milioni spendibili, però aspettiamo per capire se regge il tetto. Spread a 115. Dall'Abi secco no a nuovi "contributi"

Si accavallano i piani sul fronte dei conti pubblici, verso la manovra 2027 alle porte. Ci sono sempre le spine dei carburanti, che inducono la premier Giorgia Meloni a preannunciare un possibile ripensamento sul meccanismo delle accise mobili: «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo». E c’è lo spread tornato in ebollizione: mercoledì ha ripreso a risalire a 115,2 punti soprattutto perché, mentre i rendimenti del Bund tedesco sono un po’ scesi, quelli sul Btp decennale sono tornati al 4,62%.
Sono notizie che, facendo salire la spesa per interessi, restringono gli spazi di bilancio. Tanto più che dalle banche, per bocca del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, è giunto un secco no a eventuali nuovi “contributi”, come vorrebbe la Lega: «C’è già un accordo triennale», ha ricordato (con misure da circa 10 miliardi), e «gli accordi si rispettano».
Ecco che vanno trovati altrove nuovi fondi per il bilancio. E quindi Meloni, dal vertice Med9 di Spalato, in Croazia, ha ripreso il pressing anche sul versante europeo: sulla nuova flessibilità chiesta a causa della spirale inflattiva che fa sballare tutti i conti 2027, ha premesso che «è un tema che non ha posto soltanto l’Italia» e «mi pare che ci sia interesse» perché è una proposta «di buon senso, certo non stiamo chiedendo una spesa libera perché vogliamo essere allegri». E Palazzo Chigi sembra quasi trovare una sponda nell’allarme rilanciato dal Fondo monetario internazionale sui debiti pubblici: «I governi si trovano di fronte a scelte politiche molto dure per contenere la spesa pubblica e contrastare il forte aumento dei rendimenti obbligazionari, è urgente ricostruire lo spazio di manovra fiscale», afferma l’analisi di Kristalina Georgieva, direttrice Fmi. Dall’Europa arrivano invece segnali ambivalenti: fonti Ue precisano che il Patto di stabilità in realtà già prevede che si tenga conto di un’inflazione più elevata, mentre la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha sostenuto, dopo un incontro con Macron, che i prezzi dell’energia saranno comunque al centro del Consiglio Ue del 15 e 16 prossimi.
Intanto, però, c’è da pensare alla corsa dei carburanti, che crea problemi ovunque. In media, in giornata il prezzo della benzina è sceso e quello del gasolio risalito; tuttavia - malgrado lo sconto fiscale sia finito - Eni, compagnia pubblica, ha voluto dare un altro cenno di buona volontà abbassando di 4 centesimi il costo del suo gasolio, portato a 2,21 euro al litro, una mossa commerciale dovuta a un ultimo, brusco calo delle quotazioni internazionali. In generale, però, i prezzi hanno segnato valori medi di 2,28 euro. Da qui l’annuncio di Meloni: «A settembre abbiamo oltre 160 milioni» in cassa, spendibili per le accise mobili, ha constatato, «ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli così o tenerli come provvista», in attesa di capire se reggerà il tetto accettato dalle 4 compagnie “big”.
In mezzo a tutti questi piani si trova il ministro Giancarlo Giorgetti, che tiene saldo l’equilibrio di bilancio. «Alla tenuta dei conti pubblici è legata la sicurezza del Paese. Osservando quello che accade sui mercati finanziari internazionali sappiamo perfettamente quanto sia importante mandare segnali di serietà», ha rimarcato il titolare del Mef, che giovedì 8 e venerdì 9 sarà in Lussemburgo per Eurogruppo ed Ecofin dove cercherà dei varchi sulla flessibilità. Intanto incassa lo sforamento del deficit (il primo, quello già concordato) per energia e difesa: giovedì dovrebbe ricevere l’ok di Bruxelles; con esso il governo punta ad uscire nel 2027 dalla procedura di deficit, evitando così che le ulteriori spese per tali voci siano contabilizzate a livello Ue.
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