giovedì 17 febbraio 2022
Vicinanza a Dio, al vescovo, tra i presbiteri e al popolo sono i 4 atteggiamenti “che danno solidità alla persona” di un sacerdote, presentati da Francesco al Simposio Per una teologia del sacerdozio
Il Papa: qualche sacerdote, qualche vescovo deve essere evangelizzato, è il dramma di oggi

Il Papa: qualche sacerdote, qualche vescovo deve essere evangelizzato, è il dramma di oggi - Vatican Media

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“Ho meditato su che cosa condividere della vita del sacerdote oggi e sono arrivato alla conclusione che la miglior parola nasce dalla testimonianza che ho ricevuto da tanti sacerdoti nel corso degli anni”. Così il Papa ha sintetizzato la prospettiva del discorso in apertura del Simposio internazionale “Per una teologia fondamentale del sacerdozio”, promosso dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, e dal Centro di Ricerca e di Antropologia delle Vocazioni, in corso in aula Paolo VI fino al 19 febbraio.

La sua riflessione, ha spiegato Francesco, “nasce da quello che il Signore mi ha via via fatto conoscere durante questi più di 50 anni di sacerdozio”: “Non voglio escludere da questo ricordo grato quei preti che, con la loro vita e la loro testimonianza, fin dalla mia infanzia mi hanno mostrato ciò che dà forma al volto del Buon Pastore”. “Ciò che offro – ha spiegato ancora il Papa – è frutto dell’esercizio di riflettere su di essi, riconoscendo e contemplando quali erano le caratteristiche che li distinguevano e davano ad essi una forza, una gioia e una speranza singolari nella loro missione pastorale. Nello stesso tempo, devo dire altrettanto di quei fratelli sacerdoti che ho dovuto accompagnare perché avevano perduto il fuoco del primo amore e il loro ministero era diventato sterile, ripetitivo e senza senso”.

“Il sacerdote – ha testimoniato Francesco – nella sua vita attraversa condizioni e momenti diversi; personalmente, sono passato attraverso varie condizioni e vari momenti, e ‘ruminando le mozioni dello Spirito ho constatato che in alcune situazioni, compresi i momenti di prova, difficoltà e desolazione, quando vivevo e condividevo la vita in un certo modo rimaneva la pace”. “Sono consapevole che si potrebbe parlare e teorizzare tanto sul sacerdozio”, ha fatto notare il Papa: “Non so se queste riflessioni sono il ‘canto del cigno’ della mia vita sacerdotale, ma di certo posso assicurare che vengono dalla mia esperienza”.

Qualche sacerdote, qualche vescovo deve essere evangelizzato: questo succede, è il dramma di oggi” ha aggiunto, a braccio, il Papa che ha lanciato un forte monito: “Non dobbiamo mai dimenticare che ogni vocazione specifica, compresa quella all’Ordine, è compimento del Battesimo. È sempre una grande tentazione vivere un sacerdozio senza Battesimo – e ce ne sono sacerdoti senza battesimo! – senza cioè la memoria che la nostra prima chiamata è alla santità”.

Nel suo discorso, Francesco si è soffermato sugli “atteggiamenti che danno solidità alla persona del sacerdote”: “le quattro colonne costitutive della nostra vita sacerdotale che chiameremo le quattro vicinanze, perché seguono lo stile di Dio, che fondamentalmente è uno stile di vicinanza. Lui stesso si definisce così: lo stile di Dio è vicinanza, è una vicinanza speciale, compassionevole e tenera. Vicinanza, compassione e tenerezza”. “Il sacerdote, più che di ricette o di teorie, ha bisogno di strumenti concreti con cui affrontare il suo ministero, la sua missione e la sua quotidianità”, la tesi del Papa: “Credo che queste quattro vicinanze possono aiutare in modo pratico, concreto e speranzoso a ravvivare il dono e la fecondità che un giorno ci sono stati promessi. Vicinanza a Dio, al vescovo, ai presbiteri, al popolo di Dio”.

'Il sacerdote, più che di ricette o di teorie, ha bisogno di strumenti concreti con cui affrontare il suo ministero, la sua missione e la sua quotidianità'

"Il sacerdote, più che di ricette o di teorie, ha bisogno di strumenti concreti con cui affrontare il suo ministero, la sua missione e la sua quotidianità" - Vatican Media

“Il tempo che viviamo è un tempo che ci chiede non solo di intercettare il cambiamento, ma di accoglierlo con la consapevolezza che ci troviamo davanti a un cambiamento d’epoca” ha ribadito il Papa, nel discorso di apertura del Simposio internazionale “Per una teologia fondamentale del sacerdozio”. “Se avevamo dubbi su questo, il Covid lo ha reso più che evidente”, ha proseguito Francesco: “infatti la sua irruzione è molto più che una questione sanitaria, molto più di un raffreddore”. “Il cambiamento ci pone sempre davanti a diversi modi di affrontarlo”, ha osservato il Papa: “Il problema è che molte azioni e molti atteggiamenti possono essere utili e buoni ma non tutti hanno sapore di Vangelo”. “Cercare forme codificate, molto spesso ancorate al passato e che ci ‘garantiscono’ una sorta di protezione dai rischi, rifugiandoci in un mondo o in una società che non esiste più (se mai una volta è esistita), come se questo determinato ordine fosse capace di porre fine ai conflitti che la storia ci presenta”, il primo esempio scelto dal Papa: “è la crisi di andare indietro per rifugiarsi”.

“Un altro atteggiamento può essere quello di un ottimismo esasperato – ‘andrà tutto bene’ –, che finisce per ignorare i feriti di questa trasformazione e che non riesce ad accettare le tensioni, le complessità e le ambiguità proprie del tempo presente e ‘consacra’ l’ultima novità come ciò che è veramente reale, disprezzando così la saggezza degli anni”, il monito di Francesco, che ha definito questi due esempi “due tipi di fuga”: “sono gli atteggiamenti del mercenario che vede venire il lupo e fugge: fugge verso il passato o fugge verso il futuro”. “Nessuno di tali atteggiamenti porta a soluzioni mature”, la tesi del Papa: “la concretezza dell’oggi, lì dobbiamo fermarci”. “Invece, mi piace l’atteggiamento che nasce dalla fiduciosa presa in carico della realtà, ancorata alla sapiente Tradizione viva e vivente della Chiesa, che può permettersi di prendere il largo senza paura”.

"Quando c’è un prete che ha questo fervore cristiano, battesimale, lì c’è l’attrattiva di una vocazione"

“La nostra salvezza non è una salvezza asettica, da laboratorio o da spiritualismi disincarnati, la tentazione dello gnosticismo è moderna; discernere la volontà di Dio significa imparare a interpretare la realtà con gli occhi del Signore, senza bisogno di evadere da ciò che accade alla nostra gente là dove vive, senza l’ansietà che induce a cercare un’uscita veloce e tranquillizzante guidata dall’ideologia di turno o da una risposta prefabbricata, entrambe incapaci di farsi carico dei momenti più difficili e persino oscuri della nostra storia”. ha continuato il Pontefice. “Queste due strade – ha spiegato Francesco – ci porterebbero a negare la nostra storia di Chiesa, che è gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso”. In questo contesto, secondo il Papa, “anche la vita sacerdotale risente di questa sfida; ne è sintomo la crisi vocazionale che in diversi luoghi affligge le nostre comunità”. “È pur vero però che spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse non entusiasmano e non suscitano attrattiva”, l’analisi di Francesco: “Dove c’è vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, è la vita fraterna e fervorosa della comunità che suscita il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all’evangelizzazione, soprattutto se questa comunità vivace prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione”. “il funzionalismo non attrae attrae nulla”, ha proseguito a braccio: “invece quando c’è un prete che ha questo fervore cristiano, battesimale, lì c’è l’attrattiva di una vocazione”.

La fraternità che aiuta a vivere serenamente il celibato

“Il celibato è un dono che la Chiesa latina custodisce, ma è un dono che per essere vissuto come santificazione necessita di relazioni sane, di rapporti di vera stima e vero bene che trovano la loro radice in Cristo”. Lo ha ribadito il Papa nel soffermarsi sulla fraternità sacerdotale. “Senza amici e senza preghiera il celibato può diventare un peso insopportabile e una contro-testimonianza alla bellezza stessa del sacerdozio”, il monito del Papa: “Mi spingo a dire che lì dove funziona la fraternità sacerdotale ci sono legami di vera amicizia, lì è anche possibile vivere con più serenità anche la scelta celibataria”. “L’amore fraterno, per i presbiteri, non resta chiuso in un piccolo gruppo, ma si declina come carità pastorale, che spinge a viverlo concretamente nella missione”, ha precisato Francesco: “Chi vive con la sindrome di Caino, nella convinzione di non poter amare perché sente sempre di non essere stato amato, valorizzato, tenuto nella giusta considerazione, alla fine vive sempre come un ramingo, senza mai sentirsi a casa, e proprio per questo è più esposto al male: a farsi male e a fare del male, per questo l’amore fra i presbiteri ha una funzione di custodire i mutamenti”.

“Vicinanza con Gesù ci permette di imparare a non scandalizzarci di niente, a difenderci dagli scandali”

Senza una relazione significativa con il Signore il nostro ministero è destinato a diventare sterile”. Ne è convinto il Papa che ha affermato che “la vicinanza con Gesù, il contatto con la sua Parola, ci permette di confrontare la nostra vita con la sua e imparare a non scandalizzarci di niente di quanto ci accade, a difenderci dagli scandali”. Come è successo a Gesù, ha fatto notare Francesco, “ci saranno momenti in cui si potrà essere lodati, ma verranno anche ore di ingratitudine, di rifiuto, di dubbio e di solitudine. La vicinanza con Gesù ci invita a non temere alcuna di queste ore: non perché siamo forti, ma perché guardiamo a lui, ci aggrappiamo a lui”.

“Questa vicinanza a Dio a volte assume la forma di una lotta”, ha spiegato il Papa: “Lottare col Signore soprattutto nei momenti in cui la sua assenza si fa maggiormente sentire nella vita del sacerdote o nella vita delle persone a lui affidate. Lottare tutta la notte e chiedere la sua benedizione, che sarà fonte di vita per molti”. Poi un’aggiunta a braccio: “Mi diceva un prete che lavora qui in Curia, e che fa un lavoro difficile, che tornava stanco, ma si riposava prima di andare a letto davanti alla Madonna col Rosario in mano: aveva bisogno di quella vicinanza. Si critica tanto la gente della Curia, tante volte è vero, ma io posso dire che qui dentro ci sono dei santi”.


“Il primo compito del vescovo è pregare”.
“Si è sacerdote se si è capaci di lasciarsi portare nel deserto. Le guide spirituali, quando accompagnano i sacerdoti, devono aiutare a farsi questa domanda e a rispondere: tu sei capace di lasciarti andare al deserto, o vai subito alla televisione?”

“Molte crisi sacerdotali hanno all’origine proprio una scarsa vita di preghiera, una mancata intimità con il Signore, una riduzione della vita spirituale a mera pratica religiosa”, l’analisi di Francesco, che ha fatto notare come “una cosa è la vita spirituale, un’altra cosa è la pratica religiosa”. “Ricordo momenti importanti della mia vita nei quali questa vicinanza al Signore è stata decisiva per sostenermi nei momenti bui”, la testimonianza del Papa: “Senza l’intimità della preghiera, della vita spirituale, della vicinanza concreta a Dio attraverso l’ascolto della Parola, la celebrazione eucaristica, il silenzio dell’adorazione, l’affidamento a Maria, l’accompagnamento saggio di una guida, il sacramento della Riconciliazione, senza queste vicinanze concrete un sacerdote è, per così dire, solo un operaio stanco che non gode dei benefici degli amici del Signore”.

“Nell’altra diocesi – ha raccontato ancora a braccio Francesco – a me piaceva domandare ai preti: come vai a letto? Non capivano. ‘Sono stanco, prendo un boccone e vado a letto, e vedo la televisione’. ‘E non passi dal Signore?’. Questo è il problema. Aveva pregato il Rosario, il breviario, ma senza l’intimità col Signore. Sono piccoli gesti che rivelano l’atteggiamento di un’anima spirituale”.

IL VIDEO DEL DISCORSO DEL PAPA

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