giovedì 12 maggio 2022
Gli Stati generali della natalità in corso a Roma. "Nascono sempre meno bambini e questo significa impoverire il futuro di tutti: l'Italia, l'Europa e l'Occidente si stanno impoverendo di avvenire"
Il Papa all'Incontro delle famiglie del 2013

Il Papa all'Incontro delle famiglie del 2013 - Ansa / Vatican Media

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Sono iniziati questa mattina gli Stati generali della Natalità, la kermesse italiana dedicata al tema del futuro e delle nascite organizzata dalla Fondazione per la natalità, presieduta da Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari. Appuntamento oggi e domani a Roma, presso l’Auditorium della Conciliazione, per approfondire la sfida dell’inverno demografico, favorire i temi dell’armonizzazione lavoro-famiglia nelle aziende e promuovere un patto per la natalità.

​Con lo slogan 'Si può fare!', anche quest’anno istituzioni, imprese, media, politica, sport e mondo della cultura si ritroveranno insieme per fare squadra e «firmare alla lavagna», davanti a 2mila studenti, la volontà di impegnarsi per futuro del Paese. In apertura è stato intervistato Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat.

Il panel politico, previsto domani, prevede la partecipazione di Carlo Calenda, Laura Castelli, Enrico Letta, Giorgia Meloni, Ettore Rosato, Licia Ronzulli, Matteo Salvini.

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In apertura è stato letto il messaggio inviato da papa Francesco.

«Cari fratelli e sorelle,

vi saluto con affetto, dispiaciuto di non poter essere tra di voi fisicamente quest’anno. Ma seguirò con attenzione i vostri lavori, perché il tema della natalità rappresenta una vera e propria emergenza sociale. Non è immediatamente percepibile, come altri problemi che occupano la cronaca, ma è molto urgente: nascono sempre meno bambini e questo significa impoverire il futuro di tutti; l’Italia, l’Europa e l’Occidente si stanno impoverendo di avvenire.

C’è una periferia esistenziale in Occidente, poco vistosa, che non si nota immediatamente. È quella delle donne e degli uomini che hanno il desiderio di un figlio, ma non riescono a realizzarlo. Molti giovani faticano a concretizzare il loro sogno familiare. E allora si abbassa l’asticella del desiderio e ci si accontenta di surrogati mediocri, come gli affari, la macchina, i viaggi, la custodia gelosa del tempo libero… La bellezza di una famiglia ricca di figli rischia di diventare un’utopia, un sogno difficile da realizzare.

Questa è una nuova povertà che mi spaventa. È la povertà generativa di chi fa lo sconto al desiderio di felicità che ha nel cuore, di chi si rassegna ad annacquare le aspirazioni più grandi, di chi si accontenta di poco e smette di sperare in grande. Sì, è una povertà tragica, perché colpisce gli esseri umani nella loro ricchezza più grande: mettere al mondo vite per prendersene cura, trasmettere ad altri con amore l’esistenza ricevuta.

Non vedere il problema della denatalità è un atteggiamento miope; è rinunciare a vedere lontano, a guardare avanti. È girarsi dall’altra parte, pensando che i problemi siano sempre troppo complessi e che non si possa fare nulla. È, in una parola, arrendersi. Per questo mi piace il titolo del vostro evento, organizzato dalla Fondazione per la Natalità e promosso dal Forum delle Famiglie: «Si può fare». È il titolo di chi non si rassegna. È il titolo di chi spera contro ogni speranza, contro numeri che inesorabilmente peggiorano di anno in anno. Si può fare vuol dire non accettare passivamente che le cose non possano cambiare.

Cari amici, le cose possono cambiare se senza paura, andando oltre gli interessi di parte e gli steccati ideologici, ci si impegna insieme. Perciò auspico che a tutti i livelli – istituzionale, mediatico, culturale, economico e sociale – si favoriscano, migliorino e mettano in atto politiche concrete, volte a rilanciare la natalità e la famiglia. Penso a voi e mi piace vedere come il tema della natalità sia in grado di unire, non di dividere. Imprese, banche, associazioni, sindacati, sportivi, attori, scrittori, politici, tutti insieme per riflettere su come ricominciare a sperare nella vita.

I dati, le previsioni, i numeri sono ormai noti a tutti: serve concretezza. È il momento di dare risposte reali alle famiglie e ai giovani: la speranza non può e non deve morire di attesa. Chiedo a Dio di benedire il vostro impegno. Vi sono vicino e faccio il tifo per voi, perché insieme si possa invertire la rotta di questo freddo inverno demografico. Grazie. Si può fare!».



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