Minacce incrociate tra Israele e Iran. Chiude l'ambasciata Usa in Libano

Dall'accusa di usare bombe a grappolo rivolta da Tel Aviv a Teheran, fino alla replica dei pasdaran che vogliono colpire «i centri economici» la guerra è anche scontro di propaganda. Israele intanto ha aperto il fronte di terra con il Libano: soldati in campo, «Hezbollah ci minaccia»
March 3, 2026
Minacce incrociate tra Israele e Iran. Chiude l'ambasciata Usa in Libano
Edificio controllato da Hezbollah sventrato dai bombardamenti israeliani in Libano / Ansa
Se la campagna di bombardamenti contro l'Iran da parte di Stati Uniti e Israele continuerà, porterà a ritorsioni contro «tutti i centri economici» in Medio Oriente. Lo ha affermato il generale delle Guardie della Rivoluzione Ebrahim Jabbari. «Stiamo dicendo al nemico che se decide di colpire i nostri centri principali, colpiremo tutti i centri economici della regione» ha dichiarato il generale. «Abbiamo chiuso lo Stretto di Hormuz. Attualmente, il prezzo del petrolio è superiore a 80 dollari e presto raggiungerà i 200 dollari» ha aggiunto.
Le nuove minacce iraniane hanno portato all'immediata risposta di Israele. «Non importa chi verrà eletto oggi, il suo destino è già scritto, solo il popolo iraniano sceglierà il suo futuro leader». La nota è del portavoce del Mossad sull'account in farsi su X. Il riferimento è all'esito del voto per la successione all'Ayatollah Khamenei. Secondo la polizia israeliana, peraltro,  alcune operazioni nel centro di Israele sono state causate da submunizioni provenienti dalla testata di una bomba a grappolo. «Gli impatti hanno causato feriti tra i civili e danni» ha detto il comandante della polizia di Tel Aviv, Haim Sargaroff. L'Idf poco prima dell'ultima ondata di missili sul centro di Israele ha confermato che Teheran sta utilizzando bombe a grappolo contro i civili in Israele.
L'ambasciata degli Stati Uniti in Libano ha intanto annunciato che rimarrà chiusa fino a nuovo avviso mentre il Paese è sottoposto a intensi raid israeliani in risposta agli attacchi del gruppo filo-iraniano Hezbollah. Ieri l'ambasciata aveva nuovamente esortato i suoi cittadini a lasciare il Paese «immediatamente», finché i voli commerciali saranno ancora disponibili, e ha chiesto agli americani di non recarsi in Libano.
L'annuncio di Tel Aviv: truppe di terra in Libano
Si dice "boots on the ground" stivali sul terreno. Rimanda all'apertura di un fronte di terra, all'invio di soldati al fronte. È quello che sta accadendo da questa mattina in Libano. L'Idf è entrato nel Libano meridionale via terra conquistando diversi punti nelle vicinanze, nell'ambito del piano per rafforzare la difesa del fronte. Lo ha riferito il portavoce dell'esercito. «L'Idf sta operando oltre i cinque punti ancora sotto controllo israeliano dal cessate il fuoco del 2024» ha detto il portavoce dell'Idf Nadav Shoshani sull'inizio di operazioni via terra nel sud del Libano. «Hezbollah ha sparato ininterrottamente nelle ultime 24 ore. C'è una minaccia concreta di infiltrazioni e non intendiamo che si replichi la situazione di un anno e mezzo fa in cui le proxy iraniane in Libano sparavano alla nostra popolazione civile da postazioni nel sud del Libano. Non intendiamo correre nessun rischio per la nostra popolazione». Il rischio messo in evidenza da Israele è quello di una guerra per procura, in cui i militanti del movimento fondamentalista libanese agiscono in nome e per conto dell'Iran, come del resto è sempre storicamente avvenuto.
A chiarire la posizione dell'esecutivo Netanyahu, è stato Il ministro della Difesa Israel Katz: lo scopo di questa operazione di terra è quello di evitare il «fuoco diretto» sulle comunità israeliane. «Per impedire la possibilità di attacchi diretti contro le comunità israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu e io abbiamo autorizzato l'Idf ad avanzare e a mantenere ulteriore territorio dominante in Libano e a difendere da lì le comunità di confine», ha detto Katz. «L'Idf continua a operare contro gli obiettivi di Hezbollah in Libano. L'organizzazione terroristica sta pagando e pagherà un prezzo elevato per il fuoco contro Israele» ha aggiunto.
Nel pomeriggio è intervenuto anche Netanyahu. «Hezbollah ha commesso un errore molto grande quando ci ha attaccati. Abbiamo già risposto con forza, e risponderemo con forza ancora maggiore» ha affermato il premier israeliano.
I simboli nel mirino: la tv iraniana e l'ambasciata Usa
C'è poi il piano "simbolico" della guerra, che ha ugual valenza: colpire il nemico in alcuni luoghi-chiave per mandare un messaggio alla popolazione e all'opinione pubblica. Al di là delle vittime e dei danni, già enormi visto che in Iran si contano già oltre 500 morti e vittime sono state registrate, sia pur in misura molto minore, anche da Israele e Stati Uniti. In questo senso, sempre l'esercito israeliano ha riferito di aver distrutto in un attacco la sede della radio-tv pubblica iraniana a Teheran. Era «il centro mediatico e propagandistico del regime terroristico iraniano» ha riferito l'esercito. «Le attività del centro si svolgevano sotto la guida diretta delle Guardie Rivoluzionarie» e si «sosteneva anche la distruzione dello Stato di Israele e l'uso di armi nucleari. L'Idf continuerà prendere di mira le infrastrutture del regime iraniano in tutta Teheran».
La rappresaglia di Teheran, invece, si è concentrata in questa fase sull'Arabia Saudita. Un attacco con due droni ha provocato infatti un incendio nell'ambasciata Usa a Riad: lo ha fatto sapere il ministero della Difesa saudita. La notizia è riportata dai media internazionali. Tre persone hanno riferito a Reuters che si è sentita una forte esplosione e sono state viste fiamme all'ambasciata. Una delle fonti ha affermato che l'incendio è stato di lieve entità. Testimoni hanno riferito all'Afp di una colonna di fumo. Washington ha deciso di chiudere l'ambasciata. La rappresentanza diplomatica ha esortato i cittadini «a evitare la sede fino a nuova disposizione», avvertendo i connazionali di «stare al riparo» anche a Gedda e Dhahran. Il presidente americano Donald Trump ha fatto sapere che ci sarà «presto» una risposta all'attacco.

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